Borgianni nella Roma di Caravaggio, le pillole online di Palazzo Barberini

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Palazzo Barberini e Orazio Borgianni, l’artista che si smarcò dal genio della luce.


Doveva essere l’occasione per un incontro ravvicinato con un maestro della pittura meditata, lontana dal gesto impetuoso del sommo Caravaggio. La elegante monografica dedicata da Palazzo Barberini a Orazio Borgianni, ‘genio inquieto’ nella Roma del genio della luce – chiusa all’indomani della inaugurazione a causa della pandemia – punta quindi sulle ‘pillole’ online che il curatore Gianni Papi offre agli appassionati ogni venerdì sui canali social delle Gallerie Nazionali di Arte Antica per illustrare il lavoro di studio e ricerca che la rende preziosa.

All’alba del Seicento Borgianni (1574-1616) creò capolavori elaborando le esperienze maturate nelle terre padane di Parmigianino e Tintoretto, poi nel lungo soggiorno trascorso nella Spagna di El Greco, e infine nella Città Eterna dove conobbe di persona Michelangelo Merisi. Per indole e circostanze, l’artista si trovò coinvolto in conflitti, scontri, tentativi di omicidio e a subire da un amico un tradimento da cui non si riprese più. La mostra descrive la grandezza di un pittore che seppe distinguersi da Caravaggio seguendo un percorso autonomo che per certi versi anticipò il Barocco e racconta un’avventura umana segnata dalle passioni e dalle delusioni.

È la prima esposizione su Borgianni, che tornò nella sua Roma nel 1605, in piena rivoluzione caravaggesca – spiega Papi – con quadri eseguiti nei dieci anni successivi, l’80 per cento della sua opera conosciuta con i maggiori capolavori. Quello che però qui si vuole ribadire è che definirlo un seguace di Caravaggio è quanto mai riduttivo”. In lui, osserva il curatore, emergono tutte le componenti culturali che lo avevano influenzato fino allo stesso Caravaggio, “un mix in un linguaggio innovativo alternativo al naturalismo caravaggesco che dà vita a un filone fecondo e ricco, con aperture al Barocco e a una pittura più soffice, seguito da una serie di artisti legati fortemente alle novità introdotte da Borgianni”.

Tre sale ospitano 18 capolavori, altre tre sono dedicate a 17 opere di artisti che subirono la sua influenza, da Giovanni Lanfranco a Simone Vouet, Giovanni Serodine, Antiveduto Grammatica. “La pittura di Borgianni – fa notare Papi – è sofisticata, molto lavorata, non era una pennellata di getto, ma un lavoro che affonda le sue radici nella cultura raffinata del Cinquecento”. Tra le gemme in mostra, colpisce il fascino straordinario del “Cristo fra i dottori” – prestito del Rijksmuseum di Amsterdam – una “implacabile inquadratura caravaggesca” con un linguaggio pittorico che rappresenta però “un’alternativa personale e piena di futuro a quello di Merisi”. Dalla sacrestia della Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane, distante nemmeno cento metri da Palazzo Barberini, arriva “San Carlo Borromeo visita gli appestati”. Tre opere – tra cui la Sacra Famiglia con S. Anna – provengono dalla Fondazione Roberto Longhi, lo storico dell’arte che considerava il pittore suo autore prediletto.

Due gli autoritratti, uno del 1614 dalle collezioni di Palazzo Barberini, l’altro di poco successivo, dall’Accademia Nazionale di San Luca, descrive l’autore malato e ormai prossimo alla morte. A contribuire alla fine prematura di Borgianni fu la depressione seguita allo scippo che il suo amico e socio Gaspare Celio organizzò ai suoi danni alla fine del 1613, soffiandogli con l’inganno l’onorificenza che gli era stata promessa di Cavaliere di Cristo del Portogallo da parte del Re di Spagna. Il tradimento gettò nello sconforto il pittore che di lì a poco si ammalò di tubercolosi e morì nel 1616 a 41 anni.

Sembra strano che il biografo di Borgianni sia proprio quel Giovanni Baglione che nel 1606 aveva denunciato lui e il pittore Carlo Saraceni accusandoli di essere stati i mandanti del suo ferimento in un agguato sui gradini di Trinità dei Monti. Molto potente all’interno dell’Accademia di San Luca e contrari al partito degli “aderenti al Caravaggio”, Baglione anni dopo ebbe toni commossi descrivendo il tradimento subìto dal pittore e la depressione che lo travolse. È proprio lo stesso artista-biografo a parlare dei rapporti burrascosi tra Borgianni e Caravaggio, “che mal di lui grandemente diceva”, pronti in qualche caso a mettere mano alla spada se qualcuno non si fosse mezzo in mezzo a dividerli.

 

Fonte: Ansa

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