“Raffaello e gli amici di Urbino”, nella Marche la grande mostra per i 500 anni dalla morte

Print Friendly, PDF & Email

Raffaello, Donatello, Michelangelo e Leonardo sono gli artisti italiani più conosciuti al mondo; entrambi figli del XIVesimo secolo, le loro opere hanno segnato un’epoca, il Rinascimento italiano, rivoluzionando il mondo dell’arte allora conosciuto.


Raffaello, in particolare, ha influenzato tantissimo lo sviluppo del linguaggio artistico dei secoli a venire, dando vita addirittura a una scuola che fece l’arte alla “sua maniera” e che va sotto il nome di manierismo.

In occasione dei 500 anni dalla sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile del 1520, la città di Urbino ha organizzato una mostra in suo onore volta a offrire un nuovo sguardo con cui indagare la sua arte, riscoprire cioè i suoi inizi pittorici per meglio comprendere la sua produzione successiva.

La mostra marchigiana

L’esposizione, “Raffaello e gli amici di Urbino”, già come si evince dal titolo si prefigge di indagare e raccontare, per la prima volta in modo così compiuto, il mondo delle relazioni di Raffaello con un gruppo di artisti operosi a Urbino che accompagnarono, in dialogo ma da posizioni e con stature diverse, la sua transizione verso la maniera moderna e i suoi sviluppi stilistici durante la memorabile stagione romana.

“È muovendo dal retroterra comune, dalle esperienze condivise, e dal confronto con le differenti reazioni di fronte ad analoghe sollecitazioni di cultura figurativa, che meglio risalta l’eccezionale ‘stacco’ compiuto dal giovane Raffaello, e che si intendono caratteri e limiti del percorso degli artisti urbinati contemporanei a lui in quel momento più legati,” sottolineano le Curatrici della mostra.

“Nella nuova dimensione di scuola assunta dal lavoro di Raffaello durante il pontificato di Leone X stanno le premesse per i successivi svolgimenti della pittura moderna nel ducato urbinate, con l’emergere della personalità di Raffaellino del Colle dalla costola di Giulio Romano e soprattutto con il commovente omaggio ai modelli formali e decorativi raffaelleschi tentato da Genga all’indomani della morte di Raffaello ma in piena continuità e contiguità con il suo magistero”.

La mostra è dunque un’occasione di misurare, in un contesto specifico di estrema rilevanza quale quello urbinate e nelle sue tappe maggiori, la grande trasformazione che coinvolse la cultura figurativa italiana nel passaggio tra il Quattro e il Cinquecento.

A corollario di questa sarà la mostra “Raphael ware. I colori del Rinascimento” che mette invece in luce la produzione ceramica cinquecentesca che, nel ducato urbinate, raggiunse livelli di altissima qualità. Un’esposizione quindi su un aspetto apparentemente secondario della produzione artistica dell’epoca, ma volta a esemplificare la complessità e capillarità del gusto artistico rinascimentale.

Nel corso del 2020 seguirà poi, in collaborazione con i Musei Vaticani e la Mobilier National de France, la mostra “Sul filo di Raffaello”, legata alla realizzazione dei cartoni che il Sanzio realizzò per gli arazzi della Cappella Sistina e che conobbero un successo duraturo nei secoli, tanto da essere replicati fino alle soglie dell’età moderna.

Raffaello, la vita e le opere

Raffaello Sanzio è figlio d’arte; suo padre Giovanni Santi era un noto artista e padrone di una fiorente bottega a Urbino, importante centro artistico dell’epoca. Fu proprio in quest’attivissima città che Raffaello entra in contatto con il mondo dell’arte, confrontandosi con gli artisti impegnati alla Corte dei Montefeltro e nel Ducato, artisti che lo avvicinarono ai venti nuovi che sul mutare del secolo, tra Quattro e Cinquecento, rivoluzionarono l’arte in Italia e in Europa.

Avendo accesso con il padre alle sale del Palazzo Ducale, ha modo infatti di studiare le opere di Piero della Francesca, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini, Pedro Berruguete e Melozzo da Forlì.

Raffaello tuttavia perde il padre all’età di undici anni (la madre era venuta a mancare ancora prima, quando di anni ne aveva appena otto) ed è così costretto ad abbandonare la città natale alla volta di Perugia. Qui entra a far parte della bottega di Pietro Vannucci, detto il Perugino, il quale assieme a Luca Signorelli, è stato fondamentale per la sua formazione.

Raffaello si dimostra sin da subito un talento precoce, tanto che gli vengono commissionate opere dai più importanti signori umbri.

A 21 anni decide di trasferirsi a Firenze, attratto da quanto si diceva sulle opere di due artisti molti noti nelle città della Toscana, Leonardo e Michelangelo. Risale a questo periodo la serie delle Madonne col bambino, uno dei soggetti più ricorrenti nella sua pittura. Tra queste opere, la Madonna del Belvedere, la Bella giardiniera e la Madonna del Cardellino.

Ma è con con la chiamata a Roma del Papa Giulio II che Raffaello, appena venticinquenne, trova la sua consacrazione, affrescando le stanze papali.

Per farlo si ispira alle quattro facoltà delle Università medievali: teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza. Nasce così uno dei dipinti più celebri del Rinascimento, La scuola di AteneSembra che in quest’opera Raffaello abbia dato ad alcuni sapienti del mondo classico le fattezze dei più grandi artisti del suo tempo: Eraclito pare assomigliare moltissimo a Michelangelo, Platone a Leonardo da Vinci, ed Euclide a Bramante.

Oltre a essere un grande artista, Raffaello si dimostra anche un attento imprenditore; la sua bottega a Roma lavora come una vera e propria squadra, così da poter seguire diversi progetti contemporaneamente. Ma nonostante questa perfetta organizzazione, le opere di Raffaello erano così richieste che spesso i committenti dovevano attendere a lungo per venire soddisfatti.

Va ricordato, infine, che Raffaello è stato anche un importante architetto. Dal 1514 infatti lavora al progetto della Basilica di San Pietro in Vaticano. Lavoro che però non riesce a portare a termine per la sua scomparsa prematura, avvenuta a soli trentasette anni, la notte del Venerdì Santo del 1520. Secondo lo storico Vasari, morì per una febbre causata da eccessi amorosi. Il suo corpo oggi è conservato a Roma, nel Pantheon.

 

Credits: la mostra è promossa ed organizzata dalla Galleria Nazionale delle Marche, diretta da Peter Aufreiter, ed è curata da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg.

Informazioni utili:

Raffaello e gli amici di Urbino

Luogo: Galleria Nazionale delle Marche – Palazzo Ducale di Urbino

Periodo: dal 3 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020

Orari: mar-dom, dalle 8.30 alle 19.15 (chiusura biglietteria alle 18.15) / lun, dalle 8.30 alle 14.00 (chiusura biglietteria alle 13.00)

Biglietti: intero 8 euro, ridotto 2 euro

Contatti: Tel 0722 2760 / mail gan-mar@beniculturali.it

Ulteriori informazioni al sito: www.gallerianazionalemarche.it/

Fonte: Studio Esseci

Potrebbe interessare:

L’Itinerario della bellezza nella provincia di Pesaro Urbino
Gradara, la rocca di Paolo e Francesca
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti