Tornano a splendere i mosaici del Battistero di Firenze

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Si sono appena conclusi i lavori su quattro delle otto pareti del Battistero di Firenze. Obiettivo finire il restauro entro il 2021. 


I profeti, i vescovi e i cherubini raffigurati nei mosaici trecenteschi sulle pareti interne del Battistero di Firenze sono tornati a splendere grazie a un complesso intervento di restauro che ha portato gli studiosi a fare anche importanti scoperte. Si sono appena conclusi i lavori su quattro delle otto pareti del monumento e l’obiettivo dell’Opera di Santa Maria del Fiore è di finire tutto il restauro entro il 2021.

Anna Maria Giusti, già direttrice dell’Opificio delle pietre dure e consulente per il restauro, spiega che il lavoro “ha mirato a conservare quanto c’era, a integrare le lacune e a restituire, in questo caso si può dire davvero, lo splendore dei mosaici che sono nati per risplendere e in questo caso sono davvero tornati a farlo”. Dal prossimo lunedì, 25 gennaio, fa sapere l’Opera di Santa Maria del Fiore, inizierà lo smontaggio dei ponteggi sui lati restaurati, impalcature che saranno subito rimontate sugli altri su cui si deve intervenire. Oggetto dell’intervento sono le pareti interne del monumento fatte di marmo bianco, verde di Prato e mosaici. “Abbiamo avviato un grande cantiere di restauro dei paramenti interni – ha spiegato Samuele Caciagli, responsabile dell’area tecnica dell’Opera di Santa Maria del Fiore -, costituiti da oltre 1100 metri quadrati di superfici marmoree, 200 mq di decorazioni a mosaico, oltre 100 mq di dorature trattate in relazione ai diversi gradi di complessità, anche mediante l’applicazione di metodologie di restauro specificatamente studiate”.

Iniziato alla fine del 2017 dopo aver terminato quello delle facciate esterne e del manto di copertura, il restauro delle pareti interne si è rivelato molto complesso e ha interessato l’architettura, la struttura e la decorazione a mosaico. Durante i lavori, inoltre, sono emerse tante novità come l’impiego di una tecnica musiva che è un unicum tra quelle conosciute a oggi e la presenza di una cera pigmentata sul verde di Prato, utilizzata per coprire il bianco del calcare formatosi a causa delle infiltrazioni di acqua dalla copertura, rimossa durante il restauro per riportare alla luce il colore naturale della pietra. Non solo. Le tracce di foglia d’oro trovate su uno dei capitelli dei matronei sono state interpretate come la prova che conferma come in origine fossero tutti dorati. In occasione del restauro è stato inoltre effettuato un intervento di pulitura sul monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII, opera di Donatello e Michelozzo. “Il restauro del Battistero è stato interamente finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore – ha detto Vincenzo Vaccaro, consigliere dell’Opera – che dal 2017 ad oggi ha investito oltre un 1,5 milioni. Il progetto odierno non riguarda il restauro dei mosaici della cupola che eventualmente saranno oggetto di un successivo restauro”.

Fonte: Ansa

 

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