Viaggio alla scoperta del nord della Thailandia

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Invasa dai turisti che sono quasi triplicati in dieci anni – dal 2007 al 2017 sono passati da 14 a 32 milioni all’anno e nel 2018 si prevede di arrivare a 34 milioni – la Thailandia sta rischiando di perdere la sua anima gentile e sorridente.

Ma la vera thainess di questa terra tanto amata la si può trovare andando alla scoperta dei villaggi rurali del nord, della vita nelle campagne, nei boschi, verso mete meno scontate del mare, che resta sempre l’attrazione principale. Qui la filosofia del sabai sabai, del tutto bene, del pensare all’oggi, funziona ancora.

Ecco dunque, per chi cerca un po’ di autenticità e vuole vivere un’esperienza diversa della Thailandia, nuove possibilità di viaggio che stanno creando una sempre più apprezzata forma di turismo. Un punto strategico di partenza in questa direzione è Chiang Mai e la sua provincia, che si può raggiungere da Doha con un volo diretto, tra le nuove destinazioni, insieme a Pattaya, aperte da Qatar Airways nel 2018. Seconda grande città della Thailandia, a 700 chilometri da Bangkok, Chiangmai (Città nuova), a pieno titolo capitale del Nord, circondata dalle montagne più alte del Paese, come il Doi Inthanon, dove d’inverno (da novembre a febbraio) si va ad aspettare lo zero, famosa per i suoi mercati notturni, merita di essere visitata anche per il fascino dei suoi templi e siti religiosi, oltre 300, quasi quanti Bangkok. Un giro divertente del centro storico si può fare all’aria aperta a bordo dei colorati tuk tuk, i tipici taxi a tre ruote.

A 11 chilometri dal centro, ecco il Doi Suthep, un complesso di templi sopra la montagna di 1.676 metri, da cui prende il nome, simbolo della città, meta di pellegrinaggio e dei monaci buddisti di tutto il mondo. Salendo 306 scalini si raggiunge la pagoda d’oro che custodisce un’importante reliquia di Buddha. E’ un luogo sacro di pace e spiritualità dove si cammina tra i buddha in diverse posizioni di meditazione, tra enormi campane e gong, ma dove c’è spazio anche per l’induismo e l’animismo.
Benché il buddismo sia prevalente in Thailandia è proprio questa mescolanza di credenze che rende unica la forma di devozione thailandese.

Nel centro storico della città, all’interno delle mura, ecco il suggestivo complesso Wat Chedi Luang, conosciuto anche come il Tempio del Grande Chedi. Sui lati del basamento della struttura colpisce una sequenza di imponenti elefanti di pietra, i più antichi sono senza proboscide. Molto venerato, l’ideale è vederlo al tramonto. Imperdibile e unico anche il tempio Sri Supan, conosciuto come il ‘Silver Temple’. Tutto in argento mescolato all’alluminio, è stato creato da artigiani argentieri della vicina comunità Wua Lai. Le donne però non possono entrare perché è il luogo in cui vengono ordinati i monaci. Anche qui buddismo e induismo convivono nella stessa area.
 

Luogo magico delle montagne thailandesi, il parco nazionale del Doi Inthanon, dove c’è la montagna più alta della Thailandia di 2.595 metri d’altezza e dove è tradizione andare d’inverno con le tende ad aspettare lo zero. E se si raggiunge questa temperatura è grande festa.

A 80 chilometri a sud-est di Chiangmai, in un’ora e mezza in auto, si arriva a Lampang, famosa per i carretti con cavallo, simbolo della città, insieme al gallo da combattimento. Ma, al di là di questa attrazione turistica e del fatto che la maggior parte delle persone usano il tuk tuk, questa tranquilla e sorridente cittadina dall’influenza birmana colpisce per le sue case in teak, un legno scuro e resistentissimo, molte trasformate in museo, e per la gentilezza dei suoi abitanti. Non si può perdere il Wat Pra Dhat, antico tempio costruito in teak e non si può mancare un giretto tra i negozi che vendono ceramiche (qui c’è la più importante industria della Thailandia): ciotole, piatti, tazze realizzate con una speciale terra bianca che le rende uniche.

A 15 chilometri da Chiangmai si trova il villaggio di Baan Pong e qui si può visitare un allevamento intensivo di carpe che hanno permesso, grazie all’apporto di proteine, di salvare molti contadini dalla pellagra, allargando l’arco alimentare. Il responsabile del progetto di allevamento di pesce della comunità di Pong, Mister Parinya, detto Eak, racconta che qui si coltivano 5 milioni di girini all’anno, l’80% sopravvive. Una carpa può arrivare fino a 6 chili ma quelle buone da mangiare sono al massimo di 1 chilo e mostra delle palline fatte di farina di soia gialla, pesci secchi, mais e olio di pesce macinati tutti insieme con cui vengono alimentate nelle vasche.
 

Nel villaggio di Pong si può dormire e fare campeggio. Nel nord della Thailandia ci sono 10 comunità aperte ai turisti su un totale di circa 100 villaggi rurali. E c’e’ anche un progetto di volontariato per cui si può fare esperienza di vita comunitaria e aiutare nel lavoro quotidiano.
 

Si può vivere un’esperienza emozionante anche entrando in contatto con le tradizioni dei tailandesi che vivono qui: dal lavoro di rimboschimento, alla tessitura al telaio, alle ricette culinarie realizzate con le donne di Pong, come quella del dolce al cocco Kanom Khi Maew. Gli ingredienti si preparano al momento, a partire dall’apertura della noce di cocco che viene lentamente sbriciolata.

Con Zietta, un’esile e dolce tailandese avanti negli anni, si passeggia tra coltivazioni di piante ed erbe particolari tra le quali spuntano gusci di uova piantati su lunghi stecchi per proteggere dagli insetti l’erba cipollina e si va alla scoperta di strani frutti dal nome impronunciabile che, assaggiati insieme al lime, lasciano in bocca un forte gusto di liquirizia.

Fonte: ANSA

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