Alla scoperta di Petralia Soprana, il borgo siciliano nel cuore delle Madonie

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Dall’Etna al mare, Petralia Soprana, il più alto comune del Parco delle Madonie, domina su buona parte della Sicilia.


Il nome di questo piccolo borgo, nella provincia di Palermo, ha forse origine araba: Batraliah (da Batra, “pietra”; liah, “alta”). Petralia Soprana è infatti “pietra tra le pietre”, merito di quegli anonimi artigiani che hanno decorato portali di chiese e palazzi, balconi e portoni di case. 

La storia di Petralia è estremamente affascinante: fondata nel II secolo a.C dai Sicani, popolo iberico, subì in seguito sia la dominazione greca che quella cartaginese, per poi diventare la prima città siciliana conquistata dai Romani. E fu sotto l’Impero Romano che acquisì il nome “Petra”, in riconoscenza delle innumerevoli quantità di grano che forniva ai suoi conquistadores.

Caduta sotto gli arabi, il suo nome, come detto, venne mutato in “Batraliah”, per poi assumere l’aspetto di una potente roccaforte difensiva all’epoca dei Normanni. 

Secoli di storia, questi, che non fanno che ripercuotersi nell’architettura e nell’immagine del borgo.

Nella parte più alta del centro storico, si trova piazza Loreto, originale spazio architettonico su cui si protende la chiesa di Santa Maria di Loreto, ricostruita in forme tardobarocche e con pianta a croce greca. La chiesa è infatti arroccata sui resti di un Castello Saraceno, con la facciata barocca chiusa tra due pregevoli torri campanarie. Al suo interno, si può ammirare una pala marmorea della fine del XV secolo attribuita a Domenico Gangi.

Percorrendo piazza San Michele si arriva in piazza del Popolo, da cui si affacciano il neogotico palazzo municipale, un tempo convento dei Carmelitani, e il palazzo Pottino Marchese di Echifaldo (privato), visitabile, con i suoi arredi originari.

Altra scenografica piazza è quella Duomo su cui troneggia la chiesa Madre dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo. Il suo lato esterno presenta un colonnato secentesco con 18 colonnine binate, realizzato dai fratelli Serpotta, mentre al suo interno si può ammirare il primo crocifisso realizzato da Fra’ Umile Pintorno (1580-1639), autore di numerosi crocefissi presenti nelle chiese siciliane.

Con una breve passeggiata si arriva poi al convento dei Frati Minori Riformati, risalente al XVII secolo, in cui Frate Umile trascorse i primi anni del noviziato.

Tra le altre cose da vedere di Petralia, meritano una visita anche la chiesa del Salvatore, che presenta, unica nelle Madonie, una pianta ellittica, corrispondente forse a quella della moschea trasformata in chiesa cristiana dai Normanni, e un San Giuseppe dello scultore Filippo Quattrocchi.

Spostandosi invece nell’adiacente frazione Raffo, da non perdere la grande miniera di salgemma che fornisce ancora oggi il celebre “sale di Sicilia”. Si tratta infatti di uno dei giacimenti più ricchi d′Europa: un’enorme lente di sale racchiusa nel cuore di una montagna che si eleva fino a 1.100 metri sul livello del mare.

Proprio qui si svolgono due importanti manifestazioni: la “Biennale Internazionale di Scultura del Salgemma”, ogni due anni ad agosto, e la “Sagra del Sale”.

Sempre ad agosto, ma nel centro storico di Petralia, va invece in scena il “Ballo della Cordella”, antica tradizione delle danze siciliane che si svolgevano sull’aia alla fine dell’annata agraria come ringraziamento per il raccolto e rito propiziatorio per l’anno nuovo.

Sul fronte gastronomico, qui si può apprezzare una cucina contadina e mediterranea. In particolare, le minestre: lenticchie aromatizzate con finocchietti selvatici, ceci, cicoria e borraggine.

Petralia Soprana offre insomma l’immagine di un paese incantato, ben lontano da quella delle tradizionali mete turistiche siciliane. Una “montagna d’autore” che sopravvive solo a se stessa assumendo sempre più l’aspetto di un “presepe vivente”.

 

 

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