Destinazione Italia, 5 motivi per visitare Civita di Bagnoregio

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Al confine tra il Lazio e l’Umbria si trova un borgo unico al mondo: Civita di Bagnoregio, nota come “la città morente” per i fenomeni di erosione che ne corrodono le fondamenta e la condannano alla sparizione. Per la sua fragile bellezza è stata candidata a patrimonio UNESCO. Ecco 5 motivi per cui vale la pena visitare questo gioiello della Tuscia laziale.


Ed è rimasta un attimo così,
lieta e pensosa,
contro quello sfondo balenante
di scrimi bianchi e di abissi paurosi…

Bonaventura Tecchi

Quando a poco a poco riprenderemo a viaggiare dopo questo lungo periodo di restrizioni, l’Italia sarà senz’altro la nostra meta preferita. Uno dei borghi medievali più belli che possiamo visitare nel nostro Paese è Civita di Bagnoregio. Fondata in epoca etrusca, questa piccola frazione del viterbese si trova nella splendida Valle dei Calanchi, a metà strada tra la foce del fiume Tevere e il Lago di Bolsena. Lo scrittore Bonaventura Tecchi la definì “la città che muore”, e ancora oggi sembra un luogo incantato sospeso tra passato e presente. E sospeso è anche il lungo ponte di cemento armato, unica via di accesso alla cittadina. Solo questo esile collegamento trattiene alla terraferma – al mondo reale – Civita, un borgo che sembra appartenere più alle nuvole e ai sogni che alla realtà.

Civita di Bagnoregio è stata recentemente candidata a diventare patrimonio dell’UNESCO, grazie alla sua unicità che attira ogni anno turisti da tutto il mondo. Il modo migliore per scoprirla è rinunciare agli itinerari prestabiliti per smarrirsi invece tra i suoi vicoli, tra le architetture di epoca medioevale e i palazzi rinascimentali intatti, abbandonandosi all’atmosfera suggestiva del borgo e lasciandosi sorprendere dagli scorci spettacolari sul paesaggio circostante.

Qualche informazione prima di partire, però, vi aiuterà ad orientarvi meglio tra le attrazioni offerte dal posto. Ecco quindi cinque buoni motivi per visitare Civita di Bagnoregio, dalla morfologia straordinaria del territorio alle specialità gastronomiche.

  1. La morfologia unica del territorio

Il viaggio che conduce al borgo è spettacolare di per sé, grazie ai suggestivi calanchi che circondano la cittadina. Una distesa a perdita d’occhio di abissi vertiginosi e pinnacoli superbi. In cima a uno di questi si aggrappa tenace Civita, che ogni giorno sfida il tempo e la dissoluzione. Undici abitanti, tenaci quanto lei, decisi a non abbandonare la loro terra d’origine. Nonostante questo, Civita resta un borgo vivace, grazie alla massiccia presenza di turisti: circa un milione nel 2019.

È proprio la precarietà di Civita a renderla un’attrazione unica al mondo. È posta su una collina di tufo, circondata dai due torrenti Rio Chiaro e Rio Torbido, che sottopongono la cittadina ad una costante erosione, mettendo a dura prova la sua sopravvivenza. Si calcola che ogni anno le pareti del borgo si assottiglino di 7 centimetri a causa dell’erosione. Un problema noto già agli etruschi, i fondatori della città, che per salvare l’abitato avviarono opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti, poi portate avanti dai Romani.

Da qui deriva l’appellativo di “città che muore”. A causa di questa sua peculiarità, il borgo rimane relativamente isolato, celando al suo interno le sue antiche bellezze.

Per apprezzare appieno l’unicità del territorio di Civita è possibile visitare il Museo Geologico e delle Frane, ospitato nel rinascimentale Palazzo Alemanni, al centro del borgo. Attraverso animazioni interattive, fotografie aeree e modellini il museo racconta la storia del borgo, una storia di resistenza ai fenomeni naturali lunga almeno 2500 anni.

  1. Porta Santa Maria

Percorrendo a piedi il lungo ponte che conduce alla cittadina, si giunge a Porta Santa Maria. Dei cinque ingressi alla città che esistevano anticamente, questo è l’unico rimasto: frane e terremoti hanno abbattuto numerosi edifici, riducendo di molto l’estensione originaria del borgo. La porta superstite è decorata con due bassorilievi che rappresentano dei leoni nell’atto di artigliare delle teste umane. Sono il simbolo di un episodio felice nella storia di Civita, quello della liberazione dei civitani dalla tirannia della famiglia Monaldeschi di Orvieto, nel 1494.

Altri fregi conservano traccia di momenti storici importanti: si tratta di alcune croci, incise sulle pareti, che è possibile attribuire ai Templari di ritorno dalla Terra Santa.

  1. Piazza San Donato

 

Il cuore di Civita di Bagnoregio è la pittoresca piazza San Donato, un largo spiazzo in terra battuta che sembra riportarci indietro nel tempo di almeno quattrocento anni. Qui avvengono gli eventi principali della cittadina: tra questi la festa del patrono della città, San Bonaventura, che si festeggia il 15 luglio, e il Palio della Tonna a giugno e a settembre, una corsa di origine medioevale che vede sfidarsi gli asini con i loro fantini.

La piazza principale del paese accoglie la Chiesa di San Donato, splendida basilica di aspetto rinascimentale, costruita intorno al VII secolo su un pre-esistente tempio romano e completamente restaurata poi nel XVI secolo. All’interno della chiesa si possono ammirare opere di interessante valore, come un crocifisso ligneo del Quattrocento attribuito alla scuola di Donatello, che in occasione del Venerdì Santo viene portato in processione tra i vicoli del paese.

  1. Casa e grotta di San Bonaventura

San Bonaventura, il patrono del paese, fu il biografo di San Francesco. Secondo la leggenda, San Francesco in persona curò da una brutta malattia il piccolo Bonaventura, al secolo Giovanni di Fidanza, la cui madre fu così riconoscente al santo che gli promise che il figlio da grande avrebbe servito il Signore. Si racconta che la guarigione avvenne in una grotta, nota come “grotta di San Bonaventura”. È dimostrato però che la grotta del miracolo fosse in realtà una tomba a camera etrusca: in passato erano visibili molte testimonianze storiche di questo tipo, poi andate distrutte a causa delle innumerevoli frane. Oggi, la cosiddetta “grotta di San Bonaventura” è tra le poche tombe superstiti.

All’interno del borgo è possibile vedere i resti della casa in cui San Bonaventura trascorse sua adolescenza. Soltanto una scala di ferro è sopravvissuta ai crolli, ma un’icona dedicata al Santo ricorda la sede dove il frate-filosofo iniziò il suo percorso spirituale.

  1. Un set a cielo aperto

La morfologia incredibile di Civita di Bagnoregio la rende una perfetta ambientazione cinematografica. Negli anni sono stati molti i film girati in questi luoghi: a partire dal film del 1957 Il medico e lo stregone, con Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni e Marisa Merlini, fino al più recente datato 2018, Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, vincitore al Festival di Cannes per la migliore sceneggiatura.

Ma il motivo per cui Civita è nota tra i cinefili di tutto il mondo è l’aver ispirato il celebre regista Hayao Miyazaki per il set di Laputa – Castello nel cielo. Il re dell’animazione giapponese rimase folgorato alla vista di alcune fotografie che ritraevano la cittadina dell’Alto Lazio, che lo aiutarono a delineare l’ambientazione del suo terzo lungometraggio. L’amore per questo luogo fu tale che il regista decise di visitarlo di persona nel 1990, quattro anni dopo l’uscita del film.

Cosa mangiare a Civita di Bagnoregio

A Civita le specialità gastronomiche non mancano di certo! Qui si possono gustare piatti preparati con ingredienti del territorio come salumi e formaggi. La particolarità sta nel fatto che si fondono due tradizioni culinarie (umbra e laziale), dando vita a delle ricette davvero invitanti e saporite.

Da assaggiare sono assolutamente sono i piciarelli, una pasta lunga fatta di acqua e farina, che solitamente viene condita con tartufo nero. Ottimo è anche il pollo alla civitonica, ricetta tradizionale con pomodoro e olive taggiasche.

 

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