Un viaggio tra i chiostri dell’Emilia Romagna

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Chiostro Foto diGuido Barbi

Tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia, un tour attraverso luoghi simbolo di meditazione e di arte.


A volte, si può andare oltre l’evidenza di una facciata strabiliante per scoprire i gioielli più intimi. È con questa filosofia che bisogna approcciarsi ad abbazie, chiese, complessi monastici e borghi di cui il territorio compreso tra le province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia è ricchissimo, iniziando dai chiostri.

Si tratta di strutture dall’ingegnosa progettazione, spazi segreti ma aperti a chiunque intenda la spiritualità come momento intimo e personale. Ma anche, a quanti semplicemente vogliano passeggiare con lo sguardo e con i piedi in gioielli architettonici che hanno ospitato nei secoli autentiche maratone dialettiche e meditative. Visit Emilia propone di seguito una ristretta ma essenziale selezione dei suoi più affascinanti chiostri.

Parma

Il Monastero di san Giovanni Evangelista

Il Monastero di San Giovanni Evangelista è uno scrigno di arte e storia che non conserva solamente la cupola affrescata dal Correggio e la Storica Spezieria. Tra i segreti custoditi dalle possenti mura del complesso benedettino del X secolo, ci sono tre chiostri, accessibili sulla destra dell’uscita della chiesa.

Appena entrati, ciò che colpisce è il silenzio. I visitatori sono accolti dalla regola benedettina “ora et labora” scritta lungo la parete del primo chiostro, detto di San Giovanni o della Porta. Edificato tra il 1537 e il 1538, presenta un porticato a colonne ioniche, una fontana centrale e resti di affreschi del tardo ‘500, come quelli di Leonardo da Monchio ed Ercole Pio.

Una porta sulla destra fa accedere alla Biblioteca Monumentale, divisa in tre navate. Due file di cinque colonne ioniche reggono, con i muri perimetrali, il soffitto composto da diciotto volte a tutto sesto. Strabiliante il programma pittorico dell’Abate Stefano Cattaneo da Novara, che comprende 5 carte geografiche, la genealogia di Cristo e 3 cronologie. Inoltre, sono presenti 4 spazi con illustrazioni delle costruzioni archetipiche dell’Antico Testamento, la celebrazione della vittoria di Lepanto, la decorazione delle volte a grottesche e quella delle lunette sopra le due porte.

Sotto la loggia del chiostro successivo, il più antico e detto del Capitolo, si apre la sala capitolare. Il più grande dei tre è però il Chiostro di San Benedetto, costruito tra il 1508 e il 1512 e caratterizzato da una linea che dà un senso di leggerezza al portico di 36 colonne, ognuna delle quali separata dalla successiva da 26 tondini con figure di santi realizzate da Giovanni Battista Merano e Tommaso Aldobrandini a fine ‘600.

La Badia di Santa Maria della Neve

Per una gita fuori porta, si può raggiungere la Badia di Santa Maria della Neve, fondata da Pier Maria Rossi a Torrechiara nel 1471. I capitelli del chiostro quattrocentesco richiamano quelli presenti nel cortile d’onore del vicino castello, mentre la campana originaria di “magister Antonius” e una formella in cotto con la Flagellazione, tratta da un marmo dell’Amedeo (1481-84), offrono piacevoli inquadrature tra le arcate del perimetro quadrangolare.  Qui, un passo dopo l’altro, si può sbirciare negli ambienti che le pareti lasciano intuire. Tra essi, un piccolo oratorio impreziosito con un affresco raffigurante la Madonna col Bambino in Mandorla

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Piacenza

L’Abbazia di Chiaravalle della Colomba

I 700 anni dalla morte di Dante forniscono lo spunto per una visita all’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, inserita nei due Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa “Via Francigena” e “Route Européenne des Abbayes Cisterciennes”. L’abbazia fu fondata nel 1136 nei pressi di Alseno dallo stesso San Bernardo, che del Sommo Poeta fu l’ultima guida in Paradiso. Il nome deriva dalla leggenda secondo la quale fu una bianca colomba a delineare con delle pagliuzze depositate davanti ai monaci il perimetro della futura costruzione.

Il trecentesco chiostro quadrato costituisce il cuore della struttura, e permette di apprezzarne la qualità architettonica, decorativa e mistico-simbolica tipica del Medioevo. Magistrali sono i raccordi e i ritmi contrappuntati di elementi che si moltiplicano per combinarsi in un tutt’uno di sublime coerenza. Le simbologie cifrate si insinuano nelle 24 partizioni a quadrifora, così come nelle 96 arcatelle ogivali, nelle 130 colonnine binate in marmo rosa di Verona, nei 20 speroni a contrafforte avanzati e nella cornice ad archetti e tortiglione. Specie alla luce di alcune precise ore del giorno, una passeggiata lungo i 40 metri dell’anello claustrale evoca un passato di meditazione monastica.

Il chiostro della Chiesa di San Sisto

In questo itinerario, una menzione merita il chiostro della Chiesa di San Sisto a Piacenza, all’interno della quale si trova il monumento funebre a Margherita d’Austria e una copia della Madonna Sistina di Raffaello. Il chiostro, opera rinascimentale di Alessio Tramello, si presenta come un ampio triportico con ventuno arcate a pieno centro sostenute da colonne in granito. Sopra le arcate sono ancora visibili antichi medaglioni affrescati, che raffigurano diciotto immagini di imperatori e abati.

L’Abbazia di San Colombano

In Val Trebbia merita poi una visita il complesso dell’Abbazia di San Colombano a Bobbio, nota soprattutto come fonte d’ispirazione per “Il nome della Rosa” di Umberto Eco. Fu uno dei più importanti centri monastici d’Europa durante il Medioevo, l’ultimo fondato in Italia da San Colombano nel 614 e ancora oggi cuore pulsante, dal punto di vista culturale, del borgo. 

Reggio Emilia

I chiostri di San Pietro

I chiostri di San Pietro, nel centro storico di Reggio Emilia, sono opera di Giulio Romano. Nell’antico monastero, sono due i chiostri, recentemente magistralmente restaurati, attorno ai quali si articola la struttura. Il più piccolo, forse ideato da Alessio Tramello, è un trionfo di volte a botte e cupolette angolari, bifore, timpani e lesene scanalate. Le colonnine binate in marmo rosso e bianco del Clemente e le decorazioni murarie del Moresino completano il colpo d’occhio di questa oasi di pace. 

Alla sua raffinatezza da miniatura emiliana, si contrappone armoniosamente l’imponenza scultorea tardo manierista del chiostro grande. La cifra stilistica di Giulio Romano permea un ambiente perimetrato popolato da colonne ioniche alternate da aperture archivoltate a bugnato, finestre timpanate e nicchie con statue seicentesche di santi dell’ordine benedettino.

Oggi è un percorso poliedrico, uno spazio espositivo, un centro culturale di rilievo internazionale. Un luogo di partecipazione e confronto, di socialità e innovazione aperta. È anche un luogo di co-Work, con comode postazioni progettate per fornire spazio e servizi informatici, tecnologici e momenti di pause con uno spazio food e caffetteria.

Il convento di San Domenico

Tra i più antichi luoghi di devozione della città, c’è il convento di San Domenico. Fu costruito tra il 1233 e il 1236, sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla predicazione di fra Giacomino da Reggio.  Adibito già nel tempo a caserma, poi a Deposito Stalloni, e infine a istituto per l’incremento ippico dell’esercito, il complesso cela nel proprio ventre due chiostri che conservano una storia originalissima.

Sul più grande, edificato nel corso del XVI secolo, si affacciavano le celle dei frati, mentre nel chiostro piccolo, dominato dalla fiancata dell’antica chiesa domenicana, il passato si incontra col contemporaneo della scultura “Less Than” di Robert Morris. Nel passaggio fra il primo e il secondo cortile, due lunette lasciano intuire la presenza di dipinti seicenteschi raffiguranti “Cristo e una santa Domenicana” e “la Madonna con alcune Domenicane”. L’ala sud dei chiostri è oggi adibita a spazio espositivo, mentre il primo piano è sede dell’Istituto Musicale A. Peri, le cui note rendono ancora più suggestiva l’atmosfera che accoglie chi entra nel chiostro. 

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Fonte: Visit Emilia

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