Destinazione Italia, cosa vedere a Ferrara

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#andràtuttobene, viaggio alla scoperta delle meraviglie di Ferrara.


Salve Ferrara, co ‘l tuo fato in pugno

ultima nata, creatura nova 

de l’Appennin, del Po, del faticoso 

dolore umano!  

(Giosuè Carducci)

 

In un periodo senza precedenti nella storia repubblicana come questo, caratterizzato dal diffondersi dell’epidemia da Coronavirus che ha costretto gli italiani a rimanere in casa, quale occasione migliore per riscoprire le bellezze della penisola? Ferrara, in Emilia Romagna, è un fulcro di cultura e tradizione che, grazie alle ricchezze rinascimentali, alle delizie estensi e al suo Delta del Po, ha ottenuto il riconoscimento di patrimonio dell’Umanità UNESCO. Non solo chiese e castelli ma anche leggende, cibo e pedalate: Ferrara infatti è nota come “capitale della bicicletta”, grazie al suo territorio pianeggiante e agli eventi dedicati al cicloturismo. Ecco 5 luoghi da visitare a Ferrara.

 

1. Castello Estense 

Fonte: Ferrara Terra e Acqua

Uno dei simboli di Ferrara è sicuramente il Castello Estense, edificato per volere di Niccolò II d’Este che, a seguito di numerose rivolte, decise di erigere il 29 settembre 1385 il Castello di San Michele, come strumento di controllo e di difesa per sé e per la sua famiglia, incaricando l’ingegnere di corte Bartolino da Novara per la costruzione dell’edificio. Successivamente il castello venne abbellito e da fortezza divenne la residenza reale di una delle più importanti famiglie del rinascimento. Il castello è circondato da un ampio fossato ed è dotato di quattro torri: la Torre Marchesana, la Torre di San Paolo, la Torre di Santa Caterina e la Torre dei Leoni, dalla quale è possibile ammirare un’ampia panoramica della città di Ferrara. All’interno del Castello è presente un museo, allestito dall’architetto Gae Aulenti, che permette di conoscere la storia architettonico-culturale dell’edificio grazie ad un percorso narrativo.

La leggenda dei fantasmi 

Il Castello Estense è noto per la leggenda dei fantasmi. Nel 1418 venne celebrato il matrimonio tra Niccolò III d’Este e Laura Malatesta, detta Parisina. Uno dei figli di Niccolò, Ugo, avuto dalla prima moglie, non gradì affatto la presenza della giovane matrigna di appena quindici anni. Niccolò, per cercare di arginare i loro rapporti, invitò Ugo ad accompagnare Parisina dai genitori a Loreto, tanto che i due si innamorarono, cercando di tenere in assoluto segreto il loro rapporto. Con l’arrivo della peste, Niccolò IIII d’Este invitò i due giovani a proteggersi in una villa di campagna, dove vennero colsi di sorpresa da alcuni servi durante un momento di intimità. Niccolò III d’Este, dopo essere stato informato del tradimento, rinchiuse i due giovani nella Torre dei Leoni per dodici giorni e decretò che venissero poi decapitati, assieme a tutte le donne adultere di Ferrara.  La leggenda narra che le anime dei due giovani amanti piangano ancora oggi all’interno della cella della Torre dei Leoni, assieme a quelle di tutte le donne decapitate.

 

2. Palazzo dei Diamanti

fonte: wikipedia

Un’altro simbolo di Ferrara e dell’architettura rinascimentale è il Palazzo dei Diamanti, così denominato per la forma degli oltre 8.500 blocchi di marmo che compongono le due facciate esterne all’edificio. Venne costruito per volere di Sigismondo d’Este, fratello del Duca Ercole I d’Este nel 1492, che incaricò Biagio Rossetti per la progettazione. All’interno del Palazzo è presente un chiostro al cui centro è posto un pozzo in marmo ed è sede oggi di due importanti musei: la Pinacoteca Nazionale e lo Spazio Espositivo.

 

3. Parco Massari 

fonte: Ferrara Terra e Acqua

Il Parco Massari è un polmone verde della città di Ferrara, con una superficie di circa quattro ettari ospita al suo interno alberi particolari come tassi, ginkgo biolca e platani. In passato era il giardino del cinquecentesco Palazzo Massari, al cui interno si trovava labirinto di siepi che venne poi rimosso per ragioni di sicurezza. Oggi aperto al pubblico, il parco è accessibile da due varchi, il primo situato in corso Porta Mare e il secondo  in corso Ercole I d’Este.

 

4. Scalone d’Onore

Fonte: ig @visitferrara

Lo Scalone d’Onore è la scalinata che si trova in Piazza Municipale a Ferrara. Venne costruito dall’architetto Pietro di Benvenuto dagli Ordini che progettò fondendo elementi gotici e medievali. La scalinata venne costruita in due fasi: dapprima scoperta e successivamente con l’aggiunta delle colonne marmoree in stile veneziano, della copertura in stile rinascimentale e della cupola.

 

5. Palazzo Schifanoia

Il Palazzo Schifanoia venne costruito per volere di Alberto V d’Este nel 1385, desideroso di trascorrere le giornate in un luogo destinato all’ozio, come è deducibile da significato del nome ossia “schivar la noia”. Il palazzo è a forma quadrangolare e al suo interno sono presenti numerose sale affrescate come il Salone dei mesi, realizzato da Baldassare d’Este, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cosa, in cui sono rappresentati i mesi dell’anno ai quali vengono corrisposti segni zodiacali e allegorie.

 

Curiosità: Ferrara “capitale delle biciclette” 

Ferrara, per il territorio pianeggiante, è ideale da percorrere in bici, tanto da essere rinomata anche come la “capitale delle biciclette”. La città si tinge durante l’anno di attività all’insegna del cicloturismo, con iniziative e festival come la pedalata notturna BikeNight, itinerari ciclistici lungo il territorio estense, gare ciclistiche come il Granfondo del Po e servizi per il noleggio a due ruote.

 

Cucina ferrarese 

Ferrara è famosa non solo per la storia e l’architettura, ma anche per la cucina. Diverse sono le pietanze ferraresi, come la salama da sugo, il pasticcio di maccheroni, il cotechino e i cappellacci di zucca ferraresi.

I cappellacci di zucca ferraresi è uno dei piatti più noti della tradizione culinaria ferrarese, ed è composto da farina, uova, zucca gialla, parmigiano, noce moscata, burro per il condimento, sale e qualche foglia di salvia. Risale al 1584 da Giovanni Battista Rossetti che, a pochi anni dall’inizio della diffusione nelle campagne ferraresi dell’ortaggio, scrisse la ricetta nell’opera “Dello scalco” durante il regno di Alfonso d’Este. L’etimologia del piatto dovrebbe derivare da “caplaz“, termine utilizzato per indicare la forma della pasta che ricorda quello dei cappelli di paglia dei contadini ferraresi.

 

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