Ungaretti e gli itinerari della Grande Guerra

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Posso essere un rivoltoso, ma non amo la guerra. Sono, anzi, un uomo della pace. Non l’amavo neanche allora, ma pareva che la guerra s’imponesse per eliminare finalmente la guerra.

A parlare è il poeta Giuseppe Ungaretti, che ricorda la propria esperienza della Grande Guerra, vissuta in prima linea.

Quando nel 1915 l’Italia ufficializzò la guerra contro l’Austria-Ungheria, il poeta, solidale alle tematiche interventiste, decise di arruolarsi come soldato semplice.

E se la prima domanda venne rifiutata perché troppo anziano, entro la fine dell’anno, vista la necessità di uomini, fu accettata. 

Ungaretti, nei due anni vissuti sul fronte carsico (1916-1918), non si rese protagonista di azioni eroiche ma grazie alla sua poesia ha lasciato alcune delle pagine più toccanti della Grande Guerra.

Versi raccolti dall’amico Ettore Serra e stampati presso una tipografia di Udine nel 1916 con il titolo “Porto Sepolto”.

Nome significativo, dove il porto diventa il simbolo del viaggio introspettivo del poeta alla ricerca del mistero dell’essere umano.

Tra le poesie più note di questa prima raccolta, vi è “San Martino del Carso”, immagine di un paese distrutto dalla guerra: come San Martino è un paese straziato, più straziato è il cuore del poeta.

Ungaretti riesce così a rendere con il minimo di parole la sua pena e quella di tutto un paese, e dà vita a una lirica tutta nuova.

“San Martino del Carso” (27 agosto 1916)

Di queste case
Non è rimasto 
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato

“Fratelli” (15 luglio 1916)

Di che reggimento siete

fratelli?

Parola tremante

nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante

involontaria rivolta

dell’uomo presente alla sua

fragilità

Fratelli

Gli uomini, legati dal comune destino di morte, si uniscono nel comune sentimento di precarietà non solo legato alla situazione contingente della loro vita in trincea ma riferito anche alla condizione umana nel suo complesso.

“Soldati” (luglio 1918)


Bambini veneti giocano ai soldati
(Museo Storico italiano della Guerra di Rovereto, inv. 59-59)

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Nonostante la brevità, Ungaretti riesce a esprimere la condizione di soldato, paragonandolo a una foglia d’albero in autunno: basta un colpo di vento per far morire la foglia, così come basta un colpo di fucile a far cadere il soldato.

Al termine della Prima Guerra Mondiale, il poeta visse a Parigi dove curò una seconda edizione de “Il Porto Sepolto”, intitolata “L’allegria dei naufragi” e stampata a Firenze nel 1919.

Alle prime poesie se ne aggiunsero altre, composte tutte nel 1917, tra cui la famosissima “Mattina”, scritta a Santa Maria la Longa. 

M’illumino

d’immenso

Con “Mattina”, Giuseppe Ungaretti trova la formula più emblematica e radicale per esprimere la propria poetica, fondata sulla fiducia nel “valore della parola” di fronte all’abisso scavato dalla guerra nella condizione umana.

Le poche parole che compongono la lirica, “nude ed essenziali”, acquistano così un valore quasi magico. 

Anni dopo, nel 1961, in un’intervista, Ungaretti, ormai anziano, dichiara che la “parola è impotente”, e che non riuscirà mai a svelare il segreto che è in noi. “Lo avvicina, ma oltre non può andare”.

Sincera presa d’atto della limitatezza umana e, allo stesso tempo, l’elogio più bello alla parola che si avvicina al mistero della vita.

“Si fa poesia di certo non pensandoci, perché occorre farla”.

Naturalmente la parola è quella della poesia, di cui Ungaretti ne è stato un testimone credibile.

Lui, vissuto in un’epoca che ha sopportato due guerre mondiali e, da italiano, la lusinga del fascismo, seguito poi da un vivo ripensamento.

Cambiamento di rotta che tuttavia non ne cancella l’umana debolezza, come del resto lui stesso ha sempre dichiarato nei suoi versi.

Nei luoghi del poeta soldato

Oggi è possibile ripercorrere alcuni dei luoghi che ispirarono la poetica di Ungaretti.

Tra questi, il Museo all’aperto del Monte San Michele, il paese di San Martino del Carso e il vicino Parco Ungaretti.

La sua figura è anche ricordata a Santa Maria la Longa dove si può ammirare un monumento ispirato alla poesia “Mattino”. 

Museo all’aperto del Monte San Michele

Nonostante le sue ridotte dimensioni rappresenta una significativa testimonianza delle difficoltà affrontate dai soldati italiani nei combattimenti in questa zona.
Ai lati della porta d’ingresso del museo sono state posti due mortai da trincea o bombarde, le armi utilizzate per eccellenza durante la Grande Guerra.

Nelle tre sale interne si trovano delle esposizioni fotografiche che mostrano l’attacco con il gas del 29 giugno 1916, il paesaggio carsico durante il periodo bellico e la vita dei soldati in trincea, nonché oggettistica varia tra cui proiettili, canne di fucile, maschere anti-gas ed effetti personali.

Per conoscere tutti gli itinerari della Grande Guerra, si rimanda al sito www.itinerarigrandeguerra.it da cui sono state liberamente tratte immagini e video.

Il progetto dell’itinerario coinvolge le regioni Friuli Venezia Giulia (capofila del progetto), Veneto, Lombardia e le province autonome di Trento e Bolzano.

 

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