I segreti di Roma: il caso dell’Obelisco Sallustiano

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Roma. Nella città dove oggi risiede il capo del cristianesimo, cioè il papa, ci sono tantissimi obelischi provenienti dall’Egitto, che fu conquistato completamente dai romani durante l’era di Augusto.


Gli obelischi di Roma sono circa una ventina. Fu Papa Sisto V a ordinarne il posizionamento in luoghi strategici dell’Urbe per mostrare la potenza della Chiesa.

In piazza San Pietro, c’è un obelisco alto più di 25 metri che è l’unico a non essere mai caduto, ma è privo di geroglifici.

L’obelisco Esquilino invece è posizionato nell’omonima piazza ed è alto 14 metri circa. L’obelisco lateranense, come si può evincere dal nome, sta in San Giovanni in Laterano ed è alto circa 32 metri.

Gli altri obelischi sono: Flaminio in piazza del Popolo, Agonale in piazza Navona, Quirinale in piazza del Quirinale, Sallustiano a Trinità dei Monti, Montecitorio a piazza Montecitorio, Minerva in piazza della Minerva, Pantheon davanti al Pantheon, l’obelisco di Villa Celimontana, Dogali alle terme di Diocleziano, l’obelisco di Villa Medici, quello di villa Torlonia, quello del Foro Italico, che non ha origine egizia, l’obelisco Marconi, alto 45 metri ed eretto negli anni ’50.

Il motivo per cui ci sono così tanti obelischi a Roma sta nel fatto che i romani, quando conquistavano nuovi territori, non costringevano i popoli conquistati a convertirsi alla loro religione, ma recepivano elementi di questi, come gli obelischi appunto.

Non tutti gli obelischi presenti a Roma però sono veri. Alcuni sono fasulli, come quello Sallustiano situato a Trinità dei Monti.

L’obelisco Sallustiano

L’obelisco si erge in Piazza Trinità dei Monti, tra la facciata della Chiesa e la scalinata.

Come l’obelisco di Antinoo e quello di Domiziano è di imitazione romana e non originario dall’antico Egitto.

Nato anch’esso anepigrafe venne inciso con la copia di un’iscrizione di età faraonica.

In granito rosso, alto 13,91 metri, recava le  iscrizioni di Seti I e Ramses II  letteralmente  ricopiate dall’obelisco di Augusto in Piazza del Popolo. Alcuni segni erano errati, altri addirittura capovolti. 

Proprio per la fattura di tale iscrizione e al fatto che fosse una copia tardo-romana, il trasferimento del monolito a Roma venne datato dagli storici tra il 192 e il 268.

Altri studiosi invece ipotizzarono che fu portato nel periodo Augusteo o addirittura da Claudio.

In ogni caso andò a ornare gli “Horti” del generale Sallustio, forse per un piano di ammodernamento della villa. Nel Medioevo, probabilmente, il monolito non era stato ancora completamente seppellito dai detriti.

Quando si pensò a una sua ricollocazione, Sisto V, decise di erigerlo davanti alla Chiesa di S. Maria degli Angeli, ma il progetto non ebbe seguito, come non ebbe seguito quello di Alessandro VII.

Nel 1734, Clemente XII, lo portò al Laterano con l’intenzione di erigerlo davanti alla facciata, che più tardi sarebbe diventata un gigantesco prospetto neopalladiano.

In realtà rimase in terra, vicino all’obelisco Lateranense, per oltre mezzo secolo; durante questo periodo vennero avviate delle trattative per farlo trasferire a Parigi, perché i francesi volevano erigerlo davanti alla cattedrale di Notre-Dame.

Solo con Pio VI Braschi si trovò la collocazione definitiva dell’obelisco, che fu trasferito a Trinità dei Monti.

Braschi lo affida a Giovanni Antinori: è il prospetto della Scalinata, lo sfondo di via Condotti; un collegamento diretto con un suo simile, che è davanti a Santa Maria Maggiore.

Nel 1789 il monolito fu innalzato: la sommità fu ornata con i simboli araldici del Papa e con una croce che serviva da reliquiario per contenere un frammento della Croce Santa e le reliquie di S. Giuseppe, S. Francesco di Paola, Pio V e degli apostoli Pietro e Paolo.

Su un lato della sua base fu incisa un’epigrafe, i cui geroglifici vengono copiati da quelli della stele di Piazza del Popolo.

Ma il lapicida, a cui era stato affidato il lavoro, si sbaglia e si confonde: tanti svarioni, persino simboli capovolti, a gambe all’aria. Un caso, ovviamente, unico.

 

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