Apertura straordinaria per tutti i lunedì di giugno della mostra “Canaletto 1697-1768” in corso al Museo di Roma

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Roma. Nel mese di giugno sono in programma quattro lunedì di apertura straordinaria del Museo di Roma per consentire a un pubblico più ampio possibile di ammirare il più grande nucleo di opere mai esposto in Italia del grande pittore veneziano Giovanni Antonio Canal (Venezia 1697 -1768), noto come Canaletto.


In mostra si possono ammirare 42 dipinti, inclusi alcuni celebri capolavori, 9 disegni e 16 libri e documenti d’archivio. Il percorso espositivo si compie attraverso otto sezioni che raccontano il rapporto del pittore con il teatro, il capriccio archeologico ispirato alle rovine dell’antica Roma, i primi successi a Venezia, gli anni d’oro, il rapporto con i suoi collaboratori e l’atelier e la presenza del nipote Bernardo Bellotto (con alcuni precisi confronti tra le versioni del maestro e dell’allievo della stessa veduta), le vedute di Roma e dell’Inghilterra, gli ultimi fuochi d’artificio al ritorno a Venezia. Completano il percorso espositivo alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Venezia.

Le opere in mostra provengono da importanti istituzioni museali italiane – come il Castello Sforzesco di Milano; i Musei Reali di Torino; la Fondazione Giorgio Cini. Istituto per il Teatro e il Melodramma e le Gallerie dell’Accademia di Venezia; la Galleria Borghese e le Gallerie Nazionali d’arte Antica Palazzo Barberini di Roma–e da alcuni tra i più importanti musei del mondo, tra cui il Museo Pushkin di Mosca, il Jacquemart-André di Parigi, il Museo delle Belle Arti di Budapest, la National Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Presenti anche alcune opere provenienti dai musei statunitensi di Boston, Kansas City e Cincinnati.

La mostra Canaletto 1697-1768, è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione dell’Associazione Culturale MetaMorfosi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura e a cura di Bożena Anna Kowalczyk.

Fonte: Zètema Progetto Cultura

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