La crescita c’è ma non si vede, i dati Uvet sull’economia italiana nel 2019


Secondo l’Uvet Travel Index l’Italia non esce dalla fase di stagnazione. Cresce la fiducia di imprese e cittadini e il tasso di occupazione, ma crolla la produzione industriale. E il Pil aumenta solo dello 0,1%.


L’economia italiana è ancora in fase di stagnazione. È quanto calcolato dall’Uvet Travel Index, il modello econometrico di stima del Pil sviluppato per Uvet da The European House – Ambrosetti, basato sul database di informazioni sui viaggi d’affari di UVET raccolte da gennaio 2013 a settembre 2019. Un indicatore con un’affidabilità del 94% e un margine d’errore inferiore a 0,15 punti percentuali.

Stando a queste statistiche, il Pil nel terzo trimestre del 2019 è aumentato rispetto al secondo semestre soltanto dello 0,1%, un valore troppo vicino allo zero per poter parlare di “crescita”. Soprattutto se si considera un secondo fattore rilevante, ovvero l’andamento della produzione industriale: nel mese di aprile è crollata dell’1,1% rispetto a marzo, e dell’1,5% rispetto allo scorso anno. Una contrazione che è in gran parte dovuta alle difficoltà del settore automotive, comuni anche ad altri Paesi d’Europa, imputabili alla riduzione della domanda di nuove auto e ai grossi investimenti necessari per andare incontro alle nuove regole in tema di emissioni. Ad aprile 2019 la produzione dell’automotive italiano è scesa del 17,1% rispetto al 2018.

Ma la crisi di un settore industriale non può spiegare, da sola, la cristallizzazione della crescita economica italiana. Anche l’Italia paga le conseguenze dell’incertezza dei mercati mondiali, incrinati dalle tensioni commerciali accumulate in primis tra Stati Uniti e Cina e tra Stati Uniti e Iran. E sui bilanci italiani ha gravato ulteriormente la minaccia della procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, scongiurata dal governo Conte I con la proposta di una manovra correttiva per cui sono stati stanziati 7,6 miliardi di euro.

Per ora però non tutti i segnali sono negativi. Al calo della produzione industriale, infatti, corrisponde dall’altra parte una crescita nel settore dei viaggi d’affari stimata a fine 2019  al +2% nel numero di trasferte rispetto al 2018 e a e a -1,8% nella spesa. Spingendo lo sguardo fino al prossimo biennio, le previsioni segnalano in questo settore una crescita del +5% nel 2020 che potrebbe raggiungere il +7,5% nel 2021. “Il nostro Uvet Analytics indica una previsione di +5% nel 2020, nonostante nel Paese non si veda ancora una crescita vera e propria” ha dichiarato Luca Patanè, Presidente Gruppo Uvet. “Grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale e dei big data, il modo di vivere e il business si è trasformato. Fattori che, uniti alla qualità dei servizi e all’assistenza al cliente sempre più tailor-made, permettono di distinguersi. Il Gruppo Uvet sta facendo importanti investimenti per consolidare e rafforzare ulteriormente la propria quota di mercato in Italia nel prossimo triennio. Investimenti auspicabili anche dal resto del Paese per contribuire alla crescita del settore”. Il settore del business travel fornisce quindi utili indizi per giudicare la salute dell’intero comparto produttivo. Di questi temi e di molto altro ancora si è parlato durante la XVII edizione del Biz Travel Forum, l’evento di riferimento in Italia per il settore del business travel organizzato da Uvet a Milano il 20 e 21 novembre.

I segnali economici discordanti messi in evidenza dall’Uvet Travel Index sembrano andare di pari passo con il quadro politico instabile del nostro Paese. Cosa accadrà nel 2020? Le stime fornite dall’UVET sono prudentemente positive: è previsto per il prossimo anno un tasso di crescita reale dello +0,5%. Una previsione meno ottimista rispetto a quanto espresso dalla Nota di Aggiornamento al DEF (+0,6%) ma comunque in miglioramento rispetto alla tetra chiusura del 2019.

Fonte: Uvet Travel Index

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