Coronavirus, Alitalia ferma voli su Malpensa. Supermercati, le scorte ci sono

Print Friendly, PDF & Email

Alitalia ferma i voli su Malpensa per il Coronavirus, Confindustria: “Serve circolare che chiarisca quali siano le comprovate esigenze”. I rifornimenti alimentari sono garantiti in tutte le aree del Paese.


Alitalia sospende dal 9 marzo l’attività su Milano Malpensa. La compagnia operava da Malpensa tre collegamenti: con le Maldive, paese che ha chiuso i voli provenienti dall’Italia lo scorso 6 marzo, con Tokyo, volo già cancellato nei giorni scorsi e con New York, entrambi operati comunque da Roma Fiumicino. Nel comunicato la compagnia spiega come la decisione si aggiunga “alle razionalizzazioni già effettuate nei giorni scorsi per il calo dei passeggeri dovuto alle misure restrittive e alla minore propensione agli spostamenti”.

I rifornimenti alimentari sono garantiti in tutte le aree del Paese nei mercati e nei supermercati dove occorre “evitare inutili accaparramenti che favoriscono solo le speculazioni”. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla “inutile corsa agli acquisti che si è verificata in alcune realtà per cibi e bevande”, dopo il provvedimento varato dal Governo per contenere l’emergenza Coronavirus che introduce misure speciali per la regione Lombardia e 14 provincie di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche. “Su nostra sollecitazione sono stati pubblicati i chiarimenti sul trasporto merci e sul lavoro necessari a dare continuità alle attività produttive nelle campagne dove vanno seguiti i cicli stagionali, dalla semina alla raccolta e garantita la cura delle piante e l’assistenza e l’alimentazione degli animali allevati nelle stalle, ma anche la trasformazione industriale e le consegne per la distribuzione commerciale”, afferma in una nota il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Confesercenti lancia l’allarme per l’impatto sull’economia delle misure prese per contenere l’epidemia di coronavirus. “La salute pubblica è la priorità assoluta – dice la presidentessa Patrizia De Luise, commentando l’ultimo decreto – e con i nuovi provvedimenti anche l’emergenza per l’economia ha cambiato passo e i danni per le imprese rischiano di essere incalcolabili. Altissimo il tasso di micro, piccole e medie imprese – prosegue Luise – delle province isolate, decine di migliaia di attività del turismo, ma anche di negozi, bar, ristoranti e non solo, che sono o stanno per entrare in crisi: dovremo garantire a queste attività la sopravvivenza”. De Luise sottolinea che “servono da subito interventi: moratorie per scadenze fiscali ed agevolazioni speciali per l’accesso al credito”. Confesercenti aveva aggiornato ieri mattina, prima del decreto, le stime sull’impatto sull’economia dell’emergenza Coronavirus: la perdita di fino a 6,5 miliardi di consumi, interni e turistici, e 8 miliardi di Pil nel semestre, se la ‘fase acuta’ dell’allarme da contagio fosse durato fino ad aprile. Queste previsioni andranno ora ulteriormente riviste. “Ci troviamo di fronte ad una crisi che nessuno era preparato ad affrontare – osserva la presidente – ed è opportuno che tutti diano il proprio contributo: le nostre strutture territoriali si sono già attivate per informare e assistere le imprese in questa fase”.

Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio e presidente della federazione italiana dettaglianti alimentari, assicura che “non vi è nell’immediato il rischio di non reperire prodotti alimentari e i nostri lavoratori stanno garantendo questo servizio essenziale. Occorre però prestare attenzione alle misure previste dal Dpcm che i nostri associati hanno tutta l’intenzione di rispettare”. E Assolombarda sottolinea: “Alcuni chiarimenti al Dpcm che impatta su imprese e lavoratori: rientrano tra ‘comprovate esigenze lavorative’ tutte le attività di impresa. Nessun blocco ad attività produttive e lavorative né a trasporti e circolazione delle merci”.

E sul sito del  governo arriva una nota esplicatica del dpcm:Le merci possono entrare ed uscire dai territori interessati. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci”. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia aveva sottolineato che “bisogna tutelare i vari aspetti del lavoro, sia nelle fabbriche perché nella manifattura non si può applicare lo smartworking, sia per quanto riguarda il transito merci. Se si fermano le merci ci sarà un effetto collaterale negativo acceleratore sull’economia. Serve – aveva osservato Boccia – una circolare applicativa sulle merci”, che chiarisca se il transito è consentito o meno e quali siano le ‘comprovate’ esigenze di lavoro.

I pubblici esercizi riuniti nella Fipe – Confcommercio fanno sapere che “rispetteranno i provvedimenti annunciati nella notte dal Governo” ma fanno presente “che alcune disposizioni appaiono incoerenti e altre risultano di difficile applicazione, come la regola che riversa sulle imprese l’onere di tenere i clienti alla distanza di un metro. Oggi – sottolinea Fipe – centinaia di telefonate e appelli che chiedono la chiusura temporanea delle attività di Pubblico Esercizio, nella comprensibile preoccupazione – da imprenditori e da cittadini – per la salute di clienti, dei propri dipendenti e delle relative famiglie, come reazione alla difficoltà di gestione delle attuali disposizioni e nella speranza che questo sacrificio possa almeno servire ad accelerare il ripristino della normalità”. “Le perdite – rileva – stanno mettendo in ginocchio intere categorie” di un settore che riunisce 300mila imprese e un milione di lavoratori.

La City vede cataclisma per l’economia. Nata come un’ovvia emergenza sanitaria, l’epidemia di coronavirus spaventa ormai anche per le ripercussioni economiche su scala mondiale che minaccia di produrre. Con gli analisti costretti a rivedere, al ribasso, le previsioni per il 2020: e non solo per la Cina, dove si teme una contrazione nel primo trimestre dell’anno fino al 10% di una crescita già ridotta dal 6% al 5,4%, il tasso più basso dal ’90. Un contraccolpo di cui, all’ombra della City, alcuni economisti britannici stanno provando – come altri – a misurare l’entità globale in prospettiva con stime tutt’altro che tranquillizzanti. Fino a evocare perdite potenziali per l’economia complessiva del pianeta pari alla mirabolante cifra di oltre “1,1 trilione di dollari”: mille e cento miliardi, difficile da dire e ad pensare. Ad alimentare gli allarmi d’oltre Manica è arrivata questa settimana pure la notizia della bancarotta di Flybe, compagnia aerea locale britannica da tempo in crisi su cui gli effetti dell’emergenza Covid-19 si sono abbattuti come un colpo di grazia.

 

Potrebbe interessarti:

  L’effetto coronavirus sul turismo italiano
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti