Antonio Canova, l’artista imprenditore in mostra a Roma con Eterna Bellezza

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La mostra “Canova. Eterna Bellezza”, al palazzo Braschi di Roma fino al 15 marzo 2020, espone, in alcune sezioni, passioni dell’artista, come il disegno e l’attività nello studio che trasformò in impresa. 


Questa mattina andiedi di buon’ora a disegnare a Monte Cavallo, quando poi il sole diede nelle statue ritornai a casa.

(Antonio Canova)

E’ iniziata il 9 ottobre 2019 la mostra “Canova. Eterna Bellezza” al Palazzo Braschi di Roma, esposta fino al 15 marzo 2020, che ripercorre l’esperienza di Antonio Canova nella città capitolina, sua fonte di ispirazione, dove giunse all’età di ventidue anni, soggiornando a Palazzo Venezia. L’esponente del Neoclassicismo riuscì a visitare quasi tutti i monumenti e le chiese di Roma, frequentò diversi caffè, accademie e teatri, tanto da riuscire ad essere introdotto in poco tempo in una stretta cerchia di artisti e intellettuali ed essere nominato, nel 1802, “Ispettore delle Belle Arti”.

Un rapporto di simbiosi quello tra Canova e la città di Roma, che viene esposto a Palazzo Braschi in 13 sezioni, Canova a Roma, La nascita del nuovo stile tragico, Canova e la Repubblica romana, Ercole e Licia, i Pugilatori, Il teorema perfetto: Antico e moderno a confronto, Canova e l’accademia di San Luca, Canova, l’ispettore di Belle Arti, Canova e i busti del Pantheon, Ultime opere per Roma, Lo studio di Canova, La Danzatrice, Morte e Glorificazione.

© Andrea Manessi

Il disegno è stato per Antonio Canova un’attività quotidiana durante il periodo di permanenza romana, ma anche uno strumento di palestra per lo studio dell’antico. Egli si dedicò con dedizione a disegnare statue di luoghi come il Vaticano, il Quirinale e il Campidoglio. All’interno della mostra una sala, intitolata Disegni, testimonia la passione per il disegno dell’artista, che si avvalse di matita e scalpello per “immortalare” le figure che ritraeva. Sono esposti disegni di invenzione, figure umane in varie declinazioni, figure sacre e accademie di nudo che l’artista realizzò cercando di creare una combinazione tra lo stile classico e il vero.

Canova – Figura femminile assisa piangente. © Andrea Manessi

Tante le figure ritratte a matita, come la Figura femminile assisa piangente, che l’artista realizzò con la tecnica dei monocromi, ossia singolari esiti figurativi a metà fra disegno e pittura che creano un effetto di luce e ombra dato dalla combinazione tra la matita su tela e la concisione della forma.   Esposto con matita su carta è poi il ritratto di Paolina Borghese in Studio per Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice, la cui figura è anche ritratta in nudo in due diverse prospettive. Sono poi rappresentate accademie di nudo come Nudo virile e supino con le braccia distese oltre il capo, nelle quali viene ritratta la figura maschile in diverse declinazioni, nell’atto di piangere, stante di prospetto con il braccio teso a reggere una verga o distesa sul suolo. Da questi ultimi disegni, è possibile constatare lo studio e l’esercizio dell’artista veneto per la rappresentazione della figura umana in ogni suo dettaglio, focalizzandosi sullo stato d’animo “afflitto”, molto ricorrente nelle sue rappresentazioni.

Antonio Canova ha saputo fare del proprio genio artistico anche una “impresa”. Nel 1784 prese in affitto un immobile nel vicolo delle Colonnette di San Giacomo degli incurabili, al cui interno creò un proprio studio che, a seguito del successo artistico, divenne il fulcro per chi voleva commissionare e acquistare un’opera, e tappa per i viaggiatori che giungevano a Roma. Canova divenne “imprenditore” del proprio studio, in cui un ruolo fondamentale fu dato anche dallo scultore Antonio d’Este, che si occupò di amministrazione e scelta dei marmi nelle cave di Carrara. All’interno dell'”impresa canoviana” operarono diverse figure professionali, come scultori, incaricati alla sbozzatura del marmo, ma anche pittori, incisori, falegnami, formatori e lustratori, ognuno con una mansione ben precisa. Alla morte di Canova lo studio di via delle Colonnette venne lasciato in eredità ad Antonio d’Este e al figlio Alessandro, ed è oggi sede privata di uno studio artistico e architettonico e di un’agenzia di comunicazione.

Canova – Venere con fauno. © Andrea Manessi

 

Informazioni utili: la mostra è accessibile dall’ingresso di Piazza Navona, 2 o di Piazza San Pantaleo, 10. Apertura dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (la biglietteria chiude un’ora prima). Il 24 e 31 dicembre dalle 10 alle 14. Giorni di chiusura lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre. Prezzo biglietto intero 13 euro, ridotto 11 euro. Visita il sito www.museodiroma.it per ulteriori informazioni.

Come arrivare: partendo dalla stazione Termini, prendere a Piazza dei Cinquecento la linea 64 (P.za stazione S. Pietro (FL)) per 9 fermate. Scendere alla fermata C.so Vittorio Emanuele/S.A. della Valle e camminare per 200 metri fino a Piazza Navona, 2.

 

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