Roma. Sequestrate 20 opere false

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Roma. Venti opere falsamente attribuite a Modigliani, Balla, Boetti, Boccioni, Shimamoto, De Pisis, Rosai e Ceroli. Sono il frutto del sequestro effettuato al termine dell’attività investigativa svolta nell’ultimo trimestre dai militari della Sezione Falsificazione e Arte Contemporanea del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma.


 

Un’operazione che ha portato alla denuncia a piede libero di 6 persone indagate per ricettazione e commercializzazione di opere false che, se vendute come autentiche, avrebbero fruttato più di 11 milioni di euro.

Le indagini, coordinate nei diversi filoni dalle Procure della Repubblica di Roma, Ferrara, Terni e Brescia, nate a seguito di mirate attività info-investigative, hanno consentito di evitare l’immissione sul mercato di opere false e permesso di individuare reti di produzione, autenticazioni fasulle e vendita di dipinti falsi, con la precisa ricostruzione dei vari passaggi per il loro smercio: dal falsario all’acquirente finale attraverso una serie di personaggi ‘satellite’ sparsi su tutto il territorio nazionale, che ricevevano le opere falsificate e le piazzavano sul mercato clandestino.

 
Le province maggiormente interessate da questa attività commerciale illecita erano Ferrara, Roma, Bologna Terni, Brescia e Milano. In questo ambito, non solo operavano mercanti ufficiali del settore, ma anche una rete di persone che, tramite canali privilegiati, entravano in contatto direttamente con i collezionisti a cui proponevano e vendevano le tele.

Alcune di queste opere contraffatte sono state individuate all’interno di un magazzino occultato da una parete a scomparsa, altre sono state sequestrate in un museo, dove erano esposte, mentre in un caso, il riconoscimento della falsità del dipinto è avvenuto con la collaborazione della Fondazione Alighiero Boetti.

Particolare è la circostanza che ha riguardato un ex imprenditore del bresciano, facoltoso collezionista oggi deceduto, a cui sono state vendute nel corso del tempo anche opere false. La famiglia, nello stimare il valore venale del lascito ereditario, si è rivolta ad alcuni intermediari di settore per tentarne la vendita. Tuttavia, i mirati accertamenti degli investigatori hanno portato alla scoperta della falsità di almeno due opere appartenenti alla collezione.

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