Viaggio dei sapori: 6 prodotti IGP e DOP in Emilia Romagna

Print Friendly, PDF & Email

Credits immagine: risodeltapoigp.it


6 prodotti da scoprire della gastronomia emiliano-romagnola, insigniti del marchio IPG e DOP per la loro storia, gusto e qualità del territorio di produzione. 


Alla base di ogni piatto ci sono prodotti che nascondono storia e tradizioni che si tramandano nel tempo segnando la cultura gastronomica di un territorio. L’Emilia Romagna vanta di innumerevoli prodotti che, grazie al loro gusto, le loro origini e la qualità del territorio di provenienza, sono stati insigniti dei marchi Indicazione Geografica Protetta (IGP) e Denominazione Origine Protetta (DOP). Prodotti trasversali, abbinabili in una varietà di ricette, ma che non hanno necessariamente bisogno di accostamenti, tanto da rappresentare di per se’ Il piatto.

Ecco sei prodotti DOP e IGP dell’Emilia Romagna, per alcuni inediti e meno conosciuti rispetto ad altri classici della tradizione emiliano-romagnola come l’aceto balsamico, la mortadella o il Grana Padano.

 

Scquacquerone di Romagna DOP

Credits: scquacqueronediromagna.it

Formaggio fresco, dolce e con una punta di acidità, lo Scquacquerone di Romagna è un simbolo della gastronomia in Emilia Romagna. Insignito il 25 luglio 2012 del marchio Denominazione Origine Protetta, le prime tracce dello Scquacquerone di Romagna risalgono al I secolo d.C. Fu proprio Petronio Arbitro, autore del Satyricon, a citare il formaggio con il termine “caseum mollem”. Altre tracce sullo Scquacquerone di Romagna si trovano in una lettera del 1800 inviata dal vescovo di Cesena, che chiedeva durante il periodo di permanenza a Venezia notizie sugli Scquacqueroni non ancora giunti alla mensa, ma il primo documento ufficiale è il Vocabolario Romagnolo-Italiano scritto da Antonio Mattioli nel 1879, che definisce il formaggio DOP “scquacquerato”, per la sua consistenza fresca e morbida.

Lo Scquacquerone di Romagna viene prodotto in tutte le stagioni dell’anno e in un’area ben delimitata dell’Emilia Romagna, in particolare tra le province di Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini, Bologna e Ferrara. Per la sua produzione vengono utilizzati latte vaccino, con l’aggiunta di innesto naturale, che conferisce un aroma dalla nota erbacea, caglio e sale.

Lo Scquacquerone di Romagna è un ottimo ingrediente per la farcitura della piadina romagnola, ma può essere utilizzato anche per la preparazione di cannelloni ripieni, involtini, cappelletti, tortini e anche budini.

Abbinamenti: un piatto di piadina farcita con Scquacquerone di Romagna DOP e rucola può essere accostato ad un bicchiere di Albana di Romagna DOCG, vino bianco prodotto nell’area nelle province di Bologna, Forlì/Cesena e Ravenna, dal sapore asciutto e armonico.

 

Il riso del Delta del Po IGP

Credits: risodeltapoigp.it

Dal chicco grande, perlato, con elevato tenore proteico, il Riso del delta del Po IGP fa parte della tradizione gastronomica dell’Emilia Romagna. Appartiene alla qualità “Junonica” gruppo Superfino, le origini del prodotto IGP risalgono agli Estensi, che per primi furono in grado di sfruttare e valorizzare le potenzialità di un territorio acquitrinoso padano con la coltura del riso, in grado di generare, grazie ad un processo di bonifica, ulteriori colture agricole. L’opera degli Estensi viene documentata in una lettera da Duca Galeazzo Maria Sforza del 1475, e più tardi nel Diario Ferrarese scritto nel 1495 da Ludovico Muratori. Viene coltivato in un’area rurale tra Ferrara e Rovigo, immersa nel Parco naturale del Delta del Po e bagnata dalle acque salate del Mare Adriatico e dalle acque dolci del Fiume Po. Grazie alla qualità del territorio in cui viene coltivato, il Riso del Delta del Po è stato insignito del marchio Indicazione Geografica Protetta e quattro sono le sue tipologie: Carnaroli, Arborio, Baldo e Volano.

 

Asparago verde di Altedo IGP

Parlando di riso non può che venire in mente la preparazione di un risotto, preparato con l’aggiunta di un prodotto di qualità come l’Asparago verde di Altedo IGP. L’Asparago Verde di Altedo fa parte dei prodotti gastronomici dell’Emilia Romagna che, grazie al suo gusto tenero e delicato, alla qualità del territorio in cui viene coltivato e alle innumerevoli proprietà nutrizionali si è guadagnato nel 2003 il marchio di Indicazione Geografica Protetta (IGP). Le origini dell’asparago di Altedo risalgono al 1923, quando alcuni agricoltori di Altedo appresero nozioni sulla tecnica di coltura dell’asparago durante un soggiorno Nantes in Francia, poi sperimentate nel territorio padano. L’area di produzione dell’Asparago verde di Altedo IGP è compresa tra la provincia di Bologna e quella di Ferrara, in terreni di tipo sabbioso e argilloso, tipici della Pianura Padana.

