Raggiolo, il borgo medievale del Casentino

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Incastonato fra le verdi foreste del Casentino e adagiato su uno sperone che domina la valle del torrente Teggina, c’è Raggiolo, uno dei 23 borghi più belli della Toscana.


Raggiolo, il cui nome significa “linea di confine”, si presenta oggi con la semplicità di chi ha radici profonde.

A partire dal Medioevo storie di Longobardi, di signori feudali e soprattutto di Corsi, popolo proveniente dalla Corsica chiamato dal potere granducale dei Medici a ripopolare l’antico castello distrutto nel XV secolo, si sono succedute in questo piccolo borgo della provincia di Arezzo, popolato da poco più di ottocento abitanti.

I Corsi, infatti, sono i veri antenati degli abitanti di Raggiolo: montanari con la vita scandita da castagne essiccate, familiarità con il bosco e gli animali, e transumanze in Maremma. Un attaccamento alla terra molto forte il loro da cui tutt’ora si basa l’economia locale, centrata attorno al prodotto sovrano del luogo, le castagne.

Addirittura in autunno c’è anche un evento in loro onore, la “Festa della Castagnatura”, kermesse gastronomica dove poter assaggiare gli ottimi piatti locali, come la polenta dolce, oggi riproposta con l’aggiunta di ricotta proveniente dai caseifici limitrofi, gli gnocchi di castagne con pecorino e pancetta e il celebre castagnaccio, dolce a base di farina di castagne, pinoli e uvetta.

Passeggiando per Raggiolo si ha subito la sensazione dell’immobilità del tempo e che tutto qui è pietra: le strade selciate irte e difficili, i ponti, le fonti, i mulini e i lavatoi, comprese le case dall’apparenza tutte uguali per l’essenzialità del disegno, ma disposte su livelli e con prospettive diverse per assecondare il declivio del monte.

Il nucleo più antico del paese è dominato dalla Fonte del castello che prima di diventare castello era un semplice aggregato di antiche torri longobarde. Poi furono i conti Guidi, in epoca feudale, a farlo diventare un arroccamento difensivo e un “faro” per la vita cittadina.

A poca distanza dal castello, si trova anche la chiesa di San Michele Arcangelo che prima era il palazzo nel quale il conte Guido Novello amministrava la giustizia o partiva per le spedizioni caccia e di guerra.

Oggi la chiesa merita una visita per le meravigliose opere che ospita al suo interno, come la tela secentesca della Madonna del Rosario, il quattrocentesco busto in gesso del Redentore della bottega di Francesco di Simone Ferrucci (1456-1526), recentemente restaurato, il magnifico bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino della bottega di Donatello, e una tela quattrocentesca raffigurante San Michele Arcangelo.

Accanto alla chiesa, nella vecchia scuola del paese ha invece sede l’Ecomuseo della Castagna, moderno esperimento di come valorizzare un territorio a partire dalle sue specificità locali, qui appunto le castagne.

Custode della memoria collettiva di Raggiolo, il museo mostra attrezzi di lavoro e pannelli per raccontare un viaggio nel tempo all’interno della civiltà del castagno.

Per chi ama il verde, merita infine una passeggiata nelle colline circostanti, estese tra il Monte Pratomagno e la valle del fiume Teggina, affluente dell’Arno.

 

 

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