A Palazzo Reale di Milano, una mostra in onore dello scultore Alik Cavaliere a 20 anni dalla scomparsa

Print Friendly, PDF & Email

Milano. Nel ventennale della scomparsa di Alik Cavaliere, artista fra i maggiori della scultura italiana del secondo Novecento, Palazzo Reale ospita dal 27 giugno al 9 settembre un’importante antologica a ingresso gratuito, che ricostruisce il percorso dell’artista, soffermandosi sul tema della natura. 


La mostra ha il suo cuore nella prestigiosa Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, per estendersi poi ad altre cinque sedi in un percorso ampio e articolato che coinvolge la città di Milano: il Museo del Novecento, Palazzo Litta, Gallerie d’Italia, Università Bocconi e il Centro Artistico Alik Cavaliere.

“Palazzo Reale, ospitando in Sala delle Cariatidi e in giardino il focus principale della mostra, diventa ideale corpo centrale, tronco e radici, di un progetto espositivo affascinante e complesso che si diffonde e ramifica in altre sedi museali e spazi cittadini, abbracciando il Museo del Novecento, Palazzo Litta, Gallerie d’Italia, Università Bocconi e Centro Artistico Alik Cavaliere”,  dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno.

“Un progetto che si inserisce nel palinsesto Novecento Italiano, che traccia all’interno della programmazione culturale della città un percorso di conoscenza e approfondimento del secolo scorso, e che fa parte della proposta dell’estate artistica milanese dedicata ai protagonisti della contemporaneità”.

Le opere esposte a Palazzo Reale mettono in luce le diverse fasi e tematiche dell’artista, dalle monumentali Metamorfosi dei tardi anni Cinquanta all’innovativo personaggio Gustavo B. dei primi anni Sessanta, protagonista di un racconto composito sulle tante esperienze dell’uomo del tempo, accostato a Bimecus, una valigetta “fai da te” contenente elementi in bronzo e legno, un tempo componibili anche dall’osservatore per entrare in sintonia con l’autore.

Emergono capolavori di straordinaria suggestione come “Quae moveant animum res. Omaggio a Magritte”, “1963” e il famoso “Monumento alla mela”, sempre del 1963; in particolare in questi due lavori l’artista riprende da Magritte il tema della mela al quale associa il pensiero di Lucrezio secondo cui la mente umana genera immagini anche irreali e la natura è vista come un ciclo infinito di nascita e morte. Dello stesso periodo si osservano “Tibi suavis dedala tellus submittit. La terra feconda di frutti” e “Il tempo muta la natura delle cose”, esposte nel 1964 in una sala personale alla Biennale di Venezia.

La mostra si sofferma inoltre su un tema ricorrente nella poetica dell’artista, la gabbia, quale simbolo dei limiti e delle costrizioni che incombono sull’uomo; una condizione ben rappresentata in “E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce”, 1967 approfondita nei numerosi lavori successivi dal titolo “W la libertà” in cui gli elementi naturali, imprigionati all’interno di rigide forme geometriche, tentano invano di evadere.”.

Di grande rilievo sono anche le sculture monumentali come lo spettacolare “Albero per Adriana”, 1970 e “Mezzo albero”, 1971 e il percorso si conclude, negli anni Novanta, con l’irripetibile installazione della “Grande pianta. Dafne” (cm 450x410x400), 1991. L’opera, riprendendo il mito di Apollo e Dafne narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, ritrae la figura femminile avvolta da un intrico di rami e allude al legame simbiotico tra l’uomo e il mondo naturale.

Quello di Cavaliere è un lavoro in cui le tante fonti di ispirazione artistica – da De Chirico a Magritte, da Giacometti a Duchamp, dall’informale alla Pop Art all’arte concettuale, senza escludere qualche reminiscenza Liberty, pur reinterpretata con accenti insieme più ironici e più allarmati – si caricano di tante suggestioni poetiche e filosofiche con riferimenti a Lucrezio, Campanella, Petrarca, Leopardi, Giordano Bruno, Spinoza, Shakespeare, Rousseau, Ariosto, dando vita a opere ricche di significato, ma mai letterarie o meramente contenutistiche.

Nella sua arte le domande esistenziali si mescolano al gioco dada, la precisione della forma di ascendenza surrealista si alterna alla libertà della materia di derivazione informale, il senso artigianale della scultura convive con l’operazione concettuale, generando opere tra le più singolari e le meno inquadrabili del nostro panorama espressivo.

Credits: promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura e Palazzo Reale e realizzata in collaborazione con l’Archivio Alik Cavaliere, la mostra è curata da Elena Pontiggia.

Accompagna la rassegna il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, con testi della curatrice Elena Pontiggia, di Francesco Tedeschi, Angela Vettese, Francesca Porreca, Davide Polesel, una poesia su Cavaliere di Miklos Varga, e con una testimonianza della figlia Fania Cavaliere.

Fonte: Comune Milano

Potrebbe interessare:

Milano, torna Estate Sforzesca: il programma completo
‘Picasso Metamorfosi’, a ottobre la grande mostra a Palazzo Reale di Milano
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti