Rodin, il padre della scultura moderna, in mostra a Treviso

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Prima di essere celebre, Rodin era solo (Rainer Maria Rilke)

Rodin è stato il padre della scultura del XX secolo, autore di capolavori assoluti e famosissimi quali ‘Il pensatore’, ‘Il bacio’, ‘I borghesi di Calais’ e ‘La Porta dell’Inferno’. Opere nelle quali il distacco dall’idealismo classico e dalla visione decorativa barocca si traducono in una straordinaria forza espressiva.

Il 2017 è stato l’anno dei cento anni dalla sua scomparsa: l’artista si spense il 17 novembre del 1917 all’età di 77 anni, all’apice del successo. In occasione di questa ricorrenza, dopo le mostre di New York e Parigi, anche l’Italia si appresta a rendere omaggio a questo grande genio, acclamato in tutto il mondo.

La mostra, allestita dal 24 febbraio al Museo di Santa Caterina di Treviso, sarà l’ultima dedicata a Rodin.

Rodin, un genio solitario

Rodin condusse in solitudine la propria rivoluzione del linguaggio plastico, da cui la scultura moderna non tornerà più indietro.

Nato a Parigi nel 1840, si distinse sin da subito per le sue doti nel disegno. Dopo una formazione come decoratore tra Francia e Belgio, nel 1875 diede la svolta decisiva al proprio processo creativo.  

Nel susseguirsi di grandi passioni, come quella tormentata e famosa con Camille Claudel, Rodin, partì per l’Italia, subendo il fascino indelebile delle opere di Michelangelo e Donatello.

Sul primo scriverà: “è stato Michelangelo a liberarmi dalla scultura accademica’’. Infatti proprio come l’artista fiorentino, anche Rodin sa animare la materia inerte del marmo e del gesso. Un’abilità testimoniata dalle fusioni in bronzo: il “Busto di Victor Hugo”, il “Monumento a Balzac” e, sopra tutte, quella, colossale, dei “Borghesi di Calais”.

Fu con gli anni ’80 del XIX secolo che prese il via un ventennio di straordinaria creatività per lo scultore parigino, spesso al centro di dibattito e polemiche.

Nel 1880 vinse la commessa per la ‘Porta dell’Inferno’, portale di un museo mai costruito, che in realtà valeva per lui come un laboratorio infinito dove mettere alla prova l’innovativo linguaggio.

Ispirato alla Divina Commedia, questo incompiuto gruppo monumentale in alto rilievo finì per costituire un vero e proprio repertorio di figure, ideate per provare, attraverso quei corpi di dimensioni ridotte, la sua capacità di ispirarsi “alla natura, come tutti gli altri scultori’’. 

La ‘Porta dell’Inferno’, nella versione finale, comprende 186 figure, molte delle quali ideate da Rodin. Soggetti, poi divenuti opere a se stanti e sculture famosissime: ‘Il pensatore’, ‘Le tre ombre’ e ‘Il bacio’, che riprendono la vicenda di Paolo e Francesca, del canto V dell’Inferno dantesco.

Nel 1889, fu la volta di un altro suo capolavoro, ‘I Borghesi di Calais’. Il gruppo di figure in bronzo, alte due metri, che rappresentano un episodio di patriottismo medievale. Qui però l’artista scelse di rappresentarli non come un fronte unico di eroi, ma come individui a se stanti, isolati tra loro, soli nel tormento e nell’anticipazione del proprio destino.

Amato da intellettuali, come Hugo e Balzac, aristocratici e dal bel mondo, Rodin conquistò facilmente le due capitali della cultura, Londra e New York.

A seguito di un’influenza si spense il 17 novembre del 1917 nella sua villa di Moudon, vicino a Parigi.

La mostra di Treviso

La tappa di Treviso è la sola italiana a essere stata inserita nel calendario internazionale per le celebrazioni della sua scomparsa.

Realizzata grazie alla collaborazione con il Musée Rodin di Parigi, la mostra presenta 80 opere totali, di cui 50 sculture tra le più famose e 30 lavori su carta.

Dal “Bacio” al “Pensatore”, dal “Monumento a Balzac” all’ “Uomo dal naso rotto”, dall’ “Età del bronzo” alle maquettes delle opere monumentali, ovviamente intrasportabili o mai completate. “I Borghesi di Calais” e la “Porta dell’Inferno”, tra le tante.

In mostra sarà ripercorsa, anche attraverso lettere e documenti, l’intera vicenda biografica e artistica del grande scultore, tale da collocarlo al centro della situazione in Francia e in Europa tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi due del XX.

Attenzione particolare verrà data all’influenza che la cultura italiana − da Donatello a Michelangelo a Bernini, ma naturalmente anche il fondamentale rapporto con la Commedia dantesca – ebbe su Rodin nella creazione delle sue opere.

Il progetto espositivo prevede inoltre un confronto con Arturo Martini, il gigante trevigiano della scultura italiana.

La monografica su Rodin sarà infatti collegata a un grande “Omaggio ad Arturo Martini” che coinvolgerà il rinnovato Museo “Luigi Bailo”. Infine per catalizzare ulteriormente l’interesse dei visitatori ad aggiungere il Bailo al loro itinerario trevigiano, viene proposto anche una densa mostra monografica sull’altro grande artista trevigiano del Novecento europeo, Gino Rossi. 

 

Credits: a cura di Marco Goldin. Promossa dal Comune di Treviso; prodotta e organizzata da Linea d’ombra, in collaborazione con il Musée Rodin di Parigi.

Informazioni utili:

Rodin, un grande scultore al tempo di Monet

Treviso, Museo Santa Caterina

24 febbraio – 3 giugno 2018

Orari: lunedì-venerdì: 9-13.30 / 14.30-18, sabato: 9-13

Biglietto: intero euro 18

Contatti: tel  0422-429999 

Ulteriori informazioni al sito: www.lineadombra.it

 

Fonte: Ufficio Stampa Linee d’Ombre

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