Via degli Dei: da Bologna a Firenze sul crinale della Storia

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Colline bolognesi lungo la via degli dei. Foto Laura Marina Mandelli.

Nei suoi 130 km di cavalcata appenninica, lungo antiche vie romane e attraverso boschi di castani ed eremi solitari, la Via degli Dei è uno dei trekking più vari e significativi d’Italia.

Il vento ha dissolto le nubi e la vista si apre su un paesaggio nuovo, come quando in certe metropoli passi senza accorgertene da un quartiere all’altro, attraversi una strada e i palazzi sono diversi, la gente si veste in un altro modo e senti parlare altre lingue. Sulle carte geografiche, in questo punto, Emilia e Toscana s’incastrano come un puzzle.

Wu Ming 2, Il sentiero degli dei, 2010.

La dorsale appenninica, attraversando la geografia e la Storia d’Italia, collega Bologna, sede dell’Università più antica del mondo occidentale, a Firenze, culla del Rinascimento. Il cammino noto come Via degli Dei unisce le due città, e le rispettive Regioni, conducendo il viaggiatore fra antiche strade romane, dolci pendii ed eremi dove il tempo sembra essersi fermato.

Le mezze stagioni sono il periodo ideale per percorrerne i 130 km della Via, suddivisibili in cinque giorni. Chi vi cammina ripercorre i passi degli antichi romani e dei pellegrini medievali, percependo di tappa in tappa il mutare degli accenti e dei prodotti locali.

La Via degli Dei è una suggestiva cavalcata appenninica. In vista di un’estate in chiave outdoor, all’insegna della cultura e dello sport, ve ne racconteremo la storia, le tappe e i maggiori siti di interesse, dove arte, archeologia e Storia (antica e contemporanea) si incontrano.

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L’origine del nome

Il primo elemento di curiosità della Via degli Dei riguarda proprio il nome. Esistono varie teorie in merito alla sua origine. La più accreditata collega il nome ai numerosi toponimi derivanti da divinità pagane presenti sul cammino: Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis, il monte di Giove), Monte Venere, Monte Luario. La Via tocca, peraltro, numerosi luoghi di culto, eremi e monasteri cristiani.

Il Monte Adone da Brento. Ph. Laura Marina Mandelli.

Il Monte Adone da Brento (ph. Laura Marina Mandelli).

Esiste però una vulgata, diffusa fra gli escursionisti, che vorrebbe il nome della Via legare idealmente la fontana in Piazza del Nettuno a Bologna a quella, dedicata alla medesima divinità antica, in Piazza della Singoria a Firenze.

Questa versione, più suggestiva che probabile, ha comunque generato una curiosa tradizione presso chi percorre il cammino: prelevare dell’acqua dalla fontana di Bologna, all’inizio del viaggio, per riversarla nella sua omonima fiorentina, alla sua conclusione.

Quale che sia tuttavia l’etimologia del nome, questi rimanda sempre a un’origine antica del tracciato. La storia della Via Degli Dei inizia infatti a cavallo fra VII e IV secolo a.C.

La storia della Via degli Dei

Già allora il percorso era utilizzato dagli Etruschi per ragioni commerciali, spostandosi da Fiesole a Felsina. È però nel 187 a.C. che il console romano Caio Flaminio fa costruire una strada militare che porta il suo nome: Flaminia militare, appunto, o Flaminia minor per distinguerla dall’omonima strada, di pochi decenni più antica, che collegava Roma a Rimini.

La Flaminia militare, invece, collegava Arezzo a Bononia, nome romano di Felsina già più simile a quello che assumerà in epoche successive: Bologna. A parlarci del percorso romano è lo storico Tito Livio, unica fonte scritta per quella che probabilmente rimase una via di rilevanza minore da un puto di vista strategico.

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Il percorso non viene però dimenticato nei secoli successivi alla caduta dell’Impero Romano: lo provano i numerosi monasteri e conventi di origine medievale, tappe dei pellegrini che si dirigevano verso Roma su una strada alternativa alla Via Francigena.

Bisogna fare un salto temporale e giungere agli anni Quaranta del Novecento perché i luoghi attorno alla Via degli Dei tornino protagoniste della Grande Storia. Da questi monti, costellati di avamposti strategici e confini naturali, passa infatti la Linea Gotica, le cui vicende sono ricordate da memoriali e cimiteri militari visitabili lungo il tragitto.

Alla fine degli anni Settanta avviene la riscoperta dei resti, sorprendentemente intatti, del basolato romano originario a nord del Passo della Futa. L’operazione di rinvenimento avviene grazie a Franco Santi e Cesare Agostini, archeologi originari di San Benedetto Val di Sambro (Bo). È il 1979: da quest’episodio e dai successivi ritrovamenti nasce l’interessamento del CAI e la Via degli Dei diventa punto di riferimento per molti camminatori appenninici e non solo.

Nel 2010 la Via degli Dei è anche al centro di un romanzo di Wu Ming 2, componente del noto collettivo eponimo di scrittori bolognesi. Il sentiero degli dei, muovendosi fra cronaca, diario e narrativa, descrive il percorso e si interroga su diverse problematiche legate ad attualità e ambiente.

Protagonista assoluto, però, è proprio il percorso che da Bologna conduce a Firenze.

Informazioni preliminari per organizzare il trekking

La Via degli Dei è un cammino lungo e vario, che necessita una preparazione specifica per poter essere percorso in sicurezza e goderne appieno.

Dati tecnici

  • Lunghezza del percorso: 130 km, da suddividere in 5 tappe (consigliato).
  • Altimetria: dai 50 ai 1189 metri s.l.m. Alcune tappe superano in dislivello reale i 1000 metri.
  • Modalità: percorribile a piedi, da soli o in gruppo, o in MTB (con opportune varianti che evitano, passando su strada, i tratti più escursionistici).
  • Difficoltà: T/E, con tratto EE evitabile in caso di maltempo.
  • Segnaletica: sul percorso, di per sé intuitivo in quanto segue perlopiù i crinali appenninici, dal Santuario della Beata Vergine di San Luca sopra Bologna a Fiesole è presente la segnaletica CAI caratterizzata da strisce bianche e rosse e dalla sigla ‘VD’. Da Fiesole, avamposto montano di Firenze, la discesa al capoluogo toscano è intuitiva.
Segnaletica lungo il percorso (ph. Laura Marina Mandelli).

Segnaletica lungo il percorso (ph. Laura Marina Mandelli).

Quando e come affrontare il cammino

  • Meteo e periodo consigliato: l’Appennino Tosco-Emiliano è punto di incontro fra il clima temperato del mediterraneo e quello più continentale della Pianura Padana.

Data la quota relativamente bassa, l’ambiente appenninico e lo sviluppo longitudinale del percorso, si consiglia di affrontare il cammino in primavera o autunno, da marzo a novembre. Si raccomanda di valutare con attenzione i mesi estivi per il caldo potenzialmente eccessivo.

  • Acqua e ristori: la Via, oltre alle due grandi città che ne determinano gli estremi, attraversa numerosi piccoli paesi attrezzati per i rifornimenti. Fonti d’acqua sono presenti pressoché lungo tutto il percorso.
  • Tenda o alloggio: lungo tutto il percorso, anche al di fuori dei centri abitati, sono presenti B&b, agriturismi e hotel a buon prezzo. È tuttavia possibile, per chi volesse, dormire in tenda appoggiandosi alle strutture per rifornimenti e comodità. Bisogna prestare attenzione ai giorni feriali per la disponibilità delle strutture. Soprattutto in periodo di pandemia, la prenotazione è raccomandata.
  • Nello zaino: vestiario a strati, abbigliamento tecnico e attrezzatura necessaria per un cammino di media quota di più giorni.
Tempo incerto lungo il crinale fiorentino (ph. Laura Marina Mandelli).

Tempo incerto lungo il crinale fiorentino (ph. Laura Marina Mandelli).

Collegamenti

  • La Via corre parallela alle tratte ferroviarie regionali, Itercity e dell’Alta Velocità che collegano Firenze, Prato e Bologna al resto d’Italia, raggiungibili anche dai paesi con mezzi pubblici, e all’autostrada A1.
  • A Bologna e a Firenze sono presenti rispettivamente l’aeroporto Guglielmo Marconi e l’aeroporto Amerigo Vespucci.
  • In entrambe le città, infine, vi sono stazioni di servizio di trasporto su ruote quali Flixbus.

Descrizione del percorso a piedi in 5 tappe

Primo giorno: da Bologna a Badolo

  • Lunghezza: 23,3 km;
  • Dislivello: + 815; – 515 metri;
  • Tempo stimato: 6.5 ore.
Da Bologna a Brento, nella variante da Ronzano (traccia GPS dell'autore).

Da Bologna a Badolo, nella variante da Ronzano (traccia GPS dell’autore).

Punto di partenza ufficiale del percorso è Piazza del Nettuno a Bologna, al cospetto della basilica di San Petronio, che si affaccia su Piazza Maggiore, di Palazzo D’Accursio e del curioso Palazzo Re Enzo. La piazza è facilmente raggiungibile a piedi, lungo Via Indipendenza, dalla Stazione, intersecando Via Ugo Bassi da cui sono visibili le iconiche Due Torri.

Da qui, passando per Via D’Azeglio, dove abitava Lucio Dalla, si raggiunge sulla destra Via Saragozza. La si percorre interamente oltrepassando l’omonima porta, dalla quale inizia il Porticato di San Luca.

Quest’ultimo, lungo 3.7 km, è il porticato continuo più lungo d’Europa. I 666 portici, che nella simbologia popolare raffigurano il serpente dell’Eden schiacciato dalla Madonna (il santuario sommitale), conducono in piano fino all’arco del Meloncello e poi in salita fino al Santuario della Beata Vergine di San Luca.

La chiesa di eleva sul Colle della Guardia, a 268 metri s.l.m. Il suo aspetto attuale è frutto di interventi di stampo barocco del XVIII secolo. Particolarmente legato al luogo è il culto dell’icona mariana che vi si custodisce, risalente al XII secolo e di stile bizantineggiante.

Lasciato alla propria sinistra il santuario, si prosegue prima su strada asfaltata e poi lungo il sentiero CAI 112A, che scende verso Casalecchio di Reno attraverso il Parco Talon. Da qui, costeggiando il fiume Reno, si passa per l’Oasi Naturalistica di San Gherardo in direzione di Sasso Marconi.

Su strada asfaltata si arriva, per Via Vizzano, in località Ganzole e poi alla Stazione F.S. di Sasso Marconi. Sempre seguendo il sentiero CAI 122 (talvolta contrassegnato con la sigla VD), si giunge ai Prati di Mugnano.

Da qui, infine, si punta decisi sulla Provinciale verso Badolo, il Giardino Botanico Nova Arbora e Via delle Valli.

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Una variante alla prima tratta, passando per Ronzano e Sabbiuno

Da Piazza del Nettuno, sempre seguendo Via d’Azeglio ed evitando la svolta per Via Saragozza, si arriva a Porta San Mamolo. Da qui una ripida salita sulla sinistra, prima su asfalto e poi all’interno del Parco di Villa Ghigi, porta all’Eremo di Ronzano.

La struttura, risalente al XV secolo, appartiene oggi all’Ordine dei Servi di Maria e rappresenta un punto panoramico privilegiato su Bologna. Immersa in un contesto antropizzato di querce, cipressi e castagni, all’interno presenta interessanti affreschi gotici. Alla propria sinistra, guardando verso la città, spicca il Colle della Guardia.

La vista da Sabbiuno (ph. Laura Marina Mandelli).

La vista da Sabbiuno (ph. Laura Marina Mandelli).

Dall’Eremo, seguendo prima la segnaletica CAI lungo un sentiero boschivo e poi la strada asfaltata, si giunge in località Sabbiuno, ove è possibile ammirare il Monumento ai Partigiani eretto nel 1974. Ci si trova sul crinale collinare posto fra i fiumi Reno e Savena, dal quale è visibile la suggestiva distesa geologica dei calanchi e dei gessi del Monte di Paderno.

Da Sabbiuno, sempre proseguendo su strada asfaltata e con scarsi punti di rifornimento per l’acqua, si scende fino a Sasso Marconi, prestando attenzione alle automobili.

Questa variante, sensibilmente più lunga e complessa, è consigliabile per i punti di interesse che vi si incontrano e per chi cercasse un percorso meno noto rispetto a quello che passa da San Luca.

