Churchill, lo stratega militare che portò l’Inghilterra al successo

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Il successo è la capacità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo 

Sir Winston Churchill è stato un politico, storico e giornalista britannico, conosciuto principalmente per aver guidato il Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ma lo statista inglese non aveva l’aspetto e il passato da genio. Anzi era un pessimo scolaro e uno scavezzacollo.

Il padre, politico conservatore e cancelliere dello Scacchiere, lo riteneva un inetto.

Per sottrarlo al destino fatuo all’insegna di “Wine, Women and Song”, al pari di gran parte dei suoi coetanei, lo spedì in India ad amministrare la periferia imperiale.

E fu qui, nel subcontinente, che avvenne la metamorfosi. In parte dovuta alla lettura dei testi fondamentali della filosofia greca, in particolare i trattati di retorica, e i saggi del Settecento che avevano aperto la strada al liberismo economico grazie al quale era nata la rivoluzione industriale.

Rientrato in patria, conquistò in fretta un seggio ai Comuni e iniziò la sua brillante ascesa politica.

Che sia stato un genio della politica e della strategia militare è una certezza mai scalfita dai suoi avversari, ma dietro la sua figura statuaria si nascondeva un uomo con piccoli-grandi tic, pregi e difetti.

Ecco alcune curiosità su Winston Churchill che forse ancora non conosci.

Pessimo studente

Churchill ha ottenuto numerosi riconoscimenti nella sua carriera, ma la sua adolescenza non l’avrebbe mai fatto presagire. Fin dalla tenera età, non gli piaceva la scuola ed era un cattivo studente. Fu bocciato per due volte agli esami per entrare in scuola militare. Tuttavia, eccelleva in storia, in lingua e letteratura inglese.

Fuggiasco

Dopo la laurea, Churchill lavorò da giornalista anche come corrispondente di guerra (nella foto). Durante una missione in Sud Africa nel 1899, fu catturato dai guerriglieri boeri (discendenti degli olandesi che combattevano gli inglesi) e fu fatto prigioniero.

Riuscì però a fuggire scalando il muro della prigione nel bel mezzo della notte e si nascose in una miniera di carbone per tre giorni. Poi riuscì a trovare un passaggio sicuro, via nave, per l’Inghilterra.

Credeva negli alieni

Tra gli anni 20 e gli anni 30, Churchill ha scritto diversi articoli di scienza sulle cellule, l’evoluzione e la fusione nucleare. Incontrava regolarmente gli scienziati, favorendo lo sviluppo della tecnologia (per esempio il radar e il programma nucleare della Gran Bretagna durante la guerra).

Nel 1940, fu il primo presidente del Consiglio a nominare un consulente scientifico, il fisico Frederick Lindemann. Ma un suo saggio, recentemente scoperto, mostra come lo statista inglese negli anni ’30 fosse convinto dell’esistenza di altre forme di vita al di fuori della Terra. Le sue visioni sul tema erano davvero molto moderne.

Creatore di frasi a effetto

A lui si deve l’espressione “cortina di ferro”, che usò per indicare il blocco sovietico che andava prendendo forma alla fine della seconda Guerra mondiale, nel marzo 1946.

Ma Churchill è autore anche di aforismi prodigiosi come “Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta” e “Una mela al giorno leva il medico di torno… se hai una buona mira”.

Vinse il Nobel per la Letteratura

Churchill è l’unico primo ministro ad aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura. Mentre ai leader politici può accadere che vengano insigniti con il Nobel per la Pace, a lui toccò quello per la letteratura, nel 1953 per “la padronanza della descrizione storica e biografica, nonché per la brillante oratoria in difesa dei valori umani”.

Churchill scrisse più di 20 libri, tra cui le sue avventure militari in India e Sud Africa, una biografia di suo padre, storie di entrambe le guerre mondiali, e anche un romanzo.

Amava i gatti

Sappiamo che amava i gatti. Il suo più famoso compagno felino, Jock, era al suo fianco quando morì nel 1965.

E in conformità ai suoi desideri, un gatto rosso chiamato Jock risiede ancora a Chartwell, la casa di famiglia.

Puntualissimo

Era puntuale in modo ossessivo e non ammetteva ritardi. Quando pensava che il suo orologio fosse stato manomesso, chiedeva l’ora a tutti gli ospiti per verificare che il tempo non gli sfuggisse.

Soffriva di depressione 

Durante la sua vita, Churchill probabilmente ha sofferto di depressione maniacale, un male oscuro che chiamava il “cane nero”.

A volte, la depressione era così grave che aveva paura di trovarsi vicino a un treno in corsa o sul ponte di una nave perché temeva di essere tentato di suicidarsi.

Durante gli attacchi di depressione, Churchill passava una grande quantità di tempo a letto e perdeva la leggendaria capacità di concentrazione. Quando recuperava da un tale attacco, diceva: “finalmente tutti i colori tornano in scena”.

Ora al cinema

Churchill ha da sempre affascinato molti registi della settima arte.

Recentemente lo si è visto come un testardissimo quanto tenerissimo 73enne nella serie televisiva di successo targata Netflix, “The Crown”, ruolo per il quale l’attore americano John Lighgow ha vinto Emmy e Screen Actor Guid Award.

E ora è nelle sale con “L’ora più buia”. Il film è diretto da Joe Wright, e a interpretare lo statista inglese è Gary Oldman, candidato all’Oscar come miglior attore protagonista.

Ne “L’ora più buia”, il Churchill posto sotto la lente di ingrandimento è quello dei giorni cruciali del maggio 1940, quando lo statista prese la guida del Regno Unito fino alla vittoria.

E’ un Churchill autorevole, che squarcia il buio della II Guerra Mondiale con un fisico quasi gigantesco e un fare bambinesco ai limiti del punk. Un uomo impegnato come Primo Ministro in entrambi i gabinetti: quello di guerra e quello di casa da cui emergerà saltellando senza vestiti.

 

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