Cisternino, un borgo incantato tra trulli ed esoterismo

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C’è un posto in Puglia, nel cuore della valle d’Itria, dove la spiritualità e il mistero si fondono in un connubio unico esternato dalla presenza di tantissimi trulli. Questo luogo è Cisternino, borgo immerso nel verde della campagna che dall’alto dei suoi 400 metri domina l’intera valle.


La particolarità di Cisternino, borgo tra i più belli d’Italia, sta tutta in quella parvenza di mistero, frutto degli antichi insediamenti che testimoniano il passaggio, nel corso dei secoli, di santi e illuminati che vi hanno trascorso lunghi periodi di penitenza e preghiera. Le orme lasciate nel vento dai cacciatori paleolitici, dai messapi, dai romani, dai monaci basiliani, dagli eremiti, dai califfi, dai vescovi-baroni mai amati, hanno permesso di far nascere a Cisternino un festival interreligioso dedicato ai suoni sacri del pianeta e il centro di spiritualità indiana Bhole Baba.

Nelle campagne limitrofe, punteggiate di ulivi, si eleva alta la musica sacra dell’India shivaita, dei canti cristici o dei musulmani sufi, quasi a deridere i tronfi stemmi di famiglia ancora scolpiti nella pietra locale.

L’aria di mistero che circonda il borgo si cela però anche attorno ai trulli, quelle strane casette dai simboli incerti posizionati sulla cupola conica, la cui nascita viene fatta risalire addirittura in epoca preistorica. Già allora, infatti, nella Valle d’Itria  iniziarono a diffondersi i tholos, tipiche costruzioni a volta usate per seppellire i defunti. Tuttavia i trulli più antichi li troviamo oggi ad Alberobello e risalgono al XIV secolo. A quando l’intera terra, all’epoca interamente disabitata, venne assegnata al primo Conte di Conversano da Roberto d’Angiò, principe di Taranto e poi re di Napoli dal 1309 al 1343. L’appezzamento di terra costituiva il premio del nobile rampollo angioino per i servigi resi durante le Crociate. La zona venne quindi popolata di nuovo, spostando interi insediamenti dai feudi vicini come quello di Noci. 

Anche a Cisternino, però, si trovano dei vecchi trulli, sparpagliati tra le case imbiancate a calce e i vicoli stretti punteggiati di gerani, tra i cortili ciechi e le scalette esterne, tra gli archi e i balconi fioriti. Spazi dove ci si può “affacciare”, dove si crea aggregazione; spazi condivisi, insieme pubblici e privati. Spazi che restituiscono l’immagine di una cartolina, tra il bianco abbacinante dei muri e l’azzurro del cielo.

Da vedere del caratteristico centro storico è la chiesa di San Nicola, nota come chiesa Madre, edificata nel XII secolo sulla precedente chiesa basiliana dell’VIII secolo, di cui oggi restano le fondazioni, e modificata nel corso del tempo. Al suo interno si possono ammirare le due sculture in pietra viva di Stefano da Putignano: il tabernacolo dedicato alla Madonna del Cardellino (1517) e un altro più piccolo con putti ed Ecce Homo. Al di sotto della contigua chiesetta del Purgatorio (XVII secolo), recentemente è stata riscoperta la primitiva chiesa, databile intorno all’anno Mille.

Meritano una visita anche il palazzo Vescovile, costruito nel 1560, e il palazzo del Governatore (secolo XVI), dall’elegante prospetto a triplice balconata con elementi decorativi rinascimentali. Non sono da meno anche i palazzetti nobiliari delle famiglie Pepe e Cenci e la Chiesetta di Santa Lucia (secolo XVII).

Fuori le mura, si trova invece la torre normanno-sveva, recentemente restaurata. Alta 17 metri, è stata eretta nell’XI secolo dai Normanni, poi ricostruita in larga parte sul finire del XIV e rimaneggiata più volte nelle epoche successive. Sulla sua sommità è posta una piccola statua di San Nicola benedicente.

Sempre fuori dal perimetro della città, a circa 3 km, c’è la Chiesetta romanica della Madonna d’Ibernia, sorta intorno al 1100 nel periodo della formazione del casale di Cisternino, importante per il culto locale.

Tra i piaceri gastronomici da provare a Cisternino sono le friselle, come naturalmente, le orecchiette (al sugo con pecorino e formaggio ricotta, e nella variante con cime di rape e acciughe salate), il purè di fave e i gnummareddi, involtini di interiora.

Per chi decidesse di visitare il borgo nel periodo estivo, si consiglia l’appuntamento con la festa dedicata ai Santi patrono Quirico e Giulitta, nella prima domenica d’agosto. Celebrazione che consta di una lunga processione tra le luminarie, con il suono della banda e i fuochi d’artificio.

 

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