Secondo giorno: da Badolo a Madonna dei Fornelli

  • Lunghezza: 28 km;
  • Dislivello: + 1460 metri; – 1038 metri;
  • Tempo stimato: 9.50 ore.
Da Badolo a Madonna dei Fornelli (traccia GPS dell'autore).

Da Badolo a Madonna dei Fornelli (traccia GPS dell’autore).

Da Badolo si segue la segnaletica CAI fino a un bivio. In caso di maltempo o qualora si stesse percorrendo il sentiero in MTB, si può proseguire verso il paese di Brento sulla destra. È tuttavia raccomandabile optare per il sentiero che a sinistra, dopo una breve discesa, sale con segnaletica CAI 110 sulla cima del Monte Adone (654 metri), fra i punti più fotografati e noti dell’intera Via degli Dei.

Caratteristici sono infatti contrafforti di arenaria del Pliocene, vere e proprie opere d’arte scolpite e modellate dal tempo e dagli agenti atmosferici.

I contrafforti pliocenici del Monte Adone (ph. Laura Marina Mandelli).

I contrafforti pliocenici del Monte Adone (ph. Laura Marina Mandelli).

La discesa dal Monte Adone, di facile percorrenza, raggiunge prima Monterumici e poi Monzuno. Il sentiero qui costeggia la strada asfaltata fino al bivio per località Loiano, dove si punta a destra lungo una carrareccia verso località Campagne.

Da qui, seguendo la segnaletica CAI 019, attraverso il bosco di castagni si giunge a un ripetitore Telecom che funge da punto di riferimento. Lungo strada sterrata che passa di fianco a delle pale eoliche, si arriva a Monte Galletto e infine a Madonna dei Fornelli.

La località, nota un tempo come meta vacanziera per i bolognesi, è una frazione di San Benedetto Val di Sambro, comune tristemente celebre per la sua tratta ferroviaria, teatro degli attentati prima al treno Italicus (4 settembre 1974) e poi al rapido 904 Napoli-Milano (23 dicembre 1984).

Terzo giorno: da Madonna dei Fornelli a Monte di Fo’/Santa Lucia

  • Lunghezza: 1725 km.
  • Dislivello: +783 metri; -753 metri;
  • Tempo stimato: 5.50 ore.
Da Madonna dei Fornelli a Monte di Fo' (traccia GPS dell'autore).

Da Madonna dei Fornelli a Monte di Fo’ (traccia GPS dell’autore).

È sempre il sentiero CAI 019, immerso nel bosco, ad accompagnare l’escursionista lungo uno dei tratti più rappresentativi del percorso. Dopo la località Pian di Balestra, infatti, sulla sinistra si supera un cancelletto di legno che conduce al basolato romano originario.

Dopo una sosta per ammirare e fotografare quanto rimane dell’antica Flaminia Militare, si esce da un altro cancello in legno verso località Capannoni. In seguito a un breve tratto non segnalato, ma comunque intuitivo, si giunge alla Piana degli Ossi dove si trovano i resti di un’antica fornace del II secolo a.C.

Tratta della Flaminia Militare (ph. Laura Marina Mandelli).

Tratta della Flaminia Militare (ph. Laura Marina Mandelli).

Costeggiando poi un laghetto artificiale, si apre la piana delle Banditacce. Segue l’omonima cima, punto più alto di tutta la Via degli Dei (1189 metri s.l.m.): qui si situa peraltro la metà esatta del tragitto. Passando accanto ad altri resti della Flaminia Militare, si sbuca infine sulla Strada Statale 65, in prossimità del Passo della Futa (903 metri s.l.m.).

Qui è d’obbligo una sosta per visitare il monumentale Cimitero Militare Germanico, inaugurato nel 1969 e intitolato ai caduti tedeschi dell’ultimo conflitto mondiale. Si è ormai nel comune di Fiorenzuola in Toscana e il cambio di Regione e di provincia è evidenziato dal mutare dell’accento degli abitanti.

Si segue la strada verso la rotonda del Paso della Futa, girando poi a destra verso le località Monte di Fo’ e Santa Lucia, dove pernottare.

Quarto giorno: da Monte di Fo’/Santa Lucia a San Piero a Sieve

  • Lunghezza: 21.8 km;
  • Dislivello: +641 metri; – 1197 metri;
  • Tempo stimato: 6.30 ore.
Da Monte di Fo' a San Piero a Sieve (traccia GPS dell'autore).

Da Monte di Fo’ a San Piero a Sieve (traccia GPS dell’autore).

Dopo la tappa relativamente semplice del giorno prima, si segue la salita fino all’Apparita su strada asfaltata fino ad una sbarra bianca e blu. Da qui, seguendo prima le indicazioni GEA e poi la segnaletica CAI 00 si arriva, lungo un panoramico crinale, alla cima di Monte Gazzaro (1125 metri).

Qui si trova un libro di vetta, da firmare mentre ancora si scorgono in lontananza le pale eoliche incontrate prima di giungere a Madonna dei Fornelli, due giorni prima. Sempre su cresta boscosa si scende poi, con breve tratto attrezzato, verso il Passo dell’Osteria Bruciata (917 metri s.l.m.), antico punto di riferimento per i pellegrini che lo affrontavano in vista del primo Giubileo del 1300.

La tratta che sale a Monte Gazzaro è evitabile, tagliando a mezza costa, in caso di maltempo e assolutamente preclusa alle MTB. Quanto all’Osteria Bruciata, una macabra leggenda locale vuole che il toponimo derivi dalla presenza di una locanda adusa a servire piatti a base di carne umana.

All'ingresso di Sant'Agata del Mugello (ph. Laura Marina Mandelli).

All’ingresso di Sant’Agata del Mugello (ph. Laura Marina Mandelli).

Dal Passo, il sentiero CAI 46 accompagna nella lunga e piacevole discesa, immersa nel bosco, verso Sant’Agata. Superata una spettrale casa diroccata nota come Riarsiccio, si giunge a un bivio. La segnaletica CAI 46B conduce al paesino della Pieve di Sant’Agata del Mugello, presso cui è consigliata una deviazione.

Lungo il sentiero CAI 46A, prima su strada asfaltata e poi sterrata, si arriva invece al centro storico di San Piero a Sieve. Il percorso, pianeggiante e immerso nell’ameno paesaggio del Mugello, passa attraverso località Gabbiano costeggiando ora la Strada Statale, ora fotogenici campi di girasoli.

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Quinto giorno: da San Piero a Sieve a Firenze

  • Lunghezza: 33.20 km.
  • Dislivello: + 1367 metri; – 1510 metri.
  • Tempo stimato: 11.20 ore.
Da San Piero a Sieve a Firenze (traccia GPS dell'autore).

Da San Piero a Sieve a Firenze (traccia GPS dell’autore).

L’ultima tratta della Via degli Dei è anche la più faticosa, in parte per la lunghezza del percorso, in parte per la fatica accumulata nei giorni precedenti. Pertanto si segnala preliminarmente la possibilità di fermarsi a Fiesole, balcone panoramico su Firenze, per pernottare o per discendere in autobus fino al capoluogo.

Da San Piero al Sieve si seguono le indicazioni per l’imponente Fortezza Medicea di San Martino (voluta da Cosimo I e ultimata nel XVII secolo), attualmente in fase di restauro. La segnaletica CAI conduce poi ad una strada asfaltata e in seguito, in salita, verso Trebbio, immersa fra le distese di olivi. A Trebbio è possibile concedersi una pausa per visitare l’omonimo Castello.

Castello di Trebbio dalla Via degli Dei (ph. Laura Marina Mandelli).

Castello di Trebbio dalla Via degli Dei (ph. Laura Marina Mandelli).

Seguendo le indicazioni CAI 17 verso Bivigliano, si arriva a un bivio. Ignorando il cartello CAI 00-60 sulla sinistra, si prosegue lungo il sentiero CAI 00 verso Campomarano e la Badia del Buonsollazzo. Un cancello indica che si è in prossimità del Convento di Monte Senario.

Il complesso, risalente al 1234 da alcuni membri dell’Ordine dei Servi di Maria e modificato fino al XIX secolo, presenta un interessante parco caratterizzato dalla presenza di alcune grotte e un punto di ristoro. Qui è possibile fermarsi per assaggiare i liquori prodotti dalla distilleria dei frati, con estratti di Abete bianco.

Il convento di Monte Senario (ph. Laura Marina Mandelli).

Il Convento di Monte Senario (ph. Laura Marina Mandelli).

Seguendo, dal Convento, il viale alberato, si supera un altro cancello fino a imboccare un sentiero sulla sinistra verso il passo di Vetta le Croci (518 metri s.l.m.) e poi Olmo. La crinale appenninica in questo tratto è un punto panoramico d’eccezione, nonché il primo di tutta la Via degli Dei da cui è possibile scorgere la propria meta, Firenze, di cui sono individuabili il corso dell’Arno e la Cupola di Brunelleschi a Santa Maria del Fiore.

Dopo aver attraversato una strada asfaltata, il sentiero CAI 2 porta a Poggio Pratone (702 metri s.l.m.). Si tratta dell’ultimo strappo in salita del percorso, che da qui scende a Monte Fanna e poi, nuovamente su asfalto, a Fiesole.

Lasciti poetici lungo la Via degli Dei (ph. Laura Marina Mandelli).

Lasciti poetici lungo la Via degli Dei (ph. Laura Marina Mandelli).

Da qui, come si è anticipato, esistono varie alternative, fra cui pernottare o raggiungere la Stazione di Firenze Santa Maria Novella in autobus. In alternativa, seguendo logicamente le strade cittadine che scendono verso il centro del capoluogo, si arriva a Piazza della Signoria, cuore della Firenze medievale e rinascimentale. Qui si affacciano, tra gli altri, Palazzo Vecchio, la Loggia della Signoria con la sua collezione di sculture, una copia del David di Michelangelo e soprattutto la marmorea Fontana del Nettuno ad opera di Bartolomeo Ammannati (1565), che chiude un percorso iniziato dalla sua omonima in bronzo di Bologna, ultimata nel 1567 da Giambologna che di Ammannati fu allievo.

Top 10: i punti di interesse maggiori lungo la Via degli Dei

La Via degli Dei è innanzitutto un trekking impegnativo dal punto di vista fisico e appagante da quello sportivo. Sono però innumerevoli i siti di interesse storico, artistico, geologico lungo il sentiero che meritano una pausa per una visita accurata.

Ecco i 10 più significativi, a rendere conto di un percorso che unisce in sé epoche, culture e panorami diversi sotto il denominatore comune dell’Appennino.

1. Bologna

Bologna, detta la Rossa per il colore predominante dei suoi edifici e la Dotta perché sede dell’Università più antica del mondo (1089), è un vero e proprio labirinto di sorprese. Al di là ai luoghi già citati e interessati dalla Via degli Dei, sono vari gli angoli suggestivi e caratteristici del suo centro storico medievale.

Si possono citare, a titolo d’esempio, la Basilica di Santo Stefano o delle Sette Chiese, la Basilica di San Francesco, via Zamboni e Piazza Verdi con la zona universitaria. Fra le aree verdi, invece, si ricordano i Giardini Margherita e il Parco di Villa Spada. Da qui si accede al colle dei Trecento scalini, punto panoramico ottimale su San Luca.

Detta anche la Grassa, Bologna è meta gastronomica privilegiata per i suoi piatti tipici, fra i quali spicca il tortellino ripieno. Non bisogna infine dimenticare l’anima votata all’arte della città, le cui vie risuonano nelle canzoni di Lucio Dalla, Francesco Guccini e Gianni Morandi e la cui Cineteca è fra i centri di restauro di pellicole cinematografiche più importanti al mondo.

2. Santuario della Beata Vergine di San Luca

Prima vera tappa per i camminatori che percorrono la Via degli Dei, il complesso che domina il Colle della Guardia è una meta raccomandabile anche come punto di partenza per scampagnate in giornata sui colli bolognesi, a piedi o in bicicletta.

Protagonista quattro volte del Giro d’Italia, fra il 1956 e il 2019, la salita al Santuario è tuttora oggetto di pellegrinaggi di carattere devozionale legati all’icona di Madonna con Bambino custodita in esso.

Fra le leggende circa il dipinto, attribuito a Luca Evangelista e che si tramanda trasportato dalla Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli da un misterioso eremita greco nel XV secolo, la più affascinante riguarda il cosiddetto Miracolo della Pioggia. Si racconta infatti che all’arrivo dell’icona in città, il 5 luglio 1433, fece cessare una pioggia duratura e rovinosa che rischiava di devastare il racconto dei contadini bolognesi.

3. Eremo di Ronzano

Dell’Eremo di Ronzano, che come il Monumento di Sabbiuno non fa ufficialmente parte della Via degli Dei, se ne raccomanda comunque la visita.

Si tratta di una gita effettuabile in giornata e integrabile, come nel caso di San Luca, a ulteriori sentieri sui colli bolognesi. Il percorso più logico attraversa il Parco di Villa Ghigi, vero varco di passaggio fra il centro cittadino e le sue colline.

Eremo di Ronzano (ph. Laura Marina Mandelli).

Eremo di Ronzano (ph. Laura Marina Mandelli).

Il panorama che si gode dall’Eremo ispirò, fra gli altri, Giosuè Carducci, le cui parole sono incise su una lapide esterna alla chiesa:

Il colle di Ronzano spiccandosi dai contrafforti dell’Appennino quasi a vedetta ‘del dolce piano che da Vercelli a Marcabò dichina’, pare designato dalla natura per osservatorio meteorologico agli intelletti curiosi di essa o per rifugio agli spiriti che nei silenzi d’un grande aspetto di terra e di cielo cercano l’ideale e trovano forse il riposo.

4. Monumento ai Partigiani di Sabbiuno

Realizzato dal Gruppo Architetti Città Nuova negli anni Settanta, il monumento ricorda l’eccidio avvenuto in loco nel dicembre 1944, a seguito della nota Battaglia di Porta Lame a Bologna.

Circa un centinaio fra partigiani e civili vennero fucilati per rappresaglia dalle forze nazi-fasciste, durante il complesso di avvenimento strategico-militari riguardanti la Linea Gotica, di cui Bologna era estremo avamposto.

Questo avvenimento è fortemente indicativo del legame, talvolta tragico, fra Storia e territorio. A contribuire all’occultamento dei corpi fucilati contribuì infatti la natura impervia e selvaggia dei calanchi, nei cui solchi finirono dispersi molti dei cadaveri.

I ripidi versanti dei Calanchi, fra Bologna e Sasso MArconi (ph. Laura Marina Mandelli).

I ripidi versanti dei Calanchi, fra Bologna e Sasso Marconi (ph. Laura Marina Mandelli).

5. Monte Adone

Il Monte Adone, con i suoi contrafforti pliocenici, è da sempre al centro delle attenzioni di geologi e fotografi. Ideale anche per una gita in giornata da Brento, è attraversato dall’omonima galleria della tratta ferroviaria Direttissima Bologna – Firenze, inaugurata nel 1934.

I contrafforti pliocenici del Monte Adone (ph. Laura Marina Mandelli).

I contrafforti pliocenici del Monte Adone (ph. Laura Marina Mandelli).

6. Flaminia Militare

L’antica strada romana, oltre ad una continuità totale fra i resti di circa 11 km, risulta eccezionale per la particolare tecnica di realizzazione adottata. Il basolato che la compone, infatti, era maggiormente diffuso per le vie urbane che non per i percorsi militari, realizzati solitamente in ghiaia. La modalità di costruzione probabilmente fu dovuta alla natura montuosa e alle rigide condizioni atmosferiche cui il manto stradale avrebbe dovuto fare fronte nelle stagioni più fredde.

7. Cimitero Militare Germanico della Futa

Adiacente alla Strada Statale 65, il sito è pertanto facilmente raggiungibile come meta a se stante. Lo si consiglia come punto di partenza per chi volesse visitare in giornata i resti archeologici della Flaminia Militare.

Si tratta del più vasto cimitero tedesco in territorio italiano, con 12 ettari di estensione e 30.689 salme di caduti lungo la summenzionata Linea Gotica.

Di grande impatto scenografico è la struttura monumentale realizzata dall’architetto Dieter Osterlen, con un muro di arenaria a spirale che, racchiudendo le lapidi, avvolge l’altura fino a culminare in una cripta.

8. Pieve di Sant’Agata di Mugello

Sant’Agata di Mugello, frazione del comune di Scarpiera e San Piero, è un incantevole paesino il cui centro storico medievale risulta perfettamente conservato e integrato nel tessuto odierno.

Di grande interesse è la Pieve del X secolo, caratterizzata da una facciata a capanna con decorazioni in pietra.

Il territorio del Mugello (ph. Laura Marina Mandelli).

Il territorio del Mugello (ph. Laura Marina Mandelli).

Il territorio del Mugello, oltre che dalla Via degli Dei, è peraltro interessato da numerosi altri cammini di interesse culturale e gastronomico. A titolo d’esempio si citanno la Via della Lana e della Seta (da Bologna a Prato), le Vie di Dante e il recentissimo Cammino delle Terre di Giotto e di Dante, annunciato proprio nel 2021.

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9. Fiesole

Balcone panoramico su Firenze, Fiesole rappresenta per molti camminatori il vero punto di arrivo della Via degli Dei, che negli ultimi chilometri cessa di svolgersi in natura.

Dal centro cittadino, rappresentato da Piazza Mino da Fiesole, si possono effettuare numerose escursioni.

Fra quelle più meritevoli, si citano la salita al Convento di San Francesco e all’Acropoli etrusca, l’Anello della Riserva Naturale di Monte Ceceri e la Via Vecchia Fiesolana con le sue maestose ville.

10. Firenze

Firenze non ha bisogno di presentazioni. Fra le città italiane più conosciute all’estero e più iconiche dello Stivale, rappresenta anche un punto di appoggio privilegiato per visitare le vicine città medievali toscane di Siena, Pisa, San Gimignano.

Oltre alla già citata Piazza della Signoria, punto di arrivo del cammino, si raccomanda una visita, ovviamente non esaustiva dell’intera città, alle Basiliche di Santa Maria Novella e di Santa Maria delle Grazie, all’Arno con il Ponte Vecchio e agli innumerevoli musei: Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Giardino dei Boboli.

Soprattutto, Firenze rappresenta l’ideale conclusione di un cammino come la Via degli Dei, capace di coniugare storie ed epoche diverse, meraviglie dell’ingegno umano e ferite storiche indimenticabili. La città per eccellenza del Rinascimento infatti è la stessa che nel 1966 venne devastata da una tragica alluvione e in lei convivono i ricordi di entrambi questi passati.

Inoltre, quale valore aggiunto per le Celebrazioni dantesche dell’anno in corso, è la città che diede i natali, e poi allontanò, il Sommo Poeta.

Ricordare i versi del quale sarebbe opportuno mentre, costeggiando il fiume che attraversa Firenze, meta della Via degli Dei, si fa ritorno alla Stazione Ferroviaria salutando i luoghi che ci hanno accompagnato per cinque giorni di cammino:

E io: «Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia.
Di sovr’esso rech’io questa persona:
dirvi ch’i’ sia, saria parlare indarno,
ché ‘l nome mio ancor molto non suona».
«Se ben lo ‘ntendimento tuo accarno
con lo ‘ntelletto», allora mi rispose
quei che diceva pria, «tu parli d’Arno».

(Purgatorio, XIV).

Bibliografia, sitografia e riferimenti

La Via degli Dei è oggetto di diverse pubblicazioni. Fra le guide raccomandate e correlate di cartina, si segnalano Guida alla Via degli Dei. Da Bologna a Firenze e ritorno di Simone Frignani (Terre di Mezzo, terza ed. 2020) e Via degli Dei. Il percorso storico che collega Bologna e Firenze attraverso l’Appennino a cura del Comune di Sasso Marconi, Appennino Slow e Traek Guru, del 2013 e in edizione bilingue.

Quanto alla sitografia, oltre al portale ufficiale del cammino, si raccomandano il sito di Appennino Slow, il portale proloco del Comune di Sasso Marconi InfoSasso e il sito del CAI di Bologna.

Oltre ai recapiti utili e a informazioni di ogni tipo su costi e prenotazioni, vi si possono trovare le modalità di acquisto delle guide cartacee e delle credenziali.

 

Fonte delle immagini: si ringrazia per la gentile concessione delle fotografie Laura Marina Mandelli. Tracce GPS effettuate dall’autore e registrate tramite dispositivo Garmin Connect.

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