Gennargentu: panorami e tradizioni dal tetto della Sardegna

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GEnnargentu. Via Wikimedia Commons.

Il massiccio del Gennargentu, il più rilevante della Sardegna, è meta ideale in tutte le stagioni. Esplorarlo vuol dire venire a contatto con le tradizioni dell’Isola.

Al centro della Sardegna c’è un massiccio montuoso, ricoperto da foreste secolari, regno di aquila reale e muflone. Il Gennargentu è il tetto dell’Isola, in un territorio incontaminato e selvaggio. In primavera i suoi prati si colorano de sa rosa ‘e monte, la peonia, nell’Antichità unico fiore a sbocciare nell’Olimpo. In primavera, durante la fioritura del timo l’aria si riempie di un intenso profumo. Numerosi sentieri escursionistici accompagnano verso svariati panorami.

Fra questi vi è punta La Marmora, con i suoi 1834, la vetta più alta della Sardegna. Il Gennargentu è suggestivo anche in inverno, quando la neve imbianca i comignoli e il paesaggio sembra immobile. A Fonni sono a disposizione gli impianti di risalita sui monti Bruncu Spina e Spada.

In qualsiasi stagione, il Gennargentu rappresenta un’occasione per conoscere la Sardegna più selvaggia e nascosta. Si tratta di una meta ideale, pertanto, per la prossima estate, all’insegna della natura e delle attività outdoor.

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I dintorni: sapori, suoni e tradizioni

Se si vuole conoscere a fondo la Sardegna, bisogna esplorare i suoi borghi, incastonati nella montagna, circondati dai boschi più antichi dell’Isola, sperimentane tradizioni e cucina, farsi accogliere dalle persone del posto.

I prodotti della montagna hanno sapori inimitabili.

Per esempio, a Desulo si possono assaggiare castagne, prosciutti e la carapigna, granita un tempo preparata con la neve dei monti, a Tonara, il torrone fatto con nocciole, mandorle, noci e miele locale.

Peonia del GEnnargentu. Via Wikimedia Commons.

Peonia del Gennargentu. Via Wikimedia Commons.

L’antica cultura di questi luoghi traspare dalle sue tradizioni. Si vedono ancora donne indossare i sgargianti abiti tradizionali e ragazze con indosso preziosi gioielli, come la fede sarda, ereditati di generazione in generazione. I giovani si affrontano combattendo a s’istrumpa, la versione sarda dell’antica lotta greco romana, che ha reso famoso il paese di Ollolai.

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Altre volte la sfida è dell’intelletto, con le rime improvvisate della poesia estemporanea sarda, accompagnate dal coro del canto a tenore.

Tante sono le poesie che raccontano l’anima del Gennargentu.

Due dei maggiori poeti sardi, infatti, sono Antioco Giuseppe Casula, noto come Montanaru, di Desulo e Peppino Mereu di Tonara, che scrisse numerose poesie poi trasformate in canzoni popolari come Nanneddu Meusu Testamentu e Galusè, tributo all’essenza di questi luoghi: la purezza delle acque.

Fonte: Sardegna Turismo.

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