L’ultima incredibile scoperta di Pompei: torna alla luce il vicolo dei balconi

Print Friendly, PDF & Email

Pompei. Documentata in esclusiva dall’ANSA, è questa l’ultima incredibile scoperta di Pompei, dove a quasi duemila anni dall’eruzione del 79 d.C che seppellì persone e cose, i nuovi scavi avviati grazie al Grande progetto stanno restituendo giorno dopo giorno i veri colori e tanti particolari importantissimi per la storia della città.


Il ritrovamento dei balconi – in tutto al momento sono quattro, uno accanto all’altro sullo stesso vicolo che si sta tirando fuori in questi giorni- emoziona, spiega all’ANSA il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna, perché a Pompei ne sono rimasti pochi e “la conservazione del piano superiore è una rarità”.

E proprio per questo, anticipa, i balconi verranno restaurati e inseriti in un percorso tutto nuovo che collegherà la via di Nola con il vicolo delle Nozze d’Argento, quello che prende il nome dalla monumentale dimora privata, una delle più sontuose di Pompei, che ora dopo una chiusura lunga decenni verrà restaurata e restituita al pubblico.

Anche qui l’ANSA è potuta entrare in anteprima e documentarne con le immagini la magnificenza, dal grande atrio con le colonne corinzie alte sette metri e la vasca in tufo, alla sala del triclinio con le pareti dipinte che raccontano storie di amorini e pigmei; dal lussuoso peristilio dove sulle trabeazioni si rincorrono cervi, leoni e fagoceri, alla piccola ‘spa’ privata con i mosaici che riprendono il disegno di un acquedotto romano.

Un lusso e una magnificenza che in questa dimora, il cui ultimo proprietario era L.Albucius Celsus, un edile proveniente da una famiglia molto benestante, si rivela persino nella latrina, piccola e attaccata alla cucina, ma con le pareti interamente dipinte con raffinate decorazioni rosse su un fondo color crema.

Incentrato su un’area di 1400 metri quadrati, in quello che gli archeologi chiamano ‘il cuneo’, un grande triangolo inesplorato nella Regio V, il nuovo scavo – che punta in primo luogo alla messa in sicurezza di 2,6 chilometri di muri- impegnerà gli esperti ancora per mesi. Potrebbe riportare alla luce inaspettati tesori e anche, chissà, i resti di nuove vittime.

Al lavoro c’è una squadra che conta circa 40 persone, dagli architetti agli archeologi, fino agli archeobotanici, che si muove con tecnologie d’avanguardia – impensabili anche solo dieci anni fa – dai droni ai laser scanner fino alle microtelecamere infilate nella terra.

E intanto già riappare la seconda vita di Pompei, quella cominciata a metà del Settecento, con i primi scavi: “Abbiamo potuto ricostruire la loro tecnica di cantiere, il modo in cui arrivavano alle scoperte e si muovevano sotto terra, scavando una buca profonda dalla quale facevano partire lunghi cunicoli” – racconta Osanna- “Molte cose, anche gli affreschi, le portavano via per esporle altrove, tante altre, per noi oggi altrettanto preziose, le lasciavano”.

E’ il caso di un bacile di bronzo, abbandonato forse perché privo di una delle due maniglie. Ma anche di tanti dipinti murali. Come quello che ritrae una splendida pantera fulva su fondo chiaro. A noi è arrivato in tre frammenti. Un piccolo, struggente, brandello di quotidianità che l’archeologo ricompone tra le sue mani.

 

Fonte: Ansa

Potrebbe interessare:

Pompei: nuovi rinvenimenti tra i cunicoli di scavi clandestini
Pompei celebra i 270 anni della scoperta dell’antica città romana

 

Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti