L’arte futurista e concettuale di Depero e Halley in mostra a Roma

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Depero e Halley si confrontano a Roma nella mostra “Replay”, visitabile fino al 24 aprile alla Galleria Futurism and Co.


Depero, rappresentante del cosiddetto “Secondo Futurismo”, e Halley, artista americano nonché figura centrale del “Neo-concettualismo” anni Ottanta, sono i protagonisti della mostra “Replay”.

A suggerire l’iniziativa è stato lo stesso Peter Halley, oggi sessantaseienne, dopo aver rivisto nel 2014, a New York, le opere di Depero nella grande esposizione al Guggenheim, dedicata appunto al Futurismo.

 “Mi sento vicino a lui nell’ uso del colore”, disse appena uscito dal museo. Tanto è bastato allora ai curatori Giancarlo Carpi e Graziano Melolascina per portare pochi mesi dopo i lavori dei due artisti a Torino e ora nella capitale.

Così esposte oggi al museo romano trenta opere che provengono da collezioni private: si va dal dinamismo e le figure umane robotizzate e meccaniche di Depero, alle griglie, alle sbarre di prigione, ai condotti e ai labirinti del maestro newyorchese del Neo-Geo.

Da un lato la modernità di Depero, impegnato negli anni venti anche nella pubblicità – Campari in primis – e poi negli anni Sessanta, nella comunicazione commerciale, dall’altro, la qualità stordente e straniante dei lavori di Halley.

In entrambi il cromatismo è “disturbante”, fatto di tinte piatte, fluorescenti e, nel caso dell’ artista americano, di colori acrilici e di invenzioni industriali come il “Day-Glo” e il “Roll-a-tex”.

Infatti alcuni collage pubblicitari realizzati negli anni ’20 da Depero hanno colori che sono azzardati anche oggi e che ritroviamo in Halley. Un colore usato nella fattispecie in senso antinaturalistico, come elemento cioè che dinamizza la composizione e che provoca un cortocircuito, una vibrazione spiazzante al nostro occhio, non abituato a tali tinte cromatiche.

Per crederci, basta prendere in considerazione l’opera “Ballerina” di Depero (del 1919) e “Nerve” di Peter Halley (del 2016). Due opere separate da quasi un secolo, ma legate dall’ assonanza di colori e linee, nonchè dalla scelta astratta di forme e toni.

“I suoi condotti sono metafore delle modalità di comunicazione” – spiega Carpi, uno dei curatori – “forme che rappresentano l’essere umano e in qualche modo lo costringono. Halley non si definisce totalmente astratto Le sue sono rappresentazioni di celle, griglie, sia metaforiche sia una simulazione, presentando ad esempio ciò che sembra una planimetria o un circuito elettronico come un quadro astratto. E’ una presa di coscienza della fine dell’ evoluzione dell’ arte astratta, con la possibilità di simularla e riciclarla con un certo distacco”.

“Depero considerava arte la pubblicità” – osserva invece Maurizio Scudiero, curatore dell’ archivio dell’ artista – “per lui fare un collage pubblicitario o un dipinto aveva la stessa valenza estetica. Questo discorso viene recuperato negli anni Ottanta dagli artisti come Peter Halley che riprendono le attitudini delle avanguardie storiche e, senza il vizio di letture ideologiche, riescono a coglierle meglio di come era avvenuto in Italia dal dopoguerra”.

 

Informazioni tecniche:

La mostra è aperta al pubblico: lunedì dalle 14 alle 19.30; martedì/sabato dalle 11.30 alle 19.30; domenica e festivi solo per appuntamento.

Per info: www.futurismandco.com

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