Venezia celebra Elio Fiorucci

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Il genio creativo di Elio Fioriucci, creatore di spazi di incontri della moda, dell’architettura e di arti visive, e il suo essere rappresentazione di un “mondo nuovo” viene celebrato in una mostra allestita nei saloni della Galleria Internazionale d’Arte Moderna a Ca’ Pesaro di Venezia, visitabile fino al 6 gennaio prossimo.


Dopo l’esposizione dedicata alla “rivoluzionaria” Coco Chanel, divenuta poi musa ispiratrice dell’alta moda, gli spazi di Ca’ Pesaro n questa occasione si aprono alla “moda democratica” di Fiorucci, di un creativo che ha saputo essere punto di riferimento per alcuni decenni in nome di un mix che univa colori, immagini e trasgressione.

La mostra – spiega Gabriella Belli nel catalogo che raccoglie molte testimonianze – indaga il ‘fenomeno Fiorucci’, la moda alla portata di tutti che rivoluzionò e interpretò comportamenti e abitudini delle giovani generazioni dalla fine degli anni sessanta all’inizio degli ottanta”. Messe in un angolo in pochi anni le lavorazioni sartoriali artigianali, il nuovo brand con i due angioletti offrì “vere occasioni – dice Gabriella Belli – di indossare pillole di trasgressione, capaci di affrancare la moda del perbenismo dell’abito borghese“.

Sono gli anni delle rivendicazioni per la parità dei diritti, per l’autodeterminazione; sono gli anni che sdoganano il nudo, delle pubblicità che diventano icone, con Oliviero Toscani in prima fila. “Liberi tutti” era il moto di Fiorucci e nel segno della piena libertà, per avere un “contributo creativo”, anche i suoi incontri con designer, artisti, come Basquiat, Warhol o Haring, ed architetti, come Sottsass, Mendini, Branzi o De Lucchi. E’ stato il primo “stilista” a livello internazionale ad affidare a queste diverse realtà “la rappresentazione e la comunicazione – spiegano gli organizzatori – dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità“.

Fiorucci – dichiara Aldo Colonetti, curatore con Gabriella Belli ed Elisabetta Barisoni della mostra, dedicata a Gillo Dorfles – è stato una sorta di Marcel Duchamp non solo delle moda ma, si potrebbe dire, nel modo di disegnare le cose, gli spazi, le relazioni tra oggetto e la persona“.

L‘allestimento dell’esposizione, attraverso un “caos ordinato”, offre uno spaccato della vasta produzione con logo “Fiorucci”, da abiti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi e tanto altro. E’ come entrare in un negozio, in uno “store” con le insegne luminose e con i due angioletti, ed essere rapiti dallo spirito del tempo, di un’epoca.

Fonte: ANSA

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