Experience all’aria aperta e digitalizzazione. Le soluzioni per fronteggiare la crisi dell’enoturismo

Print Friendly, PDF & Email

Diversificare le proposte è l’elemento chiave per fronteggiare la crisi che sta colpendo il settore enoturistico a causa della pandemia da covid-19, con maggiore digitalizzazione, offerte online e experience all’aria aperta di prossimità. 


Garantire il sostegno economico da parte delle istituzioni e incentivare la digitalizzazione. Sono le prospettive per l’enoturismo sottolineate durante il webinar organizzato per discutere della crisi che sta vivendo il settore a causa dell’emergenza sanitaria da covid-19.

Il lockdown primaverile ha determinato un drastico calo delle presenze con un conseguente cambiamento delle attività proposte dalle cantine guidate. Secondo l’indagine condotta dal Wine Tourism International Think Thank le visite guidate e le degustazioni negli spazi aziendali sono scese rispettivamente del 24% e 25% rispetto al periodo pre-pandemia.

Ma se l’emergenza sanitaria ha causato una calo delle presenze per le visite guidate e le degustazioni, differenze significative si riscontrano per altre offerte come le experience da svolgersi all’aria aperta, come i picnic con una crescita del 9%, le degustazioni di vino nei vigneti con una crescita del 6% e la vendita di vini attraverso lo shop aziendale con una crescita del 4%.

Il turismo all’aria aperta a contatto con la natura, che ha fortemente segnato il trend dell’estate 2020, ha riscosso consensi positivi anche per il settore vinicolo, e dalle indagini condotte risulta che le mete predilette sono quelle di prossimità non lontane da casa. Turisti residenti e piccoli gruppi di persone del luogo, che ricercheranno proposte e servizi ad hoc, come viene confermato dal portale Divinea, che sottolinea la presenza di sempre più italiani e meno stranieri, a differenza del periodo pre-lockdown primaverile: secondo il portale prima dell’emergenza sanitaria il 53% delle esperienze era acquistato da turisti internazionali (in primi americani), mentre quest’estate il 73% era rappresentato da turisti italiani.

Mete di prossimità, experience all’aria aperta ma anche digitalizzazione. Sono tanti i settori che hanno a causa della pandemia da covid-19 hanno dovuto introdurre nuove modalità per svolgere le proprie attività in sicurezza. La digitalizzazione è arrivata anche per il settore dell’enoturismo, anche se è un processo che deve essere ancora implementato. I numeri emersi dalle indagini sottolineano come la digitalizzazione nelle cantine italiane sia inferiore rispetto a quelle spagnole. Il 22% delle vendite di proposte enoturistiche attraverso i canali online in Italia risulta al 22% contro il 29% della Spagna e, secondo una ricerca condotta dall’Associazione Italiana Turismo Enogastronomica risulta che solo un terzo delle cantine italiane vende degustazioni virtuali, talk online, virtual tour e propri vini attraverso il proprio sito. È necessario quindi incentivare la digitalizzazione per le cantine italiane e facilitare la commercializzazione delle proposte create dalle cantine, come avviene in California, dove l’e-commerce aziendale raggiunge il 99%. Lo stato americano attraverso il portale Discover California Wines mette infatti a disposizione degli utenti una mappa interattiva che consente di visualizzare tutte le esperienze digitali per data, località e tipologia. Questa modalità di fruizione consente di rendere più coinvolgenti le degustazioni online, arricchite con narrazioni, playlist musicali e video.

Diversificare le proposte è l’elemento chiave per far fronte alla crisi che sta colpendo il settore enoturistico a causa della pandemia da covid-19, ed è fondamentale che il settore sia supportato e aiutato nel processo di innovazione attraverso supporti, quali sovvenzioni e presiti garantiti, formazione e incentivi per le vacanze.

La crisi può essere dunque un elemento di stimolo alla digitalizzazione del settore sia per gli imprenditori che operano nel comparto enoturistico, come afferma il Presidente del Movimento del Turismo del Vino Nicola D’Auria: “non possiamo non segnalare un bisogno di fare quel passo digitale in avanti, a livello delle singole aziende, ma soprattutto a livello nazionale, evidenziato anche dal confronto con gli altri paesi europei. La crisi può essere lo stimolo giusto, sia per noi vignaioli sia per le istituzioni, per andare in questa direzione e realmente aiutare un comparto che, grazie alla sua doppia natura di agricoltura e turismo, coinvolge con reti e collaborazioni moltissimi enti, attività e realtà sul territorio” – ha dichiarato.

 

Consorzio Chianti: crolla del 70% il consumo del vino
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti