Come comunicano i musei durante il lockdown? La risposta nei dati Icom

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Cosa hanno fatto i musei durante il lockdown per continuare a portare avanti la loro missione educativa? Ce lo svelano i dati dell’Icom, l’International Council of Museums che ha monitorato le attività digitali dei musei nazionali e internazionali nel periodo di chiusura forzata.


Turismo fermo, musei svuotati. Il settore culturale è stato uno delle principali vittime della pandemia da Covid-19. La chiusura dei musei durante il lockdown ha portato grosse perdite economiche, ma ha costretto anche le istituzioni museali a reinventarsi e a impostare nuove modalità di interazione con il pubblico.

Un’opportunità di rinnovamento che è passata quasi ovunque attraverso il digitale: realtà in cui i musei erano già immersi da anni, ma che durante la pandemia ha registrato uno sviluppo senza precedenti. Per i musei chiusi, la comunicazione online è stata l’unica via per mantenere  un contatto con i visitatori e per continuare a portare avanti la loro funzione educativa.

Tutti i musei si sono attrezzati per rispondere alla nuova esigenza di comunicare, non tutti però sono riusciti a raggiungere risultati rilevanti in termini di espansione e coinvolgimento del pubblico. È quanto hanno messo in luce i dati delle indagini Icom – International Council of Museums – durante il convegno La comunicazione digitale dei Musei: sfide e opportunità ai tempi del Covid-19, realizzato in collaborazione con la Regione Lombardia e andato in onda in diretta Youtube il 17 dicembre 2020.

La cultura passa attraverso i social: in Italia…

Alla prima indagine Icom, relativa al primo lockdown di marzo-maggio 2020, hanno risposto 354 musei nazionali. Tra le evidenze emerse c’è la nuova funzione della comunicazione online: se un tempo i social venivano usati principalmente per ricordare appuntamenti in sede – visite guidate, conferenze e laboratori – durante il lockdown sono diventate protagoniste le collezioni, non più visitabili di persona.

Il 90% dei musei intervistati ha dichiarato di aver realizzato contenuti ad hoc per i social media, dimostrando così di aver compreso le peculiarità del mezzo digitale rispetto alla comunicazione tradizionale. Oltre il 35% delle istituzioni ha aperto nuovi canali social, ma solo nel 16% dei casi sono state utilizzate risorse economiche specifiche per far fronte alla situazione. Buona attenzione è stata data alle scuole, per cui il 67,99% dei musei ha realizzato attività specifiche.

Come vengono seguite le campagne di comunicazione online? Più dell’80% dei musei ha dichiarato di monitorare i risultati delle proprie attività digitali, ma di questi il 40% non ha presentato risultati in grado di confermare la risposta.

A novembre 2020 l’Icom ha proposto una seconda indagine per esplorare l’evoluzione della comunicazione digitale dei musei italiani. A questa indagine di follow up hanno risposto soltanto 130 musei. Finito il primo lockdown la maggior parte di loro è riuscita a riaprire le porte al pubblico, anche se solo parzialmente (28,2%). La riapertura non ha però compromesso il programma delle attività online: la comunicazione digitale è stata mantenuta a livelli comparabili al periodo di lockdown (44,9%) o è addirittura aumentata o migliorata (33,4%). Questo risultato può essere attribuito anche all’aggiornamento professionale degli operatori museali, che nel 70% dei casi hanno partecipato a corsi o webinar di formazione sulla comunicazione digitale.

In vista del secondo lockdown, i musei si sono fatti trovare preparati implementando ulteriormente la comunicazione online: il 45,85% ha dichiarato di avere introdotto altre novità, come nuovi canali e/o nuovi prodotti digitali.

…e nel mondo

Anche i musei internazionali durante il lockdown hanno assistito a un’impennata delle attività digitali: visite virtuali, post sui social media, interazioni a distanza col pubblico. La corsa al digitale ha dimostrato la creatività del settore museale, ma spesso ha anche messo in luce alcune debolezze strutturali in termini di risorse, personale e maturità dei contenuti prodotti.

Solo il 21% delle istituzioni intervistate ha a disposizione del personale dedicato a tempo pieno alle attività digitali. Il 49,4% dei musei ha destinato alle attività digitali tra lo 0 e il 5% del proprio budget. Nonostante le difficoltà, le attività digitali sono continuate ad aumentare nell’estate 2020: il 28% dei musei ha avviato o incrementato processi di digitalizzazione delle collezioni; il 36,5% ha avviato o incrementato programmi o corsi online e il 45,7% ha avviato o aumentato le sue attività social.

La maggioranza dei musei internazionali ha compreso la necessità di ripensare la strategia digitale (76,6%) e di aumentare l’offerta digitale (74,8%), tuttavia sembra più propensa a raggiungere questi obiettivi ricorrendo al personale interno, debitamente formato (53,8%) piuttosto che aumentando il personale (28,7%).

 

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