Roma, il Museo del Giocattolo mai nato

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C‘è un tesoro impolverato in un magazzino sulla Via Ostiense che farebbe felice grandi e piccini. Si tratta di una collezione di giocattoli di circa 11 mila pezzi per 34mila componenti acquistata dall’allora sindaco Walter Veltroni per 5 milioni e 400 mila euro.

La collezione avrebbe dovuto animare un Museo del Giocattolo situato presso le antiche scuderie reali di Villa Ada che per l’occasione sarebbero state completamente ristrutturate.

Questi incantevoli giocattoli arrivano da Stoccolma, ma sono passati prima da Perugia: erano stati collezionati da un antiquario, Peter Pluntky, per costruire il suo Museo del giocattolo nella capitale svedese (chiuso nel 1991. Sono stati, poi, rilevate nel 1999 dalla società perugina Leonardo Servadio, fino all’acquisto di Veltroni.

La maggior parte dei pezzi risale agli anni tra il 1860 ed il 1930 ma vi sono pezzi più antichi, risalenti al XIII-XV secolo, come due bambole di stoffa di cultura preincaica.

Più della metà dei giocattoli sono di fabbricazione tedesca, un quarto di produzione svedese, il resto si divide tra manifattura francese, italiana, inglese e americana. Come riporta il Messaggero, nel deposito sono custoditi, tra gli altri, 43 case di bambola, 100 giochi da tavolo, 92 giochi da costruzione, 300 automi, giochi da luna park, fotografie ed una biblioteca di 3000 volumi (tra i quali spunta persino un libro razzista scritto da una tedesca durante il nazismo). Mentre bambole e burattini restano imballati, ottanta pezzi selezionatissimi sono volati al Museo del Palazzo Pretorio di Pontedera (Pisa) per la mostra La Trottola e il Robot, tra Balla, Casorati e Capogrossi, curata da Daniela Fonti. È stata questa rassegna a riportare l’attenzione sulla storia dei giocattoli di Roma senza casa, e senza futuro. Visitabile fino al 22 aprile.

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