L’italiano non italiano della Val di Chiana

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La Val di Chiana Senese unisce la Toscana e l’Umbria, la provincia di Siena e quella di Arezzo, spingendosi a sud verso quella di Viterbo, e a occidente verso la Val d’Orcia e il massiccio del Monte Amiata. Un territorio non separato da confini naturali come montagne o fiumi, aperto da sempre alle contaminazioni culturali, ma che, tuttavia, è riuscito a mantenere integro il proprio patrimonio di saperi, di sapori e di tradizioni. 

Parlando degli abitanti di quest’area, che copre 10 comuni,  vale la pena di dire qualcosa sui loro tratti caratteriali. Al riguardo, è stato praticamente detto e scritto di tutto, tracciandone una specie di identikit ormai noto anche all’estero per certi connotati quasi proverbiali dati da sagacia, arguzia, verbosità pungente e amore possessivo per le tradizioni. In ogni borgo, in ogni centro grande o piccolo, ci sono tanti “toscanacci” autentici che possono essere l’anziano cantiniere, il benzinaio, il negoziante o anche l’altero professionista, che riesce al momento opportuno a far trasparire il carattere del chianino doc con una battuta fulminante e divertente, spesso di una profondità tale da evocare una cultura trasmessa da generazioni e generazioni. 

Quelle, che sembrerebbero solo delle macchiette fatte apposta per affacciarsi in un film di Pieraccioni o di Benigni, sono persone che esistono veramente, genuine, che fanno parte della quotidianità di questa terra. Qui tutti hanno una gran voglia di raccontare; non che l’affabulazione sia un dono esclusivo dei toscani, ma certamente la narrazione è nel loro DNA, figlio probabilmente della tradizione delle “veglie” che rientra a pieno titolo tra le più autentiche e partecipate della campagna senese. E a questo punto, è doverosa una brevissima nota sulla lingua che si parla nella Val di Chiana Senese: uno studioso molto celebre ha citato il triangolo di territorio posto tra Chianciano Terme, Montepulciano e Pienza come il luogo dove istintivamente si parla l’italiano più puro. Si dice che non esiste un dialetto.

Gli abitanti del luogo amano affermare che la loro lingua sia un ‘italiano non italiano’, perché viene utilizzato in modo spigoloso, squadrato come il bugnato delle facciate di certi palazzi rinascimentali, e in modo abbastanza puro ma con risultati non sempre comprensibili per i forestieri. Non esiste un dialetto e parlano un italiano molto “pulito”e ciò è vero.  Questo italiano, però, è tutto un modo di dire, tutto un proverbio, tutto una parafrasi comprensibile solo agli abitanti del luogo. come un gergo fra iniziati a chissà quali misteri. In qualche modo, questo italiano è il più incomprensibile che si parli in Italia.

Fonte: https://www.visittuscany.com

 

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