In dieci anni 700 milioni in meno alla cultura

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Crescono i consumi culturali, diminuiscono le risorse pubbliche: in 10 anni persi 700 milioni, secondo il Rapporto Annuale Federculture 2019. Settore nero la lettura, in 10 anni 1,3 milioni di lettori in meno.


In 10 anni persi 700 milioni di risorse pubbliche a sostegno di ricreazione, cultura e spettacoli da parte di Regioni, Comuni, Province. Ma i consumi culturali delle famiglie italiane crescono: dopo il crollo del quinquennio “nero” 2008/2013, quando la cultura ha sofferto di più la crisi economica, nell’ultimo anno si vola oltre 72,5 miliardi di euro spesi, ovvero il 6,7% del budget familiare. Certo, non tutti allo stesso modo: la media nazionale è di 127,7 euro, in Trentino Alto Adige si arriva a 178,8 euro al mese, in Calabria e Basilicata si scende a meno della metà (64,3 e 67). E sempre molto lontani dai nostri cugini europei che in media, per la cultura, spendono l’8,5% del budget familiare (i danesi toccano l’11,5%).

A raccontarlo è il quindicesimo Rapporto Annuale Federculture 2019 Impresa Cultura. Politiche, Reti, Competenze, illustrato giovedì 31 ottobre dal presidente Andrea Cancellato e dal direttore Claudio Bocci, alla presenza del ministro dei Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini. Una fotografia che racconta ancora di un paese a due velocità, dove si legge sempre meno, ma dove, sottolinea Cancellato, “dopo un decennio difficile, con la grande crisi internazionale del 2008 e poi quella italiana del 2013, ora assistiamo a un momento di ripresa che si sta consolidando in quasi tutti gli ambiti. In primo luogo dove si è investito di più, come musei e siti archeologici”. È proprio questo il settore con il maggiore exploit: oltre 55 milioni di visitatori nel 2018 (+10% sul 2017 con forti incrementi in Campania e Liguria), quando nel 2008 erano “solo” 33 milioni (+67% nel 2018) e nel 2013 ancora 38 milioni (+44%). A far da traino, vanto della Riforma Franceschini, i musei ad autonomia speciale che nell’ultimo anno hanno accolto il 15% di visitatori in più, superando quota 30,5 milioni (pari al 55,2% del totale). Nel 2018 crescono persino i bambini di 6 anni o più che almeno una volta sono andati a musei e mostre (+3,6) e siti archeologici (+9,2%). Secondo il Rapporto Federculture, sostanzialmente stabili nell’ultimo anno sono invece gli ingressi a teatro (che nel decennio calano del 4,8%), in leggera flessione il cinema (-1,6%), mentre crescono i fruitori di musica classica (+2,2%) e leggera (+7,5%). Il tutto ancora con grandi divari: in Trentino Alto Adige o in Toscana il 40% della popolazione va al museo, in Puglia e Calabria solo il 20%. O ancora, a teatro sempre il Trentino Alto Adige guida la classifica con il 29% della popolazione in platea e la Sardegna è fanalino di coda con il 9,3%.

Non solo risorse, qui serve un cambio di mentalità” esorta il presidente dell’Agis Carlo Fontana. “La cultura è un assist strategico per il paese: ogni euro speso ne genera altri 2,5 di ricaduta sul territorio”. La cultura traina poi anche il turismo: nel 2018 salgono a 63 milioni i viaggiatori stranieri (+51,2% in 10 anni, sebbene il 2019 apra in calo del 2,1%) con “il turismo culturale” sottolinea Bocci “che rappresenta il 35,4% del totale”. Settore nero, nerissimo, resta invece ancora quello della lettura. In 10 anni si sono persi per strada 1,3 milioni di lettori. Gli italiani che hanno letto almeno un libro l’anno, oggi sono 23 milioni, ovvero, sottolinea il direttore, “solo 4 su 10”, in calo sul 2017 dell’1% e soprattutto del -5,5% sul 2008. Con un’unica conferma: i lettori molto forti, quelli che possono dire di aver letto oltre 12 libri nell’ultimo anno (+2,8% nel decennio). “La cultura è uno dei canali trainanti della crescita possibile del paese e investire in cultura e turismo è una risorsa davvero per tutti” commenta il ministro Franceschini. “Senza dimenticare l’inestimabile patrimonio che abbiamo ereditato dal passato, ora è importante investire sempre di più nella creatività e nel contemporaneo”. Per questo, annuncia, “nel nuovo assetto del ministero, ci sarà una struttura che si occuperà permanentemente delle industrie culturali e creative”.

Fonte: Ansa

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