Turismo. Ristoranti allo stremo, la protesta in tutta Italia

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Ristoranti allo stremo scendono in campo e consegnano le chiavi dei loro esercizi commerciali ai sindaci #risorgiamoItalia


Il comparto della ristorazione è sceso in campo in tutta Italia e ha consegnato ai sindaci una chiave a emblema dei loro esercizi costretti alla chiusura anche dopo il 1 giugno, data prevista dal Governo per l’open day, se non saranno adottati nuovi provvedimenti.

La protesta segue il flash mob del 28 aprile che ha visto le insegne dei locali illuminate, le porte d’ingresso aperte, gli interni vuoti.

In un’Italia ancora chiusa e deserta, le serrande abbassate e i dehors vuoti emanano un senso di paura del futuro.

La paura di non farcela, di essere affogati dai costi insoluti dei mesi del lockdown e da quelli nuovi legati ai costanti adeguamenti sanitari, alla logistica dei tavoli, alla diminuita capienza delle aree destinate ai clienti.
La paura che non si tornerà alla normalità prima del 2021, che la clientela non si sentirà sicura nonostante le precauzioni, che non sarà rilassante e piacevole passare il tempo in una cena fatta di guanti, mascherine, pannelli separatori, distanze.

La FIPE ha previsto che circa 50.000 esercizi chiuderanno con una perdita di lavoro per 350.000 dipendenti. Che non sono numeri. Sono persone come tutti noi, con famiglie, spesa da fare, bollette da pagare, affitti, mutui.

Cosa chiede il comparto della ristorazione al Governo per ripartire e uscire dalla crisi senza essere condannato alla chiusura

1. Regole chiare

Appena gli esercizi di somministrazione riapriranno saranno giustamente soggetti ai controlli del rispetto delle nuove regole per contenere la pandemia.

Cosa chiedono?

Un’amministrazione locale collaborativa e non meramente sanzionatoria.
Che l’amministrazione comunichi preventivamente e in modo univoco le norme a cui attenersi, in quanto spesso le prescrizioni non sono facilmente identificabili causa la farraginosità del sistema normativo.

Se ciò non avvenisse, chiedono che alla prima verifica gli addetti ai controlli indichino agli esercenti quali delle prescrizioni non hanno eventualmente rispettato e che le sanzioni siano applicate se, a seguito di seconda verifica, non siano state osservate le indicazioni date in precedenza.

2.Affitti

La mancanza di entrate non ha permesso il pagamento delle locazioni e il credito d’imposta non è servito. Molti commercianti non hanno potuto pagare né l’uno né l’altro.

Cosa chiedono?

Che relativamente agli immobili che fanno capo a enti finanziari, assicurazioni, società immobiliari, immobiliaristi, confraternite, il credito di imposta sia assegnato a favore della proprietà in quanto soggetto più forte economicamente.

3. Utenze

Sono sospesi fino alla riapertura i distacchi in caso di ritardo nei pagamenti. Chi aveva un po’ di liquidità ha continuato a pagare regolarmente, ma a breve non potrà più farlo

Cosa chiedono?

Che siano scontate del 50% e che siano concesse dilazioni.
Che in caso di ritardo le utenze non siano sospese, cosa che andrebbe ad aggravare la già difficile situazione di ripresa.

4. Contributi economici

Il finanziamento fino a 25.000€ al tasso dell’1,2 % circa e non a zero come era stato prospettato dal Governo, non servirà per riavviare le attività.
Se non saranno presi provvedimenti, sarà utilizzato per saldare le locazioni arretrate, le utenze arretrate, le forniture, i tributi sospesi più quelli correnti.
Le aziende saranno doppiamente indebitate.
Il rischio è che diventino terreno di caccia della malavita organizzata.

Cosa chiedono?

Finanziamenti a fondo perduto.
Finanziamenti a lungo termine e a un tasso zero reale.

4. Pagamenti di tributi e F24

Cosa chiedono?

Che siano congelati almeno fino a ottobre

5. Estensione della cassa integrazione

 

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