Primavera a Rovigo con Marc Chagall

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A Palazzo Roverella di Rovigo, in aprile la mostra su Marc Chagall e il suo amore per la Russia.


Rovigo vivrà una lunga primavera con Marc Chagall. Più di cento opere del pittore russo naturalizzato francese saranno in mostra a Palazzo Roverella dal 4 aprile al 5 luglio nella rassegna, curata da Claudia Zevi, che punta l’ occhio sul legame forte e appassionato dell’ artista con le sue radici, sull’influenza che la cultura popolare russa esercitò su di lui nei primi venti anni del Novecento trascorsi in patria e in seguito, quando decise di andarsene, prima a Parigi, poi negli Stati Uniti e nel sud della Francia.

La sede espositiva presenterà sotto il titolo “Anche la mia Russia mi amerà”, una settantina di dipinti su tela e su carta e le due serie di incisioni e acqueforti, venti tavole per la sua biografia Ma vie e per Le anime morte di Gogol. Con questo appuntamento Palazzo Roverella punta a ripetere e a superare il grande successo riscosso dalla mostra sul Giapponismo che si è chiusa proprio domenica scorsa con un successo di pubblico straordinario, 51 mila visitatori. Tra le rassegne proposte in 13 anni di vita dell’ edificio storico nel cuore della città, quella sul fascino dell’ Oriente sull’ arte europea dal 1860 al 1915 è al secondo posto per numero di ingressi e gradimento. Le opere selezionate per la monografica su Chagall provengono, oltre che dagli eredi dell’artista, dalla Galleria Tretyakov di Mosca, dal Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, dal Pompidou di Parigi, dalla Thyssen Bornemisza di Madrid, dal Kunstmuseum di Zurigo e da importanti e storiche collezioni private, con alcuni tra i capolavori più importanti, dalla Passeggiata all’Ebreo in rosa, a Il matrimonio, Il Gallo, Guanto nero.

La scelta punta ad analizzare “in modo ampio e perfettamente documentato l’altro terreno di coltura della stessa iconografia dell’artista, ovvero la tradizione popolare, della Russia profonda. Un’iconografia fatta di religiosità, in cui si ritrovano echi dell’iconografia religiosa stratificatasi nelle icone e nelle vignette popolari dei lubki i cui personaggi come il gallo, le capre e le vacche che popolavano la quotidianità dei villaggi russi, ritroveremo anche nelle opere tarde di Chagall”.

Un insieme di elementi che nell’opera di Chagall producono “una sorta di realismo poetico che attinge dalla tradizione della favola russa la propria sintassi espressiva, mentre deriva dal mondo ebraico e cristiano ortodosso la propria cifra intellettuale e spirituale”.

“Anche la mia Russia mi amerà” sono le parole con cui si chiude Ma Vie, l’autobiografia illustrata che Chagall, a 34 anni, pubblicò a Berlino all’inizio dell’esilio dopo l’ addio alla Russia della Rivoluzione, consapevole che la separazione dalla Russia sarebbe stata definitiva. La mostra vuole riflettere anche sulla posizione occupata dal pittore nella storia dell’ arte del Novecento. Di fonte ai sussulti provocati dalle avanguardie, l’ artista rimase sempre aperto alle esigenze del modernismo senza però rompere con il mondo della memoria e delle forme tradizionali. Chagall scelse di vivere “voltando le spalle al futuro” ma elaborò “un linguaggio e una sintassi espressiva che – è stato fatto notare – sopravvivranno, ben più delle avanguardie tradizionali, al trascorrere del tempo e al modificarsi delle situazioni politiche e sociali del ventesimo secolo”.

Fonte: Ansa

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