Piazza Navona: tra storia e fake news

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Che Piazza Navona sia una delle piazze più belle di Roma è cosa risaputa.


E ciò che la rende così affascinante e atipica è proprio la sua forma a stadio.

Diverse sono le storie che si celano dietro questa forma, che sfiorano addirittura il mito, come quella che sostiene che fu luogo della celebre battaglia di Diocliziano, ma la spiegazione più plausibile è che la piazza era in origine uno stadio.

Piazza Navona occupa la pista dell’antico “Stadio di Domiziano” o “Circus Agonalis”, di cui ha conservato perfettamente la forma rettangolare allungata dell’arena, con uno dei lati minori (quello settentrionale) curvo.

Gli edifici che circondano la piazza occupavano invece il luogo delle gradinate della cavea.

L’origine dello stadio è fatta risalire all’imperatore Domiziano,forse già prima dell’86 d.C, col fine di servire ai giochi atletici greci da lui particolarmente apprezzati, ma che i Romani non amavano, considerandoli immorali.

Giochi che erano denominati “agones”, toponimo da cui deriva proprio il nome della piazza: da “agone” divenne “in agone”, “innagone”, “navone” e quindi “Navona”.

L’edificio misurava 275 metri in lunghezza per 106 di larghezza, ed era pensato per 30.000 spettatori.

Due ingressi principali si aprivano al centro dei lati lunghi, mentre un altro era al centro del lato curvo. Esternamente la facciata era costituita da due ordini di arcate poggianti su pilastri di travertino con semicolonne ioniche nel primo ordine e corinzie nel secondo.

Intorno all’anno Mille, lo Stadio era ancora interamente chiuso,con una sola via che correva lungo le attuali vie di Pasquino e dei Canestrari, mentre la piazza si presentava divisa in piccoli orticelli con qualche casupola e la piccola, primitiva, chiesa di S.Agnese.

E’ solo nella seconda metà del XV secolo, che Piazza Navona inizia a essere particolarmente attiva.

E merito di questa vivacità la si deve al mercato, divenendo così un punto fisso di vendita di ortaggi, carni e merci varie, ma anche e soprattutto luogo di feste e processioni.

Essenziale al miglioramento e all’ornamento della piazza, è stata poi l’impresa di Gregorio XIII Boncompagni (1572-85), che fece portare ben tre fontane, compreso un abbeveratoio, al servizio del mercato e degli animali da trasporto che vi affluivano.

Ma miglior sorte per il destino di Piazza Navona risale certamente al 1630, quando il cardinale Giovanni Battista Pamphilj, poi divenuto papa nel 1644 con il nome di Innocenzo X, fece costruire un edificio in forme tardo cinquecentesche sull’area di alcune case già di proprietà della sua famiglia. L’imponente palazzo Pamphilj fu costruito da Girolamo Rainaldi.

Qui risiedette uno dei personaggi più famosi di Roma, Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, soprannominata la “Pimpaccia de piazza Navona”, dal personaggio di una commedia seicentesca della Roma Barocca, “Pimpa”, perchè come questa dispotica e furba, presuntuosa e spregiudicata.

Viterbese di nascita, venne ad abitare nel palazzo di piazza Navona dopo essersi sposata con Pamphilio Pamphilj; rimasta vedova, accumulò tante ricchezze da divenire la padrona di Roma, soprattutto dopo che il cognato Giovanni Battista divenne papa col nome di Innocenzo X. Mirabili affreschi di Pietro da Cortona, una galleria del Borromini ed altre pregevoli opere d’arte adornano le belle sale del palazzo, dal 1961 sede dell’Ambasciata del Brasile.

Nel 1647 Innocenzo X progettò una più degna sistemazione della piazza con la costruzione di una fontana al centro, in sostituzione della semplice vasca quadrilatera che fungeva da “beveratore delli cavalli”.

Per questo motivo il pontefice fece condurre nella piazza circa 150-180 once di acqua dal condotto dell’Acqua Vergine, a conferma della grande importanza che Innocenzo X dava all’opera.

Inizialmente il progetto fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo Bernini, allora in disgrazia presso il papa, riuscì a riguadagnare il favore della potente donna con uno stratagemma: fece pervenire a Olimpia (e quindi al papa) un modellino d’argento della fontana.

Il pontefice, vedendo “per caso” il modellino, ne rimase entusiasta e trasmise l’ordine al Bernini.

La Fontana dei Fiumi, inaugurata nel 1651 e realizzata grazie ai proventi di tasse su pane, vino e analoghi generi di consumo, risulta senza dubbio uno dei monumenti più belli e famosi della Roma barocca e rappresenta i quattro grandi fiumi allora conosciuti, il Gange, il Nilo, il Danubio ed il Rio della Plata.

Le altre due fontane che ornano piazza Navona sono la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno, entrambe opere di Jacopo Della Porta e poi restaurate dal Bernini, nel 1652.

Fu così che l’artista vi appose un piccolo gruppo costituito da tre delfini che sorreggevano nell’alto una lumaca dalla quale schizzava un getto d’acqua. Ma tale figura non piacque né ai Pamphilj né al popolo e perciò fu sostituita nel 1655 con il Moro, ovvero la statua in marmo dell’Etiope in lotta con un delfino scolpita da Giovan Antonio Mari nella casa stessa del Bernini.

Solo successivamente il Bernini eliminò gradini e balaustrata dalla fontana ed allargò attorno alla vasca una bella piscina a livello del suolo.

Sull’altro lato della piazza vi è la Fontana del Nettuno, anticamente detta “dei Calderari” per la presenza nella zona di botteghe di fabbricanti di catini e vasi di rame.

Realizzata dal Della Porta nel 1574 questa fontana, rimase invece a lungo abbandonata, priva di decorazioni fino al 1873, quando il Comune di Roma, dopo un bando di concorso, assegnò l’opera al siciliano Zappalà e al romano Della Bitta.

Il primo autore dei gruppi costituiti da cavalli marini guidati da fanciulli, da sirene in lotta con mostri marini e da putti alati che giocano con i delfini, mentre il secondo fu l’autore della figura centrale rappresentante Nettuno con il tridente che si difende da una piovra avvinghiata alle gambe.

Una grande manifestazione che rese famosa piazza Navona fu inaugurata il 23 giugno 1652 da (neanche a dirlo) papa Innocenzo X e da sua cognata: furono chiusi gli scarichi delle tre fontane, lasciando così debordare l’acqua fino a coprire la parte centrale della piazza, che era concava.

Nobili e poveracci vi si divertivano: i primi, attraversando la piazza a cavallo o in carrozza, i secondi sguazzandoci sopra oppure spingendo in acqua i carretti a mano.

Il “Lago di piazza Navona” divenne una consuetudine estiva e per quasi due secoli, il sabato e la domenica del mese di agosto, la piazza si allagava, finché, nel 1866, sotto Pio IX, il divertimento venne sospeso.

Dopo il 1870, con Roma capitale d’Italia, piazza Navona venne pavimentata con i “sampietrini”, ma soprattutto venne costruito il marciapiede centrale a schiena d’asino: ciò significa che la piazza divenne convessa anziché concava, rendendo impossibile, quindi, un eventuale ripristino del “lago”.

Ciò non tolse definitivamente, però, l’animazione alla piazza, che, pur se acquistando un carattere ludico-fieristico, rinasce, durante il periodo natalizio, con la festa dell’Epifania: in questa occasione la piazza si riempie di bancarelle, giocattoli, “Befane” e “Babbi Natale”, quasi a non voler abbandonare il gioco e l’allegria che per secoli l’hanno accompagnata.

 

Fonte: Roma Segreta

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