Palazzo Massimo riapre e svela le nuove ricerche sui bronzi ellenistici

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Roma. La sede di Palazzo Massimo del Museo Nazionale Romano ha riaperto le porte al pubblico presentando sotto una nuova luce due capolavori bronzei di epoca ellenistica: il Pugile e il Principe ellenistico. Si è concluso il cantiere per la manutenzione conservativa straordinaria delle statue bronzee, sospeso all’inizio di marzo per l’emergenza sanitaria.


La sede di Palazzo Massimo del Museo Nazionale Romano riapre le porte al pubblico presentando sotto una nuova luce due capolavori bronzei di epoca ellenistica. Si è infatti concluso il cantiere per la manutenzione conservativa straordinaria delle statue bronzee del Pugile e del Principe ellenistico, sospeso all’inizio di marzo per l’emergenza sanitaria.

Le statue, originali del II e I secolo a.C., raffigurano un pugile a riposo (attribuito da alcuni studiosi al grande artista Lisippo del IV secolo a.C.) e un personaggio in nudità eroica. Le sculture sono state ritrovate alla fine dell’Ottocento a Roma, nell’attuale via IV Novembre, durante i lavori di costruzione del Teatro Drammatico Nazionale, nel luogo in cui si trova oggi il palazzo dell’INA. Entrambe le opere sono state realizzate con la tecnica della fusione a cera persa, ma presentano differenze tecniche fra cui la composizione delle leghe, con quantità diverse di rame, stagno e piombo che nel Pugilatore consentono effetti di policromia.

L’intervento conservativo è stato coordinato da Mirella Serlorenzi, responsabile della sede di Palazzo Massimo, su progetto di Anna Rapinesi, direttore dei lavori di restauro del Museo Nazionale Romano. Generosamente sostenuto dall’associazione senza scopo di lucro “Mecenati della Galleria Borghese – Roman Heritage onlus”, il cantiere ha compreso anche la produzione di un video visibile al pubblico, in cui sono ripercorse tutte le fasi della lavorazione.

L’attività di manutenzione ha costituito un’occasione straordinaria per lo studio tecnologico della bronzistica antica. In particolare, l’esame della superficie interna del Pugile durante l’intervento ha dato il via a una nuova importante fase di studi specialistici sulla tecnologia di fabbricazione della statua, tuttora in corso, in cui si associano tecniche di visualizzazione ravvicinata, indagini diagnostiche e metodi di verifica attraverso prove di archeometallurgia sperimentale.  La statua ha restituito con sorpresa un campione delle terre di fusione ancora conservate al suo interno. Saranno adesso analizzate con i più sofisticati metodi di ricerca consentendo di trovare nuove risposte ai molti interrogativi che ancora circondano queste opere.

Gli studiosi hanno lungamente dibattuto se le statue del Principe ellenistico e del Pugilatore siano da attribuire a una stessa mano – addirittura secondo alcuni potrebbero essere pertinenti a un gruppo scultoreo – ovvero, se le due sculture siano frutto di officine diverse. ​Presto i risultati delle ricerche permetteranno di capire quale delle due ipotesi sia corretta, rispondendo finalmente a un interrogativo rimasto lungamente irrisolto.

Con lo studio di archeometallurgia in corso sulle due statue bronzee, si osserveranno le tecniche di fusione, le riparazioni antiche di piccoli difetti della fusione stessa, la modalità di realizzazione dello stampo a cera persa e di saldatura delle parti della statua, e ogni altro elemento utile a capire i sistemi di lavorazione ed esecuzione.

Nel mondo antico, accanto alla produzione della statuaria scolpita in marmo, era ampiamente diffusa la realizzazione di statue bronzee, tuttavia solo un numero esiguo di sculture fuse nella preziosa lega metallica sono attualmente conservate. Gli esemplari sfuggiti alla rifusione del metallo nelle epoche successive sono prevalentemente esito di scoperte fortuite, come i ritrovamenti subacquei di statue disperse in occasione di naufragi o in rari ed eccezionali contesti di scavo. La statuaria greca in bronzo ci è nota anche, in una forma indiretta riflessa, attraverso le copie romane in marmo. Le copie venivano confezionate in qualità di fedeli riproduzioni delle più celebri sculture greche in bronzo, mediante la realizzazione di calchi in gesso, rilevati direttamente sull’opera originale allo scopo di essere utilizzati come modelli nelle botteghe di copisti di età romana.

 

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