Disdette e paura, il coronavirus fa tremare il turismo

Print Friendly, PDF & Email

Il 2020 doveva essere l’anno della cultura e del turismo Italia-Cina, ma ora il comparto dei viaggi trema per il coronavirus. Il presidente Federalberghi Bocca: “Contraccolpo immediato, ma il peggio deve ancora venire”.


Poco meno di una settimana fa Roma e Pechino si incontravano all’Auditorium Parco della Musica, con grandi aspettative riposte nel 2020 “anno della cultura e del turismo Italia-Cina” (si attendevano fino a 4 milioni di cinesi) e invece il coronavirus fa tremare tutto il comparto del mondo dei viaggi, tra cancellazioni e disdette, paura e penali. Per l’Italia il mercato cinese è tra i più importanti sia in termini di grandezza che per capacità di spesa (i visitatori del paese del Dragone muovono oltre 650 milioni di euro con un incremento quasi del 41% lo scorso anno) e la paura legata alla propagazione del virus rischia di generare una serie di ripercussioni economiche su tutto l’indotto.

Per il turismo il contraccolpo è già stato immediato – commenta con l’ANSA il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – ma ci stiamo preparando a contare danni ancora più gravi. E non saranno perdite indifferenti, possiamo già dirlo. Sono infatti convinto che ancora non abbiamo percepito la vera dimensione del problema e che ancora non la sappiamo assolutamente tutta la storia. Penso che purtroppo il peggio debba ancora venire. Noi di cancellazioni e disdette ne stiamo già vedendo moltissime, specialmente a livello di gruppi e tour operator. La nostra speranza – ragiona Bocca – è che il fenomeno rimanga circoscritto in Cina. Se i contagi si allargassero in tutta Europa questo significherebbe metterci in difficoltà anche su tutti gli altri mercati. Penso ad esempio al mercato americano, che è molto sensibile a questi fenomeni. Se cominciassimo a parlare di casi a Parigi, casi a Londra, casi in Italia gli americani si tirerebbero indietro senza dubbio”.

Il mercato del Far East – dice il presidente degli albergatori italiani – è molto importante per gli alberghi in questo periodo di bassa stagione (che corrisponde al loro Capodanno in cui viaggiano molto) ed è una grossa fonte di business. Ieri abbiamo avuto una cancellazione di 50 camere per febbraio… Poi bisogna considerare che è un danno per gli alberghi di fascia lusso (perché il turista individuale è un turista con alta capacità di spesa) ma anche per tutti gli alberghi di fascia medio-alta perché i gruppi spendono di meno sull’accomodation e spendono tantissimo nello shopping, altro settore che sarà molto danneggiato”.

Astoi Confindustria Viaggi, l’Associazione che rappresenta il 90% del mercato del tour operating in Italia, da parte sua registra cancellazioni e un comprensibile calo di preventivi e di richieste per partenze e viaggi in Cina. “Ai clienti che avevano già effettuato prenotazioni per viaggi imminenti verso le aree interessate – spiegano – vengono proposte destinazioni alternative e, qualora si tratti di partenze future a medio o lungo termine, i clienti vengono invitati ad attendere l’evolversi della situazione”.

A fare i numeri dei connazionali che vanno in Cina per turismo o lavoro è Ivana Jelinic, presidente della Fiavet (“Ogni anno sono 200 mila italiani”) che ricorda come tutta l’area attorno a Wuhan sia interdetta ma anche molti dei monumenti cinesi anche a Pechino e Shanghai, solitamente maggiormente affollati, siano chiusi al pubblico. Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi Confesercenti, ricorda come sia opportuno “evitare i viaggi “fai da te” e rivolgersi a operatori professionali che sono direttamente in contatto sia con gli operatori locali sia con gli uffici della Farnesina”. Il Codacons sottolinea che i viaggiatori hanno “tutto il diritto di disdire senza alcuna penale i contratti” mentre “agenzie di viaggio e tour operator, al contrario, stanno applicando sanzioni “illegittime”.

 

Fonte: Ansa

Potrebbe interessarti:

  Tutte le bufale sul virus cinese
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti