Gradara, la rocca di Paolo e Francesca

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Quella di Paolo e Francesca è una delle più belle storie d’amore dell’umanità, passata alla storia grazie alla penna di Dante che ha reso leggendario anche il luogo nel quale è nata, il castello di Gradara.


Se l’amore dovesse avere un unico luogo simbolico, questo sarebbe sicuramente il castello di Gradara. Scenario del mito dei due amanti infelici, su cui hanno ricamato gli artisti, da Boccaccio a D’Annunzio, da Böcklin a Ingres, da Blake a Rodin.

Ed è proprio a causa di questo amore leggendario se Gradara ancora oggi si identifica con la sua rocca.

Questa all’inizio era una semplice torre di guardia costruita dalla famiglia Griffo nella seconda metà del XII secolo. La sua struttura attuale risale infatti agli interventi malatestiani databili tra il 1293 e 1324. I manufatti più importanti restano il mastio, il “castellare” (la prima residenza signorile con le splendide stanze, nell’ala della rocca considerata insieme al mastio la più antica) e un’ala porticata del cortile.

Tra il 1442 e il 1462 si registrano gli ampliamenti di carattere essenzialmente militare voluti da Sigismondo Pandolfo Matatesti, come la torre angolare a base poligonale. Giovanni Sforza, in occasione del matrimonio con Lucrezia Borgia, aggiunse due ali al cortile interno e uno scalone d’onore per accedere alle sale del piano nobile che furono affrescate e arredate con mobili preziosi.

All’interno della rocca, è allestita la piccola pinacoteca comunale che comprende una ventina di dipinti realizzati tra XV e XVII secolo, con opere di Bartolomeo Vivarini, Gian Giacomo Pandolfi, Benedetto Coda. 

Tra questi, sicuramente degno di nota è la pala d’altare datata 1484 di Giovanni Santi, padre del grande Raffaello, in cui appare il primo modello iconografico di Gradara.

L’appuntamento col borgo nel mese di settembre

Il 28 e il 29 settembre sedici studiosi provenienti da due continenti e da cinque nazioni si confronteranno, tra storia, arti e filosofia, sul mito di Francesca da Rimini, che da sette secoli continua ad affascinare e a far discutere. 

“Gradara, eletto Borgo dei Borghi 2018 e gioiello delle Marche” – riferisce il sindaco Filippo Gasperi – “è l’icona eccellente del medioevo italiano, così come Francesca lo è della passione e del bacio”.

Focus delle giornate saranno non soltanto gli approfondimenti storici sulla nascita e sulla diffusione del mito di Francesca, ma anche una rilettura in chiave di attualità come emblema della condizione femminile e della violenza di genere.

“L’impegno che vede partecipare con entusiasmo tanti studiosi d’ogni continente da più di dieci anni” – spiega Ferruccio Farina, curatore delle Giornate internazionali Francesca da Rimini – “non è rivolto a Francesca in quanto personaggio storico, ma al mito che i versi di Dante hanno generato”.

Quattro gli eventi collaterali per celebrare il mito di Francesca. Oltre alla proiezione alla Rocca di Gradara dell’opera “Francesca da Rimini” di Riccardo Zandonai, interpretata da Renata Scotto e Placido Domingo, dal 15 settembre al 7 ottobre, sempre la Rocca Malatestiana, ospiterà l’esposizione “Pellico ‘200 e Francesca d’Italia”: cimeli in mostra nel secondo centenario della prima edizione della tragedia di Silvio Pellico.

Il 28 settembre, alle 21, al Teatro comunale di Gradara si alzerà invece il sipario sull’evento “Francesca al cinema”: proiezione ‘guidata’ di film storici su Francesca da Rimini dal 1907 al 1946.

Dal 1 ottobre sarà invece la volta dello spettacolo “E ‘l modo ancor m’offende”, rivolto agli studenti delle scuole superiori di Urbino e di Pesaro. In scena storie di donne offese dalla violenza, nell’opera di Giuliano Turone e Igor Grčko.

 

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