La città di Tel Aviv in mostra al Maxxi

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Roma. Al Maxxi, una mostra per rendere omaggio, in 100 foto, ai 70 anni dello Stato d’Israele, nella felice contaminazione tra memoria e modernità, tra Occidente e Oriente.


Si intitola “Tel Aviv. The white city” ed è visitabile fino al 2 settembre. In scena tutto il gusto e le atmosfere dell’Europa, con le influenze di Le Corbusier, dell’architettura espressionista di Erich Mendelsohn, della scuola tedesca del Bauhaus e della facoltà di architettura di Ghent e Bruxelles, del razionalismo italiano, adattati al clima e alla cultura mediorientali.

Organizzata in occasione dei 70 anni dalla nascita dello Stato di Israele, la mostra espone circa 100 fotografie, schizzi, plastici e un nutrito corredo di video per documentare l’evoluzione di Tel Aviv e la sua trasformazione soprattutto tra gli anni ’30 e ’50 del ‘900, quando la città cambiò volto su impulso delle avanguardie europee, diventando un museo a cielo aperto dell’architettura moderna.

Nel percorso, nel quale si rende omaggio a Tel Aviv (fondata nel 1909 come estensione dell’antica città di Jaffa, dal 2003 nella lista dei siti Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, avvenimento da cui ha avuto origine la mostra) come simbolo dell’incontro tra culture, di vivacità e apertura, non c’è spazio per i fatti di sangue accaduti ieri a Gaza, 60 morti in seguito ai violenti scontri tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano dopo l’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme e la celebrazione dei 70 anni dello Stato d’Israele.

Ciò che emerge infatti, camminando sopra alla gigantografia messa a terra che raffigura una veduta aerea della città, e osservando le grandi fotografie alle pareti, è quanto la bellezza minimalista, il rigore e l’assenza di ridondanza (anche nel bianco prevalente degli edifici, a cui si deve il nome di “città bianca”) siano elementi essenziali di Tel Aviv.

A questo poi si aggiungono i dettagli che la rendono unica: le vetrate, che rispetto all’Europa scompaiono per via della troppa luce, la predominanza di balconi di ogni tipo, tutti ombreggiati da tettoie per contrastare il caldo, e gli edifici, divisi per blocchi, disegnati con sbalzi e rientranze per intercettare la brezza marina.

Impossibile però non notare quanto le immagini di bellezza e armonia stridano con l’eco della cronaca delle gravissime tensioni di ieri.

“Tel Aviv è una città laica”, afferma la curatrice della mostra Nitza Metzger Szmuk, “quello che succede ai confini a noi arriva dai telegiornali. Ma noi cittadini di Tel Aviv siamo una minoranza, vediamo il futuro in altro modo, sperando nella pace”.

 

Ulteriori informazioni al sito: www.maxxi.art

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