Debutta oggi a Roma la mostra “Pigneto immaginario”

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Roma. Immaginare il Pigneto e la tangenziale est come Nyc high line di New York. Giuseppe Vultaggio lo ha fatto e quello che viene fuori è convincente.


In un libro, “Pigneto immaginario”, il 40enne architetto di origini sannite con un passato nello studio romano di Zaha Hadid, immagina come potrebbe essere il quartiere di Roma est dove vive e lavora da oltre dieci anni se venisse ripensato con ampie zone pedonali, orti urbani, verde pubblico, giochi per bambini.

Si tratta di quarantasei fotografie, scattate con il suo smartphone, trasformate attraverso dei collage digitali e commentate con i testi liberamente tratti dal libro “Casilina. Ultima fermata”, Edizioni Ponte Sisto 2013, di Enrico Astolfi.

“Una raccolta di illusioni, visioni e speranze in un quartiere in balìa degli eventi”, si legge in copertina.

E allora si va dalla tangenziale est, sopraelevata su via Prenestina, che diventa pedonale, con giardini, piste ciclabili e spazi relax; al complesso dell’ex Snia, tra la Prenestina e Portonaccio, un’area industriale dismessa, dove negli anni ’90, durante i lavori per un parcheggio interrato, è sorto un lago, sottratto ai progetti immobiliari dopo lunga battaglia dei comitati di quartiere.

Questo lago, dalle acque pulite e balneabili, Vultaggio lo immagina più fruibile, circondato da passerelle di legno dove si può passeggiare o prendere il sole nel rispetto della ricca biodiversità che contraddistingue questo specchio d’acqua della Capitale.

“I collage digitali raccolti in questo volume “– scrive Vultaggio nella prefazione – “rappresentano un racconto per immagini di un quartiere alla continua ricerca di equilibri nuovi e al centro di un vortice surreale in cui si mescolano illusioni, attività sociali, degrado e tendenze glamour. Le immagini visionarie non devono essere interpretate come una mistificazione della realtà o un rifiuto di confronto sulla situazione attuale, tutt’altro. Nel corso degli anni hanno rappresentato un momento di riflessione su uno spazio urbano da parte di una comunità che continuava a oscillare tra l’illusione e il degrado”.

Nella seconda parte il libro diventa un color book: “Le immagini diventano in bianco e nero” – spiega Vultaggio – “in modo che i bambini possano immaginare il proprio quartiere, disegnare gli spazi della propria vita e così superare le tante contraddizioni attuali”.

Dal libro è nata anche una mostra che viene inaugurata sabato 10 marzo a piazza Copernico negli spazi di “Sono Frankie”, antenna creativa nello spazio culturale romano, dove Vultaggio lavora e si lascia contaminare in quello che il pubblicitario Andrea Purgatorio, uno dei co-worker di questo locale in piazza Copernico 9, ama definire “un hub dove atterrano e decollano persone e idee”.

 

Fonte: Askanews

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