Matrimoni fuori dal decreto riaperture: le proteste del mondo del wedding

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Decreto riaperture, resta fuori il settore matrimoni ed eventi privati: oltre 90mila imprese e partite Iva. In arrivo le proteste dei lavoratori di tutta Italia.


Questo matrimonio non s’ha da fare. A decretarlo nel 2021 non sono due sgherri al servizio di un prepotente signorotto locale, ma un decreto-legge –  il n. 52 del 22 aprile 2021 – che mira a riaprire, in sicurezza, attività ed esercizi commerciali bloccati da tempo a causa della pandemia da Covid-19. Dimenticando, però, l’intero comparto del wedding, sostanzialmente fermo da marzo 2020.

Ad andare in fumo non sono soltanto i sogni d’amore di molti promessi sposi, ma anche miliardi di euro di fatturato. Federmep, la Federazione che raccoglie imprese e professionisti del settore matrimoni, ha stimato per la wedding industry un crollo del fatturato di circa il 90% rispetto all’anno precedente: dai 15 miliardi del 2019 si è passati ai quasi 2 del 2020. Stime ben peggiori di quelle pubblicate dall’Istituto nazionale di statistica, che ha riportato una contrazione dei matrimoni del 50,3% nei primi dieci mesi dell’anno: dai 170mila del 2019 agli 85mila del 2020. La decisione di molte coppie di convolare a nozze nonostante le restrizioni non ha però giovato all’industria matrimoniale, per l’impossibilità di organizzare cerimonie e festeggiamenti.

Eventi intorno a cui ruota una galassia di figure professionali: non solo ristoratori, stilisti e wedding planner, ma anche fiorai, fotografi, parrucchieri, truccatori, agenzie di organizzazione eventi, produttori e venditori di bomboniere, musicisti e pasticceri, tipografi e orefici. Oltre 90mila imprese e partite Iva, più di un milione di lavoratori regolarmente assunti, per un giro d’affari complessivo di 67 miliardi.

Il nuovo Dpcm autorizza la riapertura dei teatri e dei cinema anche nelle zone gialle, pur con le dovute misure anti-contagio, e mette invece ancora lo stop a congressi ed eventi, persino nelle zone bianche. Siamo di fronte a una vera e propria discriminazione, che non ci vedrà stare in silenzio”, commenta Salvatore Sagone, portavoce nei rapporti con i media di #Italialive, il manifesto che riunisce diverse associazioni del comparto. “Associare ancora una volta il termine ‘assembramenti’ a congressi, convegni ed eventi dimostra la mancata conoscenza del modus operandi e della professionalità del nostro settore. Parliamo di eventi statici, dove ogni partecipante è preventivamente registrato e dove fior fiore di professionisti adotta misure di sicurezza che vanno ben oltre quelle previste dal Dpcm per l’apertura di teatri e cinema”.

Dello stesso parere Stefania Vismara, presidente dell’associazione Insieme per il wedding: “Il governo italiano non ha parlato di matrimoni, e questo perché confonde il matrimonio con un grande evento. Ma il matrimonio è un evento circoscrivibile, tracciabile nei 14 giorni successivi e gestibile in sicurezza, con dei protocolli che sono già stati approvati per tante situazioni molto più pericolose del matrimonio stesso.”

L‘associazione Insieme per il wedding ha una richiesta su tutte da avanzare al governo: una data certa per la ripartenza. E lo chiederà a gran voce, lunedì 26 aprile, dalla piazza di Montecitorio, insieme ai tanti rappresentanti del settore che hanno deciso di abbracciare la protesta. Senza una data, saranno a rischio tutti i matrimoni già programmati per il 2021. “Dobbiamo assolutamente ripartire a maggio” conclude Vismara nel suo messaggio d’allarme “pena il fallimento di buona parte delle aziende del comparto.”

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