Roma da scoprire: il Foro Boario

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Nell’area che si estendeva sulla riva sinistra del Tevere, tra il Campidoglio e l’Aventino, un tempo sorgeva il Forum Bovarium, oggi Foro Boario, il mercato dei buoi dell’antica Urbe.

In origine la zona era paludosa, spesso soggetta a inondazioni da parte del fiume;  venne bonificata all’epoca dei Tarquini successivamente alla costruzione della Cloaca Maxima. Grazie alla posizione vicino al Tevere, divenne prima luogo di attività commerciali tra gli abitanti dei villaggi che sorgevano sul Palatino e sull’Aventino e solo dopo si trasformò in un mercato specializzato nella vendita di bestiame.

Già a partire dall’VIII secolo a.C., con l’espansione di Roma, la zona divenne parte integrante dell’Urbe trasformandosi in luogo di incontro per mercanti greci e fenici.

Divisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus Maximus), confinava a sud-est con il Circo Massimo,  il Velabro (dove oggi sorgono l’Arco di Giano e le chiese di S. Giorgio e S. Teodoro e dove la leggenda vuole che furono rinvenuti Romolo e Remo) a nord-est, l’Aventino (l’attuale piazza della Bocca delle Verità) a sud e il Tevere a ovest.

Ed era proprio la sponda del Tevere a fungere da approdo: la zona dove sorgono i due templi antichissimi di Portuno e di Rotondo, dedicato a Ercole Vincitore. Nel 204 d.C. i mercanti di buoi decidono di erigere in onore dell’imperatore Settimio Severo  e della sua famiglia un monumento, oggi conosciuto con il nome di Arco degli Argentari.

Arco degli Argentari

Originariamente era una porta d‘accesso al Foro Boario sull’antica strada del vicus Jugarium: la struttura infatti non è quella di un arco perché sulla sommità presenta solo un architrave in marmo. Oggi è visibile solo in parte dal momento che uno dei pilastri è stato inglobato all’interno della vicina chiesa di San Giorgio al Velabro.

Una decorazione ricchissima ricopre tutta la struttura, fatta eccezione per la facciata settentrionale, esterna alla piazza del Foro Boario, lasciata allo stato grezzo. Secondo le ultime ricostruzioni era sormontato da cinque statue rappresentanti i membri della famiglia imperiale.

Una storia poco felice quella della famiglia di Settimio Severo: dopo la morte dell’imperatore, che voleva  un governo retto da entrambi i figli, scoppia una guerra tra Geta e Caracalla che porta all’uccisione di Geta da parte del fratello.

Caracalla spiega al Senato che il fratello aveva intenzione di avvelenarlo e per questo decide di ucciderlo. Il Senato crede a Caracalla e Geta, sua moglie Plautilla e il suocero Plauziano, prefetto pretorio, subiscono la damnatio memoriae, ovvero la cancellazione di qualsiasi immagine li riguardasse: sul pannello interiore sono visibili scene di caccia in cui Geta e gli altri membri della sua famiglia sono stati rimossi.

Nel febbraio del 1871 dopo dei lavori che portarono alla liberazione del piedritto destro dell’arco degli Argentari dalle soprastrutture dei tempi bassi, si notò che il bassorilievo tra le due candeliere del piedritto stesso era stato o distrutto o sottratto in epoca non molto remota. Secondo quanto descritto dal Vacca,  il fatto deve essere avvenuto sotto il pontificato di Pio IV , quando si andò alla ricerca di un fantomatico tesoro all’interno dell’Arco:

« Al tempo di Pio IV capitò in Roma un Goto con un libro antichissimo, nel quale si trattava d’un tesoro, con il segno d’un serpe, ed una figuretta di bassorilievo che da un lato teneva una cornucopia e dall’altro accennava col dito verso terra. Tanto cercò il Goto che trovò li suddetti segni in un fianco di un arco (quello degli Argentarii, ove si vede ancora la « figuretta») e andato dal papa gli domandò licenza di cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva ai Romani: ed esso, andato dal Popolo, ottenne grazia di cavarlo, e cominciando nel fianco dell’arco, a forza di scarpello entrò dentro e fece come una porta, e quando si trovava a mezzo del fianco voleva poi calarsi giù a piombo . . . ancora vi sta la buca che vi fece lo scarpellino (detto Lucertola) » .

 

Oltre all’Arco degli Argentari, all’antica Chiesa di San Giorgio e ai due templi di Portuno e di Rotondo, sono da visitare in questa zona:

  • La celebre Bocca della Verità murata nel pronao della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin e i resti dell’Ara Maxima di Ercole;
  • L’arco di Giano da poco restaurato e di cui si è scoperto essere dedicato all’Imperatore Costantino e non al dio bifronte;
  • Il teatro di Marcello, iniziato da Giulio Cesare e concluso da Augusto che lo dedicò al nipote, designato successore poi morto Baia nel 27 a. C;
  • Il Tempio di Apollo Sosiano, scoperto  alla fine degli anni ’30, in occasione degli scavi necessari per la ricostruzionedellla chiesa di Santa Rita e il palazzetto di Flaminio Ponzio;
  • L’area sacra di Sant’Omobono, scoperta nel 1937, si tratta di grande platea in blocchi di tufo sormontata dai resti di due templi affiancati, risalenti ad epoca repubblicana e identificati con quelli di Fortuna e Mater Matuta.

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