La vaniglia sarà la regina delle fragranze del prossimo inverno

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Dall’alta pasticceria ai cocktail nei bar più cool, dalle cene ‘emozionali’ dei ristoranti stellati delle principali capitali europee, dai saponi artigianali alla profumeria di alta gamma, l’ingrediente che non potrà mancare questo inverno è la vaniglia.


Dopo anni di fragranze gourmet dall’aria pasticciera (cioccolata e cannella, in primis), si assiste al ritorno della vaniglia naturale dall’aroma caldo, avvolgente, rassicurante e perfino ipnotico. In auge negli anni ’80 aveva visto negli anni successivi un calo di preferenze perché sempre più costosa (non sono mancati gli scandali legati alla sua produzione intensiva e allo sfruttamento delle popolazioni locali che la coltivano) e quindi sostituita dalla sua edizione di sintesi o da produzioni di bassa qualità.

La vaniglia naturale (la seconda spezia più costosa al mondo dopo lo zafferano) ritorna e avrà sempre più estimatori nel mondo per le sue particolari doti olfattive.

Riconosceremo il suo profumo, stemperato con altre essenze che ne riducono l’impatto un po’ troppo dolce, nelle saponette artigianali, nelle creme da barba e nelle fragranze più ricercate. La bacca di vaniglia naturale viene anche sempre più usata dai mixologist, i barman dei cocktail bar che miscelano erbe e succhi con alcol e ghiaccio, e fa sempre più parte dei percorsi ‘emozionali’ inclusi nei menù degli chef stellati, accompagnata da vini e superalcolici per pasti sensoriali.

La vaniglia è un’orchidea originaria del Messico che conta almeno 110 specie diverse e sono poche quelle che danno frutti aromatici. Per la verità in origine la pianta non germinava né produceva i baccelli odorosi se non quando impollinata da api presenti solo in aree specifiche del Messico finché nel 1841, nell’isola dell’oceano indiano di Réunion chiamata all’epoca Bourbon, uno schiavo inventò un metodo per impollinare aiutandosi con dei bastoncini di bambù. È proprio la ‘vaniglia Bourbon’, che ancora oggi si coltiva a mano con impollinazione fiore per fiore, l’essenza più ricercata nei profumi del prossimo inverno. Il Madagascar è il maggior paese che la produce.

La coltivazione di questo tipo di vaniglia è delicata, complessa e richiede un lavoro molto lungo che viene svolto dai coltivatori locali con cui firmiamo accordi etici e di supporto alle loro comunità, salvaguardando anche la sostenibilità della pianta – spiega ad ANSA Julie Massé, Fine Perfumer per uno dei più grandi produttori di fragranze e aromi a livello mondiale, la francese Mane. – Ci vogliono sei mesi dall’impollinazione alla essiccatura al sole. Poi si passa all’estrazione con processi di chimica verde che svolgiamo nei nostri laboratori francesi”.

Del ritorno della vaniglia si è discusso in questi giorni a Firenze nell’ultima edizione di Pitti fragranze, osservatorio internazionale sul mondo della profumeria artistica. Insieme alla vaniglia bourbon a Firenze sono state presentati altre essenze coltivate in modo sostenibile in Madagascar per il mondo della profumeria di alta gamma: sono gli estratti dalle radice del bourbon vetiver dall’aroma legnoso, terroso e affumicato, del geranio bourbon le cui foglie emanano profumi floreali e simili alla rosa ed, infine, i fiori di ‘gnidia’, che sanno di narciso e violetta con un fondo di cetriolo e tuberosa.

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