Navicella spaziale cinese in caduta libera, possibili frammenti anche sull’Italia

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La navicella Tiangong 1, primo modulo sperimentale cinese lanciata nel 2011 dal centro spaziale di Jiuquan nel deserto di Gobi, è alla deriva dal 2016.


Nel mese di marzo di due anni fa, la stazione spaziale ha iniziato una lenta e progressiva discesa sulla Terra destinata a concludersi nelle prossime settimane, in una finestra temporale che si apre il 28 marzo e si chiude il 4 aprile 2018. Proprio nella settimana di Pasqua.

La discesa si sta però attuando in modo incontrollato e frammenti della navicella potrebbero precipitare nelle regioni a sud dell’Emilia-Romagna.

L’area terrestre in cui potrebbero cadere tali frammenti si trova infatti all’interno della fascia -44°S e +44°N di latitudine.

La zona è molto ampia e costituita in gran parte da oceani e deserti, ma il raggio di impatto include anche zone degli Stati Uniti, Brasile, India, Cina e Italia, che parte più o meno dall’Emilia Romagna e va verso il sud.

Ultimi aggiornamenti

Lunedì 26 marzo si è tenuto un Tavolo Tecnico presso la sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile con l’Agenzia Spaziale Italiana per discutere e analizzare le strategie da attuare per il rientro in atmosfera della Tiangong.

Attualmente la stazione sorvola il territorio italiano tre o quattro volte al giorno con una distanza temporale di 90 minuti tra un sorvolo e l’altro e a una quota compresa tra i 200 e 220 km di altitudine.

Il parere di Claudio Portelli, responsabile dell’Agenzia spaziale italiana 

Secondo Claudio Portelli, responsabile dell’Agenzia spaziale italiana per lo studio dei detriti spaziali e il controllo degli asteroidi, sarebbero davvero basse le probabilità che i frammenti del Palazzo Celeste possano cadere sull’Italia – circa lo 0,2%.

“Abbiamo finestre temporali molto limitate e dunque” – ha sottolineato il capo della protezione Civile Angelo Borrelli al quotidiano nazionale “Repubblica” – “se le ultime analisi confermeranno la possibilità che frammenti del satellite possano interessare il nostro paese, abbiamo l’esigenza di dare un’informazione più chiara possibile alla cittadinanza. I media avranno dunque un ruolo fondamentale per diffondere le informazioni“.

“Essendo scesa alla quota di 220 chilometri, la stazione spaziale cinese è diventata visibile a occhio nudo di notte, anche se la sua luminosità è più debole rispetto a quella della Stazione Spaziale Internazionale,” spiega all’ANSA Paolo Volpini, dell’Unione Astrofili Italiani (Uai).

La Protezione Civile invita a non allarmarsi, in quanto il ritorno sulla Terra della Tiangong 1 è comunque monitorato da diversi sensori di osservazione nel suo percorso orbitale che registrano la posizione e il tasso di decadimento.

Il monitoraggio viene effettuato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), il cui compito è quello di tenere sotto controllo attraverso radar e telescopi il decadimento della stazione coinvolgendo per questo anche il proprio Centro di Geodesia Spaziale di Matera.

Per restare aggiornati

Sul sito Satview è possibile seguire gli spostamenti della navicella in tempo reale.

I parametri che la pagina tiene conto sono la distanza dalla Terra, la velocità con cui viaggia e l’angolo azimutale, un angolo che misura, in gradi, l’inclinazione fra il piano passante per l’oggetto in questione e il piano che passa per il meridiano del luogo dell’osservazione e che contiene anche l’asse polare Nord-Sud.

I dati consentono così di conoscere il punto preciso della navicella (in termini di coordinate, ovvero latitudine e longitudine) sulla superficie terrestre in un preciso momento.

Altro indirizzo utile è quello del The Virtual Telescope (www.virtualtelescope.eu/webtv) che consente di monitorare in tempo reale, anche dal proprio smartphone, l’avanzamento del satellite.

La navicella cinese

Si chiama Palazzo Celeste, un nome che nasce dalla traduzione dal mandarino della parola Tiangong, ed è la prima stazione spaziale cinese lanciata dal centro di Jiuquan il 30 settembre 2011 che sta rientrando nell’atmosfera.

Tiangong 1 è stata pensata come laboratorio e stazione sperimentale per l’attracco di varie navette Shenzhou, che effettivamente l’hanno visitata tre volte, due delle quali in missioni “abitate dagli astronauti”.

La massa complessiva al lancio di 8500 kg., incluso il propellente, si è progressivamente ridotta in quanto la vita operativa pianificata inizialmente in due anni è stata ampiamente superata e una gran quantità di carburante è stato consumato per sostenere l’orbita e le condizioni di abitabilità all’interno del modulo.

Si stima che la parte di propellente residuo che avrebbe permesso il previsto rientro controllato nell’Oceano Pacifico sia ancora a bordo. Da qui la difficoltà del rientro.

 

Per conoscere tutti i dettagli dell’operazione si invita a consultare il sito della Protezione Civile:  www.protezionecivile.gov.it

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