In cucina può essere abbinato con un risotto, mantecato con Grana Padano DOP grattugiato, oppure può essere presentato in una torta salata, in un piatto di tagliatelle e pennette e come contorno di carne e di pesce. Si anche può preparare un pesto di Asparagi verdi di Altedo IGP, con prezzemolo, aglio pinoli, formaggio pecorino e parmigiano grattugiati, olio e sale.

Abbinamenti: un risotto preparato con riso del Delta del Po IGP e asparago verde di Altedo IGP può essere abbinato ad un bicchiere di vino Colli Bolognesi DOC Pinot Bianco, un bianco fermo dal gusto delicato, secco e armonico all’olfatto.

 

Coppia Ferrarese IGP

Secco e dalla consistenza croccante, la Coppia Ferrarese è un prodotto tipico della gastronomia emiliana, insignito nel 2004 del marchio Indicazione Geografica Protetta (IGP). Le origini del pane pare siano riconducibili alla sua forma, a forma di croce ritorta. Si narra infatti che la forma sia stata ispirata ai boccoli di Lucrezia Borgia, arrivata a Ferrara come sposa di Alfonso D’Este. Il pane venne servito alla mensa di corte da Cristoforo di Messisbugo, in occasione dei festeggiamenti di carnevale. Si pensa che il pane, dalla forma ritorta che lo fanno sembrare a due corna, sia un’allusione alla coppia Alfonso d’Este – Lucrezia Borgia, tuttavia solo nei secoli successivi la forma si è lentamente modificata fino ad arrivare all’aspetto attuale.

La coppia Ferrarese viene preparata con farina di grano tenero tipo 0, strutto di suino, olio extravergine di oliva, lievito naturale, malto e sale, e la sua peculiarità, oltre alla forma singolare, è che l’unico punto morbido in cui si trova la mollica è il nastro interno dei due panetti.

Abbinamenti: la Coppia Ferrarese IGP può essere presentata per un aperitivo, accompagnata da un bicchiere di vino Lambrusco Reggiano DOC, un rosso dal colore rosato, con una varietà di aromi, dal fresco e dolce al fruttato e secco.

 

Anguria Reggiana IGP

Anche in Emilia Romagna si coltivano le angurie. Tonda, ovale e allungata, esistono tre tipologie di Angurie Reggiane, la Ashai Miyako, la Crimson, e la Sentinel, insignite nel 2016 del marchio Indicazione Geografica Protetta (IGP). L’Anguria Reggiana IGP viene prodotta durante il periodo stagionale fine maggio – 20 settembre nel territorio della provincia di Reggio Emilia, che è stato inserito nel 1931 nella Guida Gastronomica del Touring Club Italiano. Ma il frutto reggiano IGP era già apprezzato nel XVI secolo. Considerato in età rinascimentale un frutto d’élite, le qualità dell’Anguria Reggiana vennero riconosciute oltre i confini reggiani fino ad arrivare ad oggi.

 

Pampapato (o Panpepato) di Romagna IGP

Fonte: travelemiliaromagna.it

E per concludere in dolcezza, non può mancare il Pampapato (o Panpepato) di Romagna. Prodotto nell’intera provincia di Ferrara, il Pampapato di Romagna è senza dubbio uno dei dolci più importanti della tradizione culinaria emiliano-romagnola, e proprio quest’anno è stato insignito del marchio Indicazione Geografica Protetta (IGP). Le origini Pampapato di Romagna risalgono all’età Rinascimentale. Il pane speziato veniva infatti preparato all’interno delle cucine del convento delle monache di clausura Corpus Domini di Ferrara in occasione delle festività natalizie, e offerto in dono agli alti prelati e alla corte degli Estensi. Il Pampapato di Romagna acquisì negli anni maggior prestigio tanto da essere considerato come il “Pan del Papa“, ed è per questo motivo che il dolce successivamente assunse la forma di un copricapo cardinalizio.

Oggi il Pampapato di Romagna IGP è il simbolo della tradizione culinaria ferrarese, nonché immancabile dessert per le festività natalizie. Connubio di croccantezza e morbidezza, il Pampapato di Romagna viene preparato con farina, canditi, zucchero, frutta secca, spezie e ricoperto con cioccolato fondente.

Abbinamenti: il Pampapato di Romagna IGP può essere accostato ad un bicchiere di vino Colli Piacentini DOC Malvisia passito, prodotto in Emilia Romagna e dall’aroma intenso, dolce e armonico.

 

La Valle d’Aosta in tavola

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti