Roma, Chiesa di Santo Stefano del Cacco: tra statue egizie e fantasmi

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Nel luogo dove oggi sorge la Chiesa di Santo Stefano del Cacco a Roma nel rione Pigna, un tempo sorgeva un grande tempio, costruito all’epoca del primo triunvirato, dedicato al culto di Iside e Serapide. 

Il santuario, conosciuto come Iseo Campense era alto 240 m e largo 60 e diviso in tre parti: al centro era presente un’area rettangolare, alla quale si accedeva tramite archi monumentali; seguiva una piazza scoperta ornata da coppie di obelischi in granito rosso di Syene e sfingi, nel centro della quale sorgeva il tempio isiaco; un’esedra semicircolare con abside ospitava il serapeo, sul quale sorge oggi sorge proprio la chiesa di Santo Stefano del Cacco.

Tra gli obelischi che ornavano il santuario c’erano quello del Pantheon, quello della Minerva e quello di Dogali, oltre all’obelisco dell’Anfiteatro del giardino di Boboli, a Firenze. Anche la statua di Iside Sothis posta davanti alla basilica di San Marco, nota come “Madama Lucrezia” era parte di questa struttura come anche il celebre Pie’ di Marmo che da il nome all’omonima stradina.

La Chiesa di Santo Stefano del Cacco è molto antica , la sua costruzione è fatta risalire a papa Pasquale I nel IX secolo, la cui immagine era raffigurata nel mosaico absidale esistente prima della sua distruzione nel 1607.

Risalgono al XII secolo il campanile, inglobato ora nel monastero accanto, e l’abside. Papa Pio IV concesse l’edificio ai Padri Silvestrini nel 1563, con l’onere della cura delle anime.

La chiesa fu sottoposta a restauri nel 1607, e poi nel Settecento e nell’Ottocento, dagli stessi padri  che edificarono un monastero nella parte posteriore della chiesa. L’interno, a pianta basilicale, si presenta a tre navate. All’interno dell’edificio è conservato un affresco di Perin del Vaga raffigurante Cristo in pietà e, nei sotterranei, numerose interessanti lapidi tombali.

Ma come mai ha un nome così curioso? In principio aveva il nome di Santo Stefano de pinea, in omaggio alla pigna di epoca romana ritrovata nella zona, che poi ha dato il nome al rione romano in cui si trova. L’appellativo “del cacco”, secondo fonti accreditate, deriva dalla storpiatura popolare di macaco (macacco), un  simulacro di un cinocefalo egiziano che si trovava dinnanzi alla porta della chiesa, in cui la gente del luogo vedeva la testa di una scimmia, invece che della testa di cane, con cui era raffigurato il dio egizio Thot.

Come spesso accade a Roma, anche questo luogo pare essere infestato dallo spirito di un defunto, in questo caso una defunta: Orsola Castellano, figlia di un ricco librario che fu promessa in sposa a un nobile. Ma la ragazza già innamorata di un’altro uomo pensò di trascorrere con lui una notte d’amore, al fine di far saltare le nozze. I due giovani amanti vennero però colti in flagrante e la fanciulla durante la colluttazione fu ferita con un colpo di alabarda, morendo dopo poco.

Il suo funerale venne celebrato nella Chiesa di Santo Stefano e i resti gettati nell’ossario, ma Orsola non trovò pace: venne disseppellita due volte per accertare la sua verginità al momento della morte; da allora pare che il suo fantasma, vestito di bianco e con una grande macchia di sangue, si aggiri nel dintorni della chiesa.

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