L’8 marzo e la continua lotta del femminismo

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Quella di femminismo è ancora oggi una parola impopolare. Esattamente come un secolo fa, quando le donne iniziarono a battersi in nome di un’uguaglianza tra i sessi: politica, economica e sociale.


Essere femministi significa credere che gli uomini e le donne abbiano gli stessi diritti e che non esistano superiorità di genere, né da una parte né dall’altra. Considerazioni che per i più possono sembrare banali e scontate, ma che in realtà non lo sono affatto, come testimoniano ogni giorno le pagine dei giornali con notizie di molestie (e il conseguente movimento Time’s Up), abuso, e femminicidio.

Nel 2014 l’attrice Emma Watson, nota per il ruolo di Hermione nella saga di Harry Potter, ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite nel quale spiegava la difficoltà di essere femministi oggi e di come questa parola sia scomoda soprattutto tra i giovani.

Al termine del discorso l’attrice invita uomini e donne ad agire e a contribuire in nome di un futuro migliore per tutte le nazioni. “If not me, who? If not now, when?”.

Le suffragette: le prime donne femministe

Il movimento femminista risale all’Ottocento e ha le sue radici in Inghilterra, dove un gruppo di donne iniziò a battersi per ottenere l’allargamento del suffragio, cioè il diritto di voto.

A inventare la parola suffragette fu il giornalista del Daily Mail di Londra, Charles E. Hands, riferendosi a quelle donne che manifestavano e firmavano petizioni per ottenere il diritto di voto.

Parola che non venne respinta dalle militanti, che, al contrario, accettarono con orgoglio. Perché quella definizione, per la prima volta, le riconosceva come un movimento organico, nazionale e con uno scopo ben preciso.

Nell’Inghilterra vittoriana, le giovani donne conobbero e subirono il lato più duro delle loro richieste, perdendo il lavoro e finendo spesso in carcere.

Sperimentarono anche vere e proprie forme di guerriglia urbana, come in una notte del 1912, quando infransero le vetrine di molti negozi di Londra con spranghe e piccoli esplosivi.

Solo dopo la prima guerra mondiale, nel 1918, raggiunsero il loro obiettivo.

In Italia, le grandi battaglie negli anni Settanta

In Italia il movimento femminista prende forma e assume dimensioni di massa solo negli anni Settanta, quando le donne scendono in piazza per rivendicare diritti ancora negati, come quello di divorziare o di interrompere una gravidanza indesiderata. Richieste concrete avanzate in particolare dal Partito Radicale.

Ecco, nello specifico, le battaglie sostenute:

  • referendum sul divorzio (1974),
  • riforma del diritto di famiglia (1975)
  • referendum sull’aborto,
  • rimozione del delitto d’onore, che assicurava pene ridotte agli uomini che assassinavano la moglie adultera (1981).

Questo quanto sosteneva il dettato originario della norma:

Codice Penale, art. 587
“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

Perché l’8 marzo

La scelta di celebrare la giornata internazionale della donna fu presa per la prima volta nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito socialista americano.

Ma fu durante la Seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca (1921), che viene confermata, come unica data per le celebrazioni, l’8 marzo in ricordo della manifestazione contro lo zarismo delle donne di San Pietroburgo nel 1917.

E’ pertanto falsa la storia che l’origine della festa risalga al rogo di una fabbrica di camicie di New York, nel 1911.

In realtà l’incendio avvenne in febbraio e a seconda dei Paesi cambiano le date, i luoghi e il numero delle vittime.

Perché la mimosa

Durante i festeggiamenti dell’8 marzo 1946, l’UDI -Unione Donne in Italia scelse di promuovere, come simbolo della giornata internazionale della donna, la mimosa, fiore che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo. L’iniziativa in particolare fu un’idea di Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei.

Non solo festeggiare

Mai come oggi è importante festeggiare la giornata internazionale della donna, ma è altresì importante ricordarci di non smettere di essere femministi e di continuare a lottare in nome dell’uguaglianza fra sessi.

Come ha ben ricordato ieri sera l’attrice Frances McDormand, vincitrice del premio Oscar come migliore attrice protagonista per il suo ruolo nel film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”.

L’attrice si è rivolta alla platea chiedendo a tutte le donne che avevano ricevuto una nominatation di alzarsi in piedi con lei. “Ho solo due parole per voi stanotte, signore e signori: inclusion rider”, facendo riferimento a una clausola nota agli addetti ai lavori del cinema che gli attori possono scegliere di inserire nei loro contratti e che garantisce la presenza di donne, neri e tutte le categorie sottorappresentate tra gli attori e il personale che lavora a un film.

Perché la verità, come concluse la Watson nel suo intervento “è che se non facciamo niente, ci vorrà un altro secolo prima che le donne possano aspettarsi di essere pagate quanto gli uomini per lo stesso lavoro; o prima che milioni di donne smettano di sposarsi ancora bambine, o che le ragazze dell’Africa rurale abbiano tutte un’educazione secondaria”.

“If not me, who? If not now, when?”.

 

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