Anni Venti in mostra a Genova, l’arte risponde all’inquietudine

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Gli anni Venti arrivano a Genova con una grande esposizione a Palazzo Ducale: Gli anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza, dal 5 ottobre 2019 al primo marzo 2020, con oltre 100 opere in mostra da Carlo Carrà a Giorgio de Chirico, da Alberto Savinio a Gino Severini.


L’inquietudine personale e collettiva, il senso di attesa per quello che sarebbe potuto essere il futuro, la paura di nuove guerre, l’entusiasmo della modernità, il rifugio nel sogno e nell’irrazionalità: alla straordinaria complessità esistenziale, sociale, culturale e politica del secondo decennio del ‘900 l’arte riuscì a rispondere seguendo varie strade, tutte documentate nella grande mostra Gli anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza, in programma a Palazzo Ducale di Genova dal 5 ottobre. Allestita fino al primo marzo, e a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone, l’esposizione presenta circa 100 opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, distribuite in un percorso che si snoda attraverso le sale dell’Appartamento del Doge e che si sofferma in particolare sulla produzione pittorica e plastica di quegli anni.

Tanti gli artisti presenti in mostra, capaci con il loro spirito e la loro incessante ricerca di dare voce a un’epoca emblematica, che costituì una cruciale fase di passaggio tra il trauma della Grande Guerra e la crisi mondiale del decennio successivo. Da Carlo Carrà a Giorgio de Chirico, da Fortunato Depero a Felice Carena e Felice Casorati, da Ubaldo Oppi a Fausto Pirandello, da Alberto Savinio a Gino Severini e Mario Sironi, e poi Carlo Levi, Scipione, Achille Funi, Enrico Prampolini, Mario Tozzi: la mostra documenta le intuizioni e le risposte di artisti che, trovandosi immersi in una realtà piena di contraddizioni, di turbamenti ma anche di speranze, riuscirono a farvi fronte trasferendo ed elaborando ogni istanza nel linguaggio pittorico e plastico.

Un lungo itinerario espositivo attende i visitatori, con ben 9 sezioni: “Prologo” e “Preludio”, rispettivamente una galleria di ritratti che documentano la società dell’epoca e il ricordo drammatico dell’esperienza bellica appena trascorsa; “Attese”, che illustra l’incanto, lo stupore e il senso di sospensione; “L’uomo della folla”, con il disagio che dà voce a una visione distopica del reale; “Suggestioni dell’irrazionale”, con spiragli aperti su sogni, incubi, angosce e ossessioni; “Reificazione dell’individuo”, la creazione dell’immagine di un uomo nuovo, improntato alla cultura del macchinismo; “Evasioni”, ossia la fuga dalla realtà quotidiana verso mondi fluttuanti nel tempo; “Identità e differenze”, con la sensazione della perdita della consapevolezza identitaria; infine “Déco in scena”, la dimensione effimera che rappresentò l’altra faccia dell'”età dell’incertezza”.

Fonte: Ansa

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