Design. E’ tempo di Habitat Terapeutici: ecco gli interni e prodotti per bimbi autistici

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Da un progetto del progetto nato nell’occasione del FuoriSalone, arriva “Cometa”: tante soluzioni, fra habitat terapeutici, oggetti e interni, studiati e messi a punto per bimbi autistici


La tartaruga che si gonfia e respira adattandosi al battito cardiaco, la scimmia che dispensa abbracci: oggetti pensati per bambini autistici, ma sono perfetti per tutti. Ecco Heartle e Memon, i peluche che accolgono i visitatori di Design for autism, uno dei progetti della sezione ‘social’ della Repubblica del Design.

Grazie proprio agli studenti per aver realizzato il progetto ‘COMETA’ in collaborazione con la Fondazione Trentina per l’Autismo Onlus e con POLI.social, il programma di responsabilità sociale del Politecnico.

Immaginando una giornata tipo di un bambino autistico, cercando di rispondere alle sue necessità: ‘Rabble’, la borsa che aiuta a calmarsi grazie alla morbida tasca sensoriale; Eta, il peluche interattivo che legge le emozioni e le comunica all’esterno; ‘Sunny maze‘, il dondolo collettivo con al centro un labirinto dove far scivolare una pallina; ‘Peripolis’, il gioco in scatola che insegna ad affrontare i pericoli della città, ‘Sleep beat’, il sistema notte con sensori integrati che fa scattare delle luci di soccorso quando il bambino si alza o si agita, …
Un progetto che coinvolge tutti gli ambienti, dove ‘Interno per persona con autismo’, presenta ‘la guida pratica alla realizzazione della casa autistica‘, che propone piccole soluzioni che cambiano la vita, come quelle pensate da varie aziende per i malati di Huntington, con i suoi tanti progetti.

Gli studenti del Politecnico hanno anche realizzato un video in soggettiva che riproduce l’esperienza di una persona con autismo in metropolitana, tra suoni troppo forti, luci accecanti, colori che creano smarrimento.
Da ‘Prospettive variabili’ – progettato dal gruppo PR5 e FramLab – l’invito è quello di cambiare prospettiva, con una parte della mostra ad altezza sedia a rotelle e le pareti dell’allestimento dotate di fori, per far capire ai visitatori come ci si sente a essere perennemente osservati.

Essere misurati all’ingresso, non riuscire a vedere un quadro, dover chiedere aiuto per aprire una porta, sono alcune delle esperienze che il visitatore – spiegano gli organizzatori – si trova ad affrontare. Queste esperienze scomode e a volte irritanti sono, invece, la normalità per una persona in sedia a rotelle. Lo spettatore scopre nuove prospettive, mettendosi in gioco grazie ad un itinerario capace di generare empatia e propone situazioni diverse che non si soffermano su immagini e questioni invalidanti, ma danno un concetto alternativo per favorire la nascita di nuove angolazioni e visioni“.

All’interno della mostra, sistemi di esposizione a cordicelle che permettono di abbassare le opere ad altezza di qualsiasi sguardo, sdraio a rotelle per andare al mare e surf con seggiolino, borse con fondo rigido pensate per chi vive in sedia a rotelle ma belle e pratiche per tutti.

A facilitare gli spostamenti le guide di Scivola, progetto pilota che si propone di individuare, sperimentare, condividere micro interventi temporanei replicabili per migliorare l’accessibilità degli eventi.

Un design, si può dire, utile veramente per una svolta.

Fonte Ansa

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