Arnaldo Pomodoro, dall’Italia alle Gallerie di Parigi

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In esclusiva per gli amici d’oltralpe, Arnaldo Pomodoro è pronto agli occhi di Parigi. In un’esclusiva estiva, l’ampia mostra che documenta la fitta attività dello sculture italiano, pietra miliare della scultura italiana


Alla Tornabuoni Art Paris, la mostra che documenta le origini del lavoro dello scultore Arnaldo Pomodoro. Quest’ultima, organizzata in stretta collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, si incentra sugli anni 1955-1965, periodo fondamentale della produzione dell’artista, presentando materiale d’archivio esclusivo e opere mai esposte prima.

L’esposizione documenta in modo organico e compiuto la prima stagione creativa di Arnaldo Pomodoro, quella del periodo Milanese, dove l’artista inizia a tessere le sue trame segniche in rilievo tra bidimensione e tridimensione.

Per me – racconta Pomodoro – è stato un periodo fittissimo di scambi intellettuali, l’incontro con Lucio Fontana e con i giovani milanesi che Enrico Baj e Sergio Dangelo avevano raccolto intorno alla rivista “Il Gesto” e quelli dell’“Azimuth” di Manzoni e Castellani, con i tedeschi di “Zero”, con Gastone Novelli e Achille Perilli e “L’Esperienza Moderna”. E insieme, con la generazione grande dell’architettura e del design che dibatteva in seno alle Triennali, da Gio’ Ponti a Ettore Sottsass“.

Nella mostra sono presentate, per la prima volta nel loro insieme, alcune delle opere più rappresentative del periodo 1955-1960: sono i bassorilievi in argento, piombo e bronzo composti con una fitta serie di segni leggeri e ritmici, un tracciato di nodi, punti e fili, come una sorta di scrittura arcaica e illeggibile.

Lavoravo su fondi di velluto che sbiadivo con candeggine, con trucchi di acidi, con polvere di ferro, mescolandola e incollandola su tavole, su piani di cemento, un po’ come Klee che operava con una tessitura di garze, carte, acquarelli“.

È questa la ricerca che conduce Pomodoro alla consapevolezza del segno astratto come cellula plastica e che lo porta a realizzare le prime Colonne del viaggiatore, le Tavole e opere fondamentali come Luogo di mezzanotte, la Grande tavola della memoria e La macchina del tempo.

Poi ancora gli anni Sessanta e il concetto della rottura formale,con  il lavoro sulla struttura dei solidi euclidei: la nascita de La ruota, Il cubo, e la prima sfera, Sfera n. 1, esposte in mostra. La contrapposizione formale tra la levigata perfezione della forma geometrica e la caotica complessità dell’interno sarà d’ora in poi caratteristica di tutta la vicenda successiva dell’artista.

La mostra comprende anche alcune opere più recenti, realizzate tra la fine degli anni Settanta e il 2010: le serie delle Aste cielari, delle Stele e dei Continuum.

Accompagna la mostra una pubblicazione monografica, a cura di Luca Massimo Barbero, che offre una nuova lettura dell’opera di Pomodoro, attraverso un’approfondita indagine storica e critica del decennio 1955-1965 e un ricco apparatoiconografico di documenti e materiali di archivio, messi a disposizione dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro.

È straordinario come un Maestro internazionalmente noto come Arnaldo Pomodoro – afferma Luca Massimo Barbero – riservi a un occhio contemporaneo una sorpresa inventiva che risale alle sue origini, alla nascita di un universo plastico totalmente originale. L’idea della mostra è proprio quella di uno scavo, di una sorta di ‘carotatura’ nel tempo dal 1955 al 1965 per poter approfondire la parte germinale del suo lavoro, radice di un pensiero che ha preso una forma universale.

Fonte Lara Facco Press&Comunication
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