La Nuova Pilotta di Parma, una rinascita che parla al presente

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Al complesso monumentale della Nuova Pilotta di Parma sono in corso lavori di riqualificazione con l’obiettivo di creare un museo contemporaneo e in linea con gli standard internazionali.


Se vogliamo che i musei siano strumenti adatti al tempo in cui viviamo, la nostra missione deve essere la comprensione del passato, non l’esaltazione. Noi non dobbiamo addobbare stanze, ma rendere accessibile il nostro patrimonio per permettere di capire cosa recuperare e cosa rifiutare: i valori vanno continuamente rinegoziati”. Sta realizzando l’obiettivo di creare un museo finalmente contemporaneo e in linea con gli standard internazionali Simone Verde, direttore della Nuova Pilotta di Parma, splendido complesso monumentale di oltre 40mila metri quadrati, da molti mesi oggetto di una completa riqualificazione. Un’impresa di certo non semplice, che riguarda la risistemazione degli spazi ma anche la rivoluzione dal punto di vista scientifico di un luogo che Verde, intervistato dall’ANSA, non esita a definire “incredibile, unico al mondo, elaborato agli inizi del 1500. E’ come un fossile degli inizi della museologia”.

Insediatosi nel 2017, il direttore ha messo mano a un’istituzione mastodontica, non del tutto valorizzata, in cui finalmente grazie a un provvedimento del Mibact del 2016 è stato possibile riunire le tante realtà di grande prestigio che ruotano attorno a Palazzo della Pilotta, rimaste separate troppo a lungo: lo spettacolare Teatro Farnese, ultimato nel 1619 e inaugurato nel 1628, la Galleria Nazionale di Parma, che ospita la prestigiosa collezione d’arte dei Farnese creata a partire dal Rinascimento (tra i capolavori anche la Scapiliata di Leonardo da Vinci), il Museo Archeologico Nazionale di Parma, istituito nel 1760, la Biblioteca Palatina, realizzata nel 1761, il Museo Bodoniano, il più antico museo della stampa in Italia, inaugurato nel 1963. “Quando sono arrivato alla Pilotta c’erano grossi problemi sia per la conservazione che per la gestione, anche delle parti architettoniche. Le collezioni erano in condizioni non buone e c’era un grande caos scientifico”, spiega, “allora abbiamo intrapreso un’opera di risanamento e riqualificazione, che ha significato anche riconcepire l’istituzione dal punto di vista museologico. Valorizzazione e tutela del resto devono andare assieme: stiamo realizzando un progetto di rigenerazione scientifica e intellettuale costato 5 milioni di euro, forse anche di più, tutti fondi pubblici, a cui si uniscono altre sponsorizzazioni private”.

I lavori sono ancora in corso e non si sono mai fermati, neppure durante il lockdown, periodo “usato per mandare avanti la progettazione del nuovo museo. Noi siamo il museo in Italia che probabilmente ha aperto più cantieri, ne abbiamo 7 aperti in parallelo”, spiega. Il volto della Nuova Pilotta è dunque ormai modificato da ambienti “rigenerati”, restauri di opere e soprattutto dall’apertura di nuove sezioni, con “nuovi allestimenti che sono frutto di un lavoro di ricerca: si tratta di mostre permanenti, che resteranno fino a che sarà valido l’impianto scientifico. Poi si cambierà”, dice Verde. Molti anche i progetti di collaborazione per unire all’arte il teatro, la musica, il cinema; anche un canale dedicato (attivo dal 29 dicembre) nato dalla collaborazione con QubìTv, webtv on demand.

“Il museo deve essere in fieri, perché deve documentare quello che succede nella ricerca scientifica. Purtroppo i musei che fanno ricerca sono pochi. Ancora siamo troppo legati alla dimora storica, e facciamo allestimenti che restituiscono un’idea di monumentalità e decoratività degli spazi”, prosegue, sottolineando la particolarità della Pilotta anche dal punto di vista “dell’iconografia architettonica. Al centro c’è uno scalone monumentale, copiato dall’Escorial, ed è il primo scalone imperiale costruito in Italia. Qui però non dobbiamo stupire il pubblico con la bellezza dei reperti, perché il museo è un luogo in cui si acquisisce consapevolezza della storia.

Ecco perché abbiamo inserito una sezione con la storia delle collezioni, proprio per capire perché alcune opere sono diventate importanti per una comunità in un determinato momento”. Se i musei sono in difficoltà è perché “nessuno li reinventa, per questo ci vanno in pochi. Sono luoghi che devono trovare un’utilità nel presente: ogni museo è una forma di scuola, non per l’educazione ma per la ricerca. Portare gli studenti nei musei non significa inculcare i valori nei più piccoli, ma offrire alle scuole strumenti di emancipazione e di confronto tra narrazioni storiche e documenti”, afferma. Quale deve essere il ruolo dei musei? “Il museo deve essere un centro di ricerca vivo, partecipativo, presente sulla sfera pubblica e politica per creare cortocircuiti culturali. In Italia molti musei si sono lanciati verso questo rinnovamento grazie alla riforma Franceschini”.

Ha ritenuto giusto chiudere i musei nell’emergenza sanitaria? “Ognuno deve fare il proprio mestiere, ma credo che andassero chiusi: a volte ci sono degli atti simbolici che vanno fatti”. E della programmazione online che molte istituzioni culturali hanno messo in piedi cosa pensa? “In un mondo invaso dalle copie, il museo che espone gli originali mantiene un suo statuto a parte, che va preservato. Un’opera d’arte del passato esprime la cultura di una determinata epoca. Quindi credo che serva essere prudenti: il rischio è pensare che l’esperienza museale possa essere sostituita dalle copie, e non è così”.

Cosa bisogna fare per avvicinare i musei al grande pubblico? Potrebbe servire anche la fama di influencer come Chiara Ferragni o è contrario? “Non c’è niente di male, tutti ovviamente hanno diritto di entrare nel museo, ogni cosa va fatta però secondo i canoni del codice dei beni culturali”, dice. “In realtà, però, ai musei servono ricercatori e borse di ricerca: il pubblico lo attiriamo con mostre intelligenti e con attività artistiche contemporanee. Per questo alla Pilotta abbiamo collaborazioni con festival musicali, teatri, cinema: è molto importante aprirsi a linguaggi artistici contemporanei, dobbiamo rigenerare l’arte del passato attraverso forme di intellettualità del presente”.

Fonte: Ansa

 

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