A Parigi c’era una volta Sergio Leone

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Parigi omaggia il grande regista italiano Sergio Leone, con una mostra in autunno.


La cura che Vittorio De Sica metteva nei dettagli e l’epopea imparata dai grandi di Hollywood, con l’occhio alle contraddizioni di un italiano che ha vissuto la guerra: è così che Sergio Leone ha reso leggendario al cinema il racconto della storia di miti come il West o l’America.

E ora, dopo oltre mezzo secolo, lui stesso è diventato mito: si chiama “C’era una volta Sergio Leone”, parafrasando i titoli dei suoi celebri film, una grande mostra promossa dalla Cinémathèque Française a Parigi, dal 10 ottobre al 27 gennaio 2019, curata dalla Cineteca di Bologna.

Le due cineteche lo hanno annunciato al festival Il Cinema Ritrovato, appena conclusosi a Bologna.

Nato e morto a Roma (1929-1989), Leone è stato attore, sceneggiatore e produttore, oltre che regista: nonostante abbia firmato la regia solo di 7 film (dal 1961 al 1984), ha profondamente influenzato la storia del cinema.

La mostra sarà l’evento centrale dell’omaggio che la Cinémathèque Française gli dedicherà e che comprende anche una retrospettiva e la pubblicazione del volume ‘La rivoluzione Sergio Leone’, a cura di Christopher Frayling (annunciato a Bologna domani pomeriggio per una lezione, ‘Il cinema secondo Sergio Leone’) e di Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna che lavora da anni sul cinema di Leone, con i restauri dei suoi film (come quello di Per un pugno di dollari, presentato da Quentin Tarantino a Cannes nel 2014 per i 40 anni del film) e diverse altre mostre e pubblicazioni.

“Ripensando al suo apprendistato” – sottolinea Farinelli – “Leone ricorda: ‘Ho imparato più da De Sica in poche settimane di lavoro che negli anni successivi in cui ero pagato come assistente dei grandi registi americani’. Lo impressiona la cura che De Sica mette nei dettagli”.

Di De Sica fu anche comparsa in Ladri di biciclette (1948). “A partire da ‘Per qualche dollaro in più’ – aggiunge – “Leone può permettersi di assecondare la sua fascinazione per il passato e la sua ossessione documentaria per il mito. Si occupa di ogni dettaglio, dalla costruzione delle scenografie alla scelta delle armi. Leone conosceva le sottili differenze tra ogni Colt e incaricò Aldo Uberti, un artigiano bresciano specializzato nel rifacimento di armi d’epoca, di realizzare i modelli che desiderava. Una favola cinematografica per funzionare deve convincere gli spettatori che quello che vedono stia accadendo realmente: ‘In questo senso, e solo in questo senso, sono un figlio del neorealismo’ “, diceva.

 

Fonte: Ansa